Un vero pastore

wanderer

Opera di un autore per noi rimasto anonimo, i Racconti di un pellegrino russo furono composti a metà del XIX secolo, e restano a tutt’oggi fra le pagine più profonde di sempre sulla preghiera e sulla meditazione interiore, a metà tra Oriente e Occidente.

In una limpida giornata d’estate vidi a qualche distanza dal sentiero un cimitero, o meglio doveva trattarsi di una comunità parrocchiale con la chiesa, le case dei servi del culto e il cimitero. Le campane suonavano per l’ufficio; mi affrettai verso la chiesa. Anche le persone di là vi si stavano dirigendo; ma molti sedevano sull’erba prima di entrare in chiesa e, vedendo che io mi affrettavo, mi dicevano: – Cosa vuoi correre? Hai tempo, hai tempo; il servizio è lentissimo, il prete è malato e poi è un posapiano di quelli… In realtà la liturgia non si svolgeva molto in fretta; il prete, giovane ma pallido e secco, celebrava lentamente, con pietà e sentimento; alla fine della Messa pronunciò un’ottima predica sui mezzi per acquistare l’amore di Dio. Il prete mi invitò a mangiare con lui.

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