Il gioco dell’amore

Einrich Seuse (Suso)

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(1290ca-1366) Il libro della saggezza eterna, Bocca

IL SERVO Signore, che cos’è il gioco dell’amore?

RISPOSTA DELLA SAGGEZZA ETERNA Finché l’amato sta presso l’amante, essa non sa quanto egli le sia caro; ma quando l’amato se n’è allontanato, allora essa s’accorge quanto egli le sia stato caro.

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La morte di fra Michele minorita

 

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(+ aprile 1389): la fine di un eretico

Uno dei più stimolanti e forti documenti sulla vita e la morte di un frate, Michele da Calci, arso vivo a Firenze per reato d’eresia. Il testo fu scritto da un contemporaneo e seguace di Michele: il linguaggio fresco e popolare rende perfettamente il clima dell’epoca e dei fatti e, insieme, il sottile confine che separa talvolta gli eretici dai santi. Qui riportiamo solo la parte riguardante la condanna e la morte.

 

“(…) Letta che fu la confessione, e ‘l capitano si tornò dentro, non dando sentenzia come è usanza agli altri; e niuno ordine si tenne a lui che s’usasse di tenere agli altri che vanno alla giustizia. Tornato che fu il capitano dentro, la famiglia1 con grande impeto lo trassono fuori della porta del capitano. E rimase tutto solo tra’ mascalzoni, scalzo, con una gonnelluccia in dosso, parte de’ bottoni isfibbiati. E andava col passo larghetto e col capo chinato, dicendo d’ufficio, che veramente parea uno dei’ martiri. E tanto popolo v’era che appena si potea vedere. E a tutti increscendone, diceano: – Deh, non voler morire! – ; ed esso rispondea: – Io voglio morir per Cristo – . E dicendogli: – Oh, tu non muori per Cristo -, e esso dicea: – Per la verità -. E a cui gli dicea: – Oh, tu non credi in Dio -, ed esso rispondea: – Io credo in Dio e nella Santa Vergine Maria e nella santa Chiesa -. E alcuno gli dicea: – Sciagurato, tu hai il diavolo a dosso che ti tira -; ed e’ rispondea: – Idio me ne guardi -. E così andando, rispondea di rado, e non rispondea se non alle cose che gli pareano di necessità, e rade volte alzando gli occhi altrui. (…)

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Teologia della povertà e dell’elemosina

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Cattedrale di Chartres. Poema inscritto sul portico meridionale (XIV sec.)

Saranno sempre felici

Coloro che piangono,

Perché rideranno,

E i poveri di spirito,

I poveri che sopporteranno

Alla fine avranno il Paradiso,

Mentre il ricco spesso perisce.

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Ascesa del corpo e ascesi dello spirito

Francesco Petrarca

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(1304-1374) Lettera a Dionigi da Borgo di San Sepolcro sull’ascesa compiuta col fratello al monte Ventoso e intorno ai propri affanni (1336)

L’ascesa al monte come metafora del rapporto tra vita quotidiana e vita spirituale. Una delle più belle pagine di Francesco Petrarca.

“Sono salito, oggi, sul più alto monte di questa regione, che chiamano a ragione Ventoso, solo per desiderio di visitare un luogo famoso per la sua altezza. Avevo in mente questa gita da molti anni, poiché, come tu sai, fin da piccolo ho abitato questi luoghi in grazia del destino che regola le vicende umane, e questo monte, visibile da ogni parte, mi stava quasi sempre davanti allo sguardo.

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Giovedì santo. Il Dio insaziabile che si lascia mangiare

Jan van Ruysbroeck

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(1293-1381), Lo specchio dell’eterna salvezza

Una potentissima pagina del mistico fiammingo, sul senso dell’ultima cena e dell’eucaristia.

L’amore del Cristo è avido e liberale: se lui ci dona tutto  quello che ha e tutto quello che è, in cambio prende in noi tutto quello che noi abbiamo e tutto quello che noi siamo; e lui richiede da noi più di quello che noi siamo capaci di donare. La sua fame è smisuratamente grande; ci consuma per intero fino alla fine, talmente la sua avidità è immensa e il suo desiderio insaziabile: lui divora fino al midollo delle nostra ossa. Tuttavia noi ci concediamo volentieri a lui, e più noi gli concediamo, più lui gusta le nostre attrattive. Ed anche se lui ci consuma, non può mai essere sazio, poiché lui è insaziabile e la sua fame è senza misura; noi siamo poveri, lui lo sa: ma non ne ha cura, non esige di meno.

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