Il tesoro di rabbi Eisik

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Uno dei racconti della tradizione ebraica, reso noto da Martin Buber nel suo libro Il cammino dell’uomo. Ci sono cose che cerchiamo lontano, ma lontane non sono…

Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato.

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Chi siamo noi, di fronte ai poveri?

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L’Abbé Pierre, fondatore di Emmaus, scrisse questa pagina nel 1995

Se l’incontro con volti di portoghesi, arabi, africani, asiatici o il mondo variopinto dei meticci non avviene negli alberghi di lusso, ma nelle vecchie stradine delle nostre città, nelle «pensioni» miserabili e sovraffollate e nelle bidonvilles, allora chi siamo? Siamo sinceri. In questo caso non vorremmo essere lì. Prescindendo da quei fanatici che sognano solo soprusi o brutalità, espulsioni o assassini – ma si tratta di persone che abitualmente non frequentano i luoghi di incontro – fra noi, «gente per bene» se così si può dire, si trovano tre tipi di persone. Ci sono anzitutto «coloro che ignorano».

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Responsabilità

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Un giovane Lévinas con la moglie e la figlia

Emanuel Lévinas (1906-1995) testo tratto da un’intervista (per l’integrale, clicca qui)

La responsabilità di cui parlo è assai più paradossale. Il punto su cui insisto è che quando si è responsabili, si risponde sempre di un altro uomo. Noi, certo, possiamo ignorarlo, ma in realtà siamo responsabili anche di ciò che è successo poco fa a colui che è passato vicino a noi. Questa è la responsabilità. Noi siamo responsabili, come se fossimo colpevoli di fronte a tutti gli altri. Cito, a questo proposito, ancora una volta, il “versetto” – perché nei grandi scrittori le proposizioni sono dei versetti e di conseguenza i versetti sono assai spesso le proposizioni dei grandi autori – la frase di Dostojevskij: “Siamo tutti colpevoli – non responsabili, colpevoli – di tutto verso tutti ed io più di tutti gli altri”. Questo “io più che tutti gli altri” è la famosa non reciprocità delle coscienze. Non arrivo mai a sottrarmi a questa posizione di “io più responsabile di tutti”.

 

Nessun credo porta la perfezione

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Una splendida riflessione di John Dearden(1907-1988), cardinale e arcivescovo di Detroit, su che cosa deve essere la Chiesa e il cammino credente (e pensante)

Niente di ciò che noi facciamo è completo.

Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.
Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.
Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.
Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni.
Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa.
Nessuna meta né obbiettivo raggiunge la completezza.

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La letizia dell’amore

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Ecco il testo integrale dell’attesissima

Esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco.

Scaricabile cliccando su: amoris-laetitia

A sbagliar Dio…

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dal sito http://www.venilia.it

Una breve pagina di padre David Maria Turoldo (da Anche Dio è infelice, San Paolo), vecchia di più di trent’anni, che sembra scritta ieri.

Di fatto, nel profondo, il problema non è Dio, ma è: in quale Dio credere. Credere in un Dio sbagliato è il più grande disastro che possa capitare: tanto più se capita a tutta una religione e a tutta una civiltà. Allora saranno sbagliate tutta la religione e la civiltà. Una situazione che oggi si fa sempre più grave; e non solo per via dell’islamismo e i nazionalismi sempre più dirompenti (e sempre intrecciati a fanatismi religiosi e razziali), ma pure per forme aberranti di “fideismi” anche cristiani: aspetto che è ancora più avvilente in quanto, se c’è un problema posto da Cristo alla fede, è precisamente quello di Dio: è sulla conflittualità del concetto di Dio che Cristo verrà condannato e ucciso. A sbagliare Dio, è sempre l’uomo che paga.

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Ho visto “Il caso Spotlight

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Riprendo qui, ampliandolo un poco, il mio intervento pubblicato sul portale http://www.synesio.it sul film che ricostruisce l’indagine giornalistica riguardante i 249 preti accusati di pedofilia a Boston.

