Finalmente si litiga!

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Non avrei mai pensato di poter giungere ad affermarlo: ma dopo decenni di un politically correct (nato dalla paura di cadere sotto il giudizio della Congregazione per la Dottrina della fede ma anche da una poca propensione dell’alto clero anche alla polemica costruttiva) ne sentivo un poco il bisogno: non tanto per rinfocolare astii che covavano sotto la cenere, ma per riassaporare il coraggio di un dibattito capace di dire il proprio pensiero fuori da una stantia “sindrome del pio volersi bene”. Alla lettera dei 4 cardinali, ha infatti risposto con una durezza inattesa anche il presidente della conferenza episcopale greca, monsignor Frankiskos Papamanolis. Ecco il testo, che non necessita di alcun commento.

Carissimi fratelli nell’episcopato,

la mia fede nel nostro Dio mi dice che egli non può non amarvi. Con la sincerità che esce dal mio cuore vi chiamo “fratelli carissimi”. Anche in Grecia è arrivato il documento che avete consegnato alla Congregazione per la dottrina della fede […].

Prima di pubblicare il documento e, più ancora, prima di redigerlo, dovevate presentarvi al santo padre Francesco e fare richiesta di cancellarvi dai componenti il Collegio cardinalizio.

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Le 12 tesi di John Shelby Spong per una nuova riforma del cristianesimo

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Ho letto un libro (Oltre le religioni, Gabrielli editore) in cui appaiono diversi saggi di teologi donne e uomini fondamentalmente di ambito nord/sudamericano, curato tra gli altri da un sacerdote italiano, don Ferdinando Sudati. Tra i vari contributi, tutti uniti dall’idea della necessità di superare le forme tradizionali delle religioni, fino a oggi presenti nella nostra cultura, in direzione di una “religione dell’amore”, spiccano le 12 tesi: appello a una nuova riforma di John Shelby Spong (1931) vescovo episcopaliano di Newark. Le riportiamo come nel testo, senza l’apparato di commento. Sono provocazioni che non lasceranno indifferenti. La mia domanda rimane, comunque, alla fine: che cosa resta del cristianesimo e della singolarità di Cristo?  Forse si tratta di un percorso necessario, di un prezzo inevitabile da pagare. Ma siamo davvero lucidi nel comprendere “quale prezzo”? E’ un poco la medesima domanda che mi pongo ogni volta che leggo un testo di Vito Mancuso. A quale prezzo?

LE 12 TESI DI SPONG

TESI UNO – Il teismo come modo di definire Dio è morto. Non possiamo più percepire Dio in modo credibile come un essere dal potere soprannaturale, che vive nell’alto dei cieli ed è pronto a intervenire periodicamente nella storia umana, perché si compia la sua divina volontà. Pertanto, oggi, la maggior parte di ciò che si dice su Dio non ha senso. Dobbiamo trovare un nuovo modo di concettualizzare Dio e di parlarne.

TESI DUE – Dal momento che Dio non può essere concepito in termini teistici, non ha senso cercare di intendere Gesù come l’incarnazione di una divinità teistica. I concetti tradizionali della cristologia sono, pertanto, finiti in bancarotta.

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Pienezza di vita

Enrique Martinez Lozano

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La vita in pienezza, San Paolo, pp. 167-169

La Coscienza si fa consapevole di se stessa.
Una lunga storia di evoluzione:
dorme nei minerali, si risveglia nelle piante, sente negli animali,
comincia a riconoscersi e ad amare negli umani.

Nelle persone si manifesta come Anelito.
Nel momento stesso in cui dicemmo “io”
era nata l’autocoscienza mentale,
e ci domandammo chi eravamo.

