Imitazione di Cristo: la sequela conta, non la sapienza umana

Thomas-von-Kempen

Tommaso da Kempis (?) (1380-1471) L’imitazione di Cristo, Milano, 1994, pagg. 25ss

I.

1. “Chi segue me non cammina fra le tenebre”, dice il Signore. Sono, codeste, parole di Cristo, e ci esortano ad imitare la sua vita ed i suoi costumi, se davvero vogliamo essere illuminati e sciolti da ogni cecità di cuore. Sia dunque nostra cura principale il meditare sulla vita di Gesù Cristo.

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L’omelia dev’essere ‘chiarozza chiarozza’

Bernardino da Siena

sanBernardino

(1380-1444), da Le prediche volgari inedite, a c. di D. Pacetti, Siena, 1935

“Declaratio sermonorum tuorum illuminat, et intellectum dat parvulis. (Salmo “Davidis” centesimo decimo ottavo).

Le parole preallegate, dilettissimi, so’ di Davit profeta al salmo 118, parlando inverso Idio, dicendo così: “La dichiarazione de’ tuoi sermoni illumina, e lo intelletto dà a’ parvoli”. E tutto questo che esso ha detto, ha detto a nostra utilità per dirizzare le menti sì del predicatore, il quale parla il sermone di Dio, e sì di coloro che vogliono stare a udire e intèndare e operare. E chi andasse cercando quante cose si richiedarebbe a volere dichiarare la parola di Dio, assai ne trovarebbero; ma pigliaremone solamente tre.

Primo, il dicitore.

Sicondo, la materia.

Terzo, l’auditore.

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La dignità dell’eretico

Poggio Bracciolini

bracciolini

(1380-1459) Lettera su Girolamo da Praga, in E. Garin, Il Rinascimento italiano, Milano, 1941

Poggio Bracciolini descrive in questa lettera la figura di Girolamo da Praga, che la Chiesa aveva condannato come eretico. Appare chiaramente lo spirito di tolleranza rinascimentale, che aiuta a vedere, anche ad occhi cattolici come quelli di Poggio, la figura dell’uomo e dei suoi valori in modo decisamente nuovo: Bracciolini non esalta l’eretico, ma l’uomo tout court, recuperando quell’antico e mai sopito simbolo di humanitas, dalla quale riemerge la dimensione prettamente umana del martirio (si noti, peraltro, il riferimento a Socrate e a Scevola, e l’assenza del riferimento ai martiri cristiani).

“Pochi giorni dopo il mio ritorno a Costanza si cominciò a discutere pubblicamente la causa di Gerolamo da Praga, che dicono eretico. Ho deciso di riferirtene, sia per la gravità dell’avvenimento, sia, soprattutto, per l’eloquenza e la dottrina dell’uomo. Confesso di non avere mai visto nessuno che, specialmente in una causa capitale, si avvicinasse di più all’eloquenza di quegli antichi che tanto ammiriamo. Era mirabile cosa a vedersi con quali accenti, con quale eloquenza, con quali argomenti, con quale aspetto, con qual viso, con qual fiducia, rispondeva agli avversari ed infine perorava la sua causa; tanto che è da rimpiangere che un ingegno così nobile ed eccellente si volgesse all’eresia, se è poi vero quello di cui l’accusano (…)

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Le armi e la fede

Thomas Müntzer

Thomas_Muentzer

(1467ca-1525) Discorso agli insorti di Allstedt, in J. Macek, La Riforma popolare, Firenze, 1973, pagg. 68s.

Le tensioni religiose misero a ferro e fuoco l’Europa post-medievale, mescolando processi di liberazione sociale e di affermazione della vera fede. Uno dei momenti più drammatici fu certamente quello della rivolta guidata da Thomas Müntzer, che fu ripresa anche dalla letteratura a noi contemporanea con le splendide pagine di apertura di “Q”.

Anzitutto il puro timore di Dio, cari fratelli. Quanto ancora dormirete? da quanto tempo avete cessato di professare la volontà di Dio in quanto, secondo voi, egli vi ha abbandonato? Ah! quante volte vi ho detto che così deve essere, che Iddio non può rivelarsi diversamente, dovete star quieti. Se non lo farete, il sacrificio, il vostro dolore straziante sarà stato vano. Voi dovete poi ritornare nuovamente nel dolore. Questo vi dico: se non volete soffrire per Dio, dovete essere martiri del diavolo.

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