I miei libri in ebook (3)

Il diavolo a Loudun

Pubblicato per le edizioni Piemme con il titolo IL CASO DEL MONASTERO INDEMONIATO, è il testo cui sono più affezionato come scrittura. Narra la storia di un vero e proprio dramma legato a una possessione diabolica realmente accaduta nel ‘500 francese, in piena lotta tra Ugonotti e Cattolici, quando la Francia stava sotto l’egida del cardinale di Richelieu. Ma è anche il dramma di un gesuita, padre Surin, che esorcizzò le monache offrendosi al diavolo al loro posto. Una tragedia fra mistica, politica e credulità…

Ora è disponibile la versione ebook nel formato e-pub. Chi volesse acquistarla (costa € 4,99) può cliccare qui o sul titolo in apertura.

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Né con la ragione, né con la forza…

Martin Lutero

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(1483-1546) Preghiera dal “Catechismo breve”

Nel Piccolo Catechismo M. Lutero spiega i “Dieci Comandamenti”, il “Credo Apostolico”, il “Padre Nostro”, i sacramenti del battesimo, dell’altare e la confessione. A proposito del terzo articolo del “Credo” Lutero scrive parole che suonano come una preghiera.

Io credo che non posso, né con la mia propria ragione, né con la mia forza,

credere in Gesù Cristo, mio Signore, o venire a Lui,

ma lo Spirito Santo mi ha chiamato per mezzo del Vangelo,

illuminato con i Suoi doni, santificato e mantenuto nella vera fede,

come Egli chiama tutta la cristianità sulla terra,

la raccoglie, illumina, santifica e mantiene in Gesù Cristo, nell’unica vera fede;

nella quale cristianità Egli rimette ogni giorno e largamente

tutti i peccati a me e a tutti i credenti,

e nell’ultimo giorno risveglierà me e tutti i morti

e mi darà assieme a tutti i credenti,

una vita eterna in Cristo.

Questa è la verità.

 

Le follie della religione

Erasmo da Rotterdam

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(1466 o 1469-1536) Elogio della follia (1509), Milano, 1966, pagg. 81-82. 107. 109

Una delle più belle pagine di Erasmo, attualissima per molti versi.

“XL. Che dire poi di coloro che si cullano nella dolce illusione che siano stati rimessi loro tutti i peccati, e misurano quasi con la clessidra alla mano il tempo che avranno da trascorrere in Purgatorio: secoli, anni, mesi, giorni, ore, come su una tabella matematica, con precisione superiore ad ogni possibilità di errore? O di quegli altri che, confidando in una preghiera magica o in qualche rito religioso, inventato da un pio impostore per divertimento o per far denaro, si ripromettono di ricevere tutto: ricchezze, cariche onorifiche, godimenti, splendidi pranzi, eterna salute, lunga vita, salda vecchiaia, e nell’aldilà un posto vicino a Cristo. (…)

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Quando il colloquio mistico si trasforma in gioco d’amore

Maria Maddalena de’ Pazzi

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(1566-1604), I quaranta giorni, da Tutte le opere, i, Firenze, 1960.

Venerdì Addì 6 di Luglio 1584. Come fui comunicata, vedevo Jesu tutto pieno di amore, il quale pareva che quasi volessi meco la burla, et mi diceva dolcemente, facendo tutta dua insieme uno amoroso soliloquio:

“Vocavi te, et non respondisti mihi”.

Et io gli rispondevo: “Quesivi te, et non inveni”.

Et esso mi diceva: “Quesivi te, dilecte mi. Desideravi te, dilecte mi. Amavi te, Amor meus. Quesivi te, quesivi te, dilecte mi, et non inveni”.

Et l’Amor Jesu, il quale sempre io chiamo amore, diceva: “O sposa mia, io t’ho tanto chiamato, et tu non m’hai risposto!”.

Et io gli rispondevo: “Io t’ho tanto cerco, e tu non ti sei lasciato trovare, amor mio!”.

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Le 95 tesi (1517) che cambiarono l’Occidente

Martin Lutero

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(1483-1546)

“1 – Il nostro Signore e maestro, Gesù Cristo, dicendo: “Fate penitenza ecc.”, volle che la vita tutta dei suoi fedeli fosse una penitenza.

2 – Ciò non può essere inteso come penitenza sacramentale (ossia di confessione e soddisfazione, compiuta mediante il ministero dei sacerdoti.

3 – Non si parla, tuttavia, soltanto di penitenza interiore, perché non esiste penitenza interiore che non produca mortificazioni della carne all’esterno.