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Alcuni vanno sulla montagna…

Maurice Bellet

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Dio? Nessuno l’ha mai visto, San Paolo, pp. 95ss

Alcuni vanno sulla montagna, là dove gronda il fuoco che getta nel terrore tutti quelli che abitano in basso. A meno che sulla montagna, dopo che la terra ha tremato, venga il soffio leggero – e l’uomo, nel suo giusto timore, si copra il viso. Oppure, in cima alla montagna, è l’uomo stesso che diviene splendente di luce, come se in lui divenisse visibile ciò che l’occhio umano non può vedere.

Alcuni se ne vanno per le città, tra i poveri, indugiando nella miseria. Aiutano. Non hanno altra luce che quello che intravedono sul viso del più derelitto, del più sfatto, del più smarrito.

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Ogni incontro con l’altro rischia di cambiarci

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Pierre-Françoise de Béthune, L’ospitalità, San Paolo, pp. 151-152

Chi sostiene che il dialogo interreligioso sia un rischio, ha perfettamente ragione. Ma si tratta di un rischio che, oggi, non ci si può esimere di correre.

Il dialogo interreligioso non è soltanto un dovere morale in favore della giustizia e della pace, ma è una via spirituale. Non è soltanto un’esigenza che viene ad aggiungersi a tanti altri obblighi, ma è un’opportunità, un’opportunità per la fede.

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La mente e i semi. La nostra natura di Buddha

Thich Nhat Hanh

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(1926-) La via della trasformazione. Quando la mente guarisce il cuore, Mondadori, p. 31

La nostra mente è un campo in cui si è seminato ogni tipo di seme: semi di compassione, di gioia e di speranza, semi di tristezza, paura, difficoltà. Ogni giorno i nostri pensieri, parole e azioni piantano nuovi semi nel campo della nostra coscienza e ciò che nasce da essi diviene la sostanza della nostra vita.

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Saremo mistici…?

Paul Knitter

Knitter al centro, in una riunione interreligiosa
Knitter al centro, in una riunione interreligiosa

Senza Buddha non potrei essere cristiano, Fazi, pp. 19-21

Karl Rahner, uno dei più stimati teologi cattolici del secolo scorso (e mio professore), riconobbe tale bisogno in un’affermazione ripetuta in lungo e in largo: “In futuro i cristiani saranno mistici, o non saranno nulla”.

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Gli editti di re Asaoka

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Pierre-Françoise de Béthune, L’ospitalità, San Paolo, p. 129

Il re Asaoka (buddista indiano del III secolo a.C.) fece incidere degli Editti sulle colonne innalzate in tutte le Province del suo regno. Possiamo leggervi tra gli altri questo:

“La fede di tutti gli altri deve essere rispettata per l’una o l’altra ragione. Onorandoli, si esalta la propria fede e, nello stesso tempo, si rende servizio alla fede degli altri. […] Perché se un uomo esalta la sua fede e ne denigra un’altra, pensando di agire così con devozione e glorificare così la propria tradizione spirituale, in realtà gli fa torto. […] Il re desidera che gli uomini di tutte le tradizioni conoscano la fede degli altri e acquistino così una dottrina solida. […] Lo scopo di queste misure è la promozione della fede particolare di ciascuno e la glorificazione del Dharma” (Editto XII).

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Spiritualità e non-dualità: l’onda e l’oceano

lozano

La vita in pienezza, San Paolo, pp. 38-39

Tra le nuove prospettive della riflessione teologica, quella di Lozano (di cui ho curato la pubblicazione presso la San Paolo) raccoglie un’istanza estremamente interessante e che va sempre più diffondendosi (si pensi a Panikkar o a Knitter…): quella del superamento del dualismo in vista di una forma di spiritualità potremmo dire “integrale”.

La non-dualità è una presenza costante in tutta la realtà. Di quante cose non possiamo affermare che non sono né uno né due, ma, semmai, non-due? L’immagine più citata è quella dell’onda e dell’oceano: una realtà o due? Ma gli esempi sono interminabili: il ramo e l’albero, la cellula e l’organismo, il dito e il corpo… Persino il quarto vangelo presenta l’immagine della vite e dei tralci.

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