Ho visto “Il caso Spotlight”. E ne ho dedotto: che non è un film sulla pedofilia dei preti; che non è un film morboso; che non è un film d’azione; che non è un film da grandi performances attoriali… Non è, insomma, un sacco di cose che temevo fosse.

Ma è qualcosa di molto più interessante: è un film su come si dovrebbero fare le indagini giornalistiche (con buona pace delle “Iene”); è un film onesto verso le paure che incombono sulle società (per quanto civili…), sulle cittadinanze chiuse e ristrette; è un film corale, in cui nessun attore sta sopra le righe, ma tutti sono necessari alla splendida riuscita.

Ed è un film, sì, anche sulla Chiesa: sulla Chiesa-società, sulla Chiesa trasformata in semplice “cittadinanza”, sulla Chiesa quando diventa “mondana”. E’, più  precisamente, un film su quello che la Chiesa non dovrebbe mai ridursi a essere: una realtà che esiste per difendere se stessa affinché possa fare il bene.

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La liturgia e le distrazioni onorevoli

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Cristina Campo, Sotto falso nome, Adelphi, pp. 99-100

Raramente si trovano pagine come questa di Cristina Campo, che coniugano lo splendore dell’idea liturgica con la grazia della poesia umana ed evangelica. Un esercizio di cristianesimo (come direbbe Kierkegaard) da leggere, rileggere, imparare…. 

Liturgia – come poesia – è splendore gratuito, spreco delicato, più necessario dell’utile. Essa è regolata da armoniose forme e ritmi che, ispirati alla creazione, la superano nell’estasi. In realtà la poesia si è sempre posta come segno ideale la liturgia ed appare inevitabile che, declinando la poesia da visione a cronaca, anche la liturgia abbia a soffrirne offesa. Sempre il sacro sofferse della degradazione del profano.

La liturgia cristiana ha forse la sua radice nel vaso di nardo prezioso che Maria Maddalena versò sul capo e sui piedi del Redentore nella casa di Simone il Lebbroso, la sera precedente alla Cena. Sembra che il Maestro si innamorasse di quello spreco incantevole. Non soltanto lo oppose alteramente alla torva filantropia di Giuda che, molto tipicamente, ne reclamava il prezzo per i poveri: “Avrete sempre i poveri, ma non avrete sempre me” – parola terribile che mette in guardia l’uomo contro il pericolo delle distrazioni onorevoli: Dio non c’è sempre e non rimane a lungo e quando c’è non tollera altro pensiero, altra sollecitudine che Se stesso – ma addirittura replicò quel gesto la sera dopo, quando, precinto e inginocchiato, lavò con le Sue mani divine i piedi dei dodici Apostoli, allo stesso modo che Maddalena, scivolando tra il giaciglio e il muro, aveva lavato i Suoi. Dio, come osservò uno spirito contemplativo, si ispira volentieri a coloro che ispira.

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Quando l’angoscia vi prende…

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In occasione dell’incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill, un testo di una delle grandi voci ortodosse moderne, Pavel Evdokimov (per il testo integrale vedi www.dimensionesperanza.it

La preghiera comporta sempre un aspetto di sforzo. “Quando l’uomo si mette a pregare, gli ostacoli cercano di impedirlo…; l’orazione esige una lotta, un combattimento”, dicono i maestri. Origene nota sulla preghiera che l’ascesa di una montagna alta è faticosa. I maestri consigliano di fare “come se” l’ispirazione non facesse difetto, ed il miracolo della grazia s’opera.

Ma ancora, “perché pregare? Dio non sa ciò che ci occorre?”. Dio ascolta la nostra preghiera; la rettifica e ne fa un elemento che si aggiunge alla sua decisione. L’insistenza della vedova dell’Evangelo strappa una risposta ed esprime la potenza della fede [cfr. Luca 18, 1-8]. Forse l’inferno dipende anche dalla violenza dei santi, dalla fiamma della loro preghiera e che la salvezza di tutti, Dio la attende anche dalla nostra preghiera…

Non abbiamo tempo sufficiente per pregare? Ne abbiamo, molto più di quanto pensiamo.

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