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Il re e la coscienza

Thomas More

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(1478-1535), Lettera alla figlia Margaret, scritta dalla Torre ove era impri­gionato. Da Consigli per l’anima, Piemme, pag 180-181

Margaret, figlia mia, noi due abbiamo parlato di questa cosa più di due o tre volte […] e io ti ho anche risposto che i questa faccenda, se fosse possibile per me agire in modo da far contento il re, e insieme non of­fendere Dio, allora non c’è uomo che avrebbe pronunciato il giuramento più volentieri di quanto lo farei io, come colui che si considera profondamente legato alla Maestà del Re, più di chiun­que altro gli stia accanto, per la sua straordinaria generosità, in molti modi dimostrata e dichia­rata. Ma, stando alla mia coscienza, non posso assolutamente farlo e, per illuminare la mia coscienza sulla questione, non mi sono fermato alla superficie, ma per molti anni ho studiato e considerato con cognizione di causa e non ho potuto finora vedere o sentire, né penso che mai vedrò o sentirò, una cosa che potesse indurre la mia mente a pensare diversamente da come penso.

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L’atto di “fondazione” della Chiesa anglicana

ENRICO VIII

(1534) Statuti del Regno, iii 492

Sebbene la maestà del re sia giustamente, di diritto e dovrebbe essere il capo supremo della Chiesa d’Inghilterra e tale è riconosciuto dal clero di questo regno nelle sue Convocazioni, tuttavia, per corroborare e confermare ciò e per accrescere la virtù nella religione di Cristo all’interno di questo regno d’Inghilterra e per reprimere ed estirpare tutti gli errori, le eresie ed altre enormità ed abusi prima d’ora esistenti nello stesso; sia attuato per autorità del presente Parlamento che il re nostro signore sovrano, i suoi eredi e successori, i re di questo regno siano considerati, accettati e reputati l’unico supremo capo sulla terra della Chiesa d’Inghilterra chiamata Anglicana Ecclesia; e dovrà avere e godere, ammesso ed unito alla corona imperiale di questo regno sia il titolo che la classe, così come onori, dignità, preminenze, giurisdizioni, privilegi, autorità, immunità, profitti e derrate alla suddetta dignità del supremo capo della stessa Chiesa cui appartiene e fa riferimento; e che il nostro suddetto signore sovrano, i suoi eredi e successori, re di questo regno, avranno pieno potere e autorità di volta in volta nel visitare, reprimere, ottenere risarcimenti, riformare, ordinare, correggere, controllare ed emendare i suddetti errori, eresie, abusi, offese, inosservanze ed enormità di qualunque tipo esse siano e che in qualche maniera, per mezzo dell’autorità spirituale o della giurisdizione dovrebbero o potrebbero essere legalmente riformate, represse, ordinate, risarcite, corrette, controllate o emendate soprattutto per piacere a DIO Onnipotente, per l’accrescimento della virtù nella religione cristiana e la conservazione della pace, dell’unità e tranquillità di questo regno; qualunque usanza, consuetudine, legge straniera, autorità straniera, prescrizione o qualunque altra cosa o cose contrarie a ciò non saranno prese in considerazione.”

Un “Cantico spirituale”

Juan de la Cruz

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(1542-1591), Cantico spirituale

Ivi l’anima canta la felice sorte che ebbe nel passare attraverso la notte oscura della fede per arrivare, spoglia e purificata, all’unione con l’Amato.

1. In una notte oscura,

con ansie, dal mio amor tutta infiammata,

oh, sorte fortunata!,

uscii, né fui notata,

stando la mia casa al sonno abbandonata.

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Il racconto autobiografico della conversione del fondatore dei Gesuiti

Ignazio di Loyola

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(1491ca-1556), Racconto di un pellegrino

Quando li leggeva più volte, per un tratto restava conquistato da ciò che vi era scritto. Ma quando smetteva di leggerli, talvolta si soffermava a pensare alle cose che aveva letto, mentre altre volte a quelle del mondo che prima teneva di solito nella mente. Tra le molte vanità che gli si presentavano, un pensiero lo teneva a tal punto soggiogato per due, tre o quattro ore: figurandosi, cioè, cosa dovesse fare al servigio di una dama, che mezzi avrebbe usato per raggiungere il paese dove lei abitava, le frasi e le parole che avrebbe compiuto per lei. Si esaltava tanto con questi pensieri che non badava all’impossibilità dell’impresa; infatti, quella signora non era una nobile qualunque, e neppure una contessa o una duchessa, ma il suo era più elevato di qualunque altro rango di quelle.

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La “fondazione” dei seminari

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(1545-1563): Decreto per la creazione dei seminari (1563)

“Poiché l’età degli adolescenti, se non viene rettamente educata, è pronta a seguire i piaceri del mondo, e se non s’informa fin dai più teneri anni alla pietà ed alla religione, prima che i vizi si impadroniscano di tutto l’uomo, non potrà giammai perfettamente e senza un grandissimo e quasi singolare aiuto dell’Onnipotente Iddio perseverare nella disciplina ecclesiastica, il Santo Concilio stabilisce che tutte le chiese cattedrali, metropolitane e maggiori di queste, a seconda dei mezzi e dell’ampiezza delle diocesi, siano tenute a nutrire, educare religiosamente e istruire nelle discipline ecclesiastiche un certo numero di fanciulli della stessa città o diocesi o, se non sono molto numerosi, della provincia, in un collegio che il vescovo sceglierà a questo scopo presso le stesse chiese o in un altro luogo conveniente.

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