Conoscere se stessi vale più dello studio degli astri…

Pseudo-Bernardo

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(XIII secolo?), Le meditazioni necessarie, Il Leone Verde, pp. 17.40

Molti conoscono molto, ma non conoscono se stessi; osservano con attenzione gli altri, ma trascurano di guardare sé. Cercano Dio nelle cose esteriori, ma trascurano l’interiorità, dove invece abita Dio. Ch’io torni dunque dall’esteriorità verso l’interiorità, e ascenda dalle cose inferiori a quelle superiori, affinché possa conoscere donde vengo e dove vado, chi e da cosa sono, così da giungere tramite la conoscenza di me a quella di Dio. Infatti, quanto più mi conosco, tanto più mi avvicino a conoscere Dio […].

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Necessità, per chi crede, di imparare a ragionare

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Averroé, Il trattato decisivo, Rizzoli, pp. 47ss

Che la Legge religiosa chiami a un’indagine intellettuale sugli esseri esistenti e richieda di pervenire a una conoscenza su di essi, appare chiaro da parecchi versetti del Libro di Dio Benedetto ed Eccelso (il Corano), tra i quali, per esempio, il seguente: “Riflettete, o voi che avete occhi per guardare!” Questo versetto certifica la necessità dell’uso del ragionamento intellettuale […].

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Bernardo di Chiaravalle

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(1090-1153) L’elogio della nuova cavalleria ai cavalieri del Tempio, testo a cura di M. Polia, Il Cerchio, 1988

Il testo sul quale si fondò gran parte dell’idea di guerra giusta “nelle cose di religione” e della drammatica teoria del “malicidio”, che fu alla base della fondazione dei Templari come ordine religioso armato e della crociata come necessità per la salvezza delle anime.

A Ugo, cavaliere di Cristo e Maestro dalla Milizia di Cristo, Bernardo, abate di Chiaravalle solo di nome: combattere il giusto combattimento. (II Tim. 4,7).

Per una, due e tre volte, se non erro, o dilettissimo Ugo, mi hai chiesto di scrivere un discorso di esortazione per te e per i tuoi compagni d’arme e di brandire lo stilo, dal momento che non mi è concesso brandire la lancia, contro un nemico tirannico. Affermi che sarà per voi di non poco conforto se io vi incoraggