Lettera di un missionario cristiano a un monaco dello zen

LUCIANO MAZZOCCHI

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Delle onde e del mare. L’avventura di un cristiano in dialogo con lo zen, Paoline, Milano 2006

Da anni padre Luciano opera una riflessione di dialogo e comprensione tra mondo cristiano e mondo buddista. Molte sue riflessioni si possono trovare nel sito Vangelo e Zen.

«Il carisma dello zen è la vivida e feconda memoria dell’ origine, quindi del puro nulla da cui proveniamo, in cui ora, piccole e gradi esistenze, ci libriamo. E purificare le incrostazioni e gli indurimenti che lungo il cammino dell’esi­stenza si accumulano e appesantiscono la vita, lavandoli nel silenzio compo­sto e nell’armonia della natura. Il carisma dello zen è lo zazen in pratica. Reverendo e caro monaco dello zen, con la tua religiosità aiuti me, missiona­rio cristiano, a comprendere come tutta la mia ascesi cristiana, anche quella operata dai martiri, era già tutta, pura e incontaminata, nell’origine quando io ero nulla. Mi ricordi che mai io potrò aggiungere qualcosa al pensiero origi­nario di Dio. Così, mi inviti al culto del silenzio e dello stare composto senza appoggiarmi a nulla. Mi richiami alla duttilità e all’armonia della natura, così preziosa nella mistica dello zen, soprattutto a quella nobile bellezza che la natura sfoggia silenziosamente in tutti i suoi comportamenti, senza lasciare strascico, sapendo morire e sapendo rivivere con santa dignità».

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Siamo dove siamo

Eihei Dogen

Dogen

(1200-1253) La custodia della visione autentica (trad. Giuseppe Jiso Forzani)

Il pesce nuota nell’acqua, e se nuota non c’è limite all’acqua; l’uccello vola nel cielo, e per quanto voli, non c’è limite al cielo. Tuttavia né il pesce neé l’uccello da mai ancora si sono separati dall’acqua o dal cielo. Semplicemente, quando serve un uso grande usano in grande. Quando serve un uso piccolo, usano in piccolo.

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Wa, kei, sei, jaku: i quattro elementi della convivialità

da Pierre François de Béthune, L’ospitalità, San Paolo, pagg. 26-27

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Riprendo il mio blog: mentre spero che per tutti siano state delle vacanze ritempranti, so che per molti (e anche per diversi amici) la situazione della crisi economica ha portato fatiche e ansie in aggiunta a quelle del semplice quotidiano. L’augurio è, per tutti, quello di una buona ripresa (in tutte le sfumature che vogliamo dare a questa parola).

Un celebre testo della letteratura del Medioevo giapponese ha provocato molte riflessioni nel corso dei secoli. Si tratta dei “Ricordi della mia capanna di monaco”, scritti da Kamo no Chomei nel XII secolo. Antico grande dignitario alla corte imperiale, questo aristocratico aveva deciso di ritirarsi nella montagna a nord della capitale. Nelle note che ci ha lasciato egli descrive le gioie austere della sua vita. Fa notare come gli uccelli che frequentano il suo eremitaggio sembrino a loro agio; i pesci del piccolo lago sono anch’essi nel loro elemento, e a ragione: sono dei pesci nell’acqua. Ma si domanda allora perché gli uomini sembrano non essere mai nel loro elemento. Camminano sovente con passo stanco e pesante; in altri casi li si vede battere i piedi per terra come dei conquistatori. Dove potrebbero stare bene? A questa domanda, qualche secolo dopo, un altro maestro, Rikyu, dà una risposta: è nella piccola camera del té che l’uomo può essere veramente se stesso, senza complessi né arroganza. Lì egli scopre che il suo elemento è la convivialità.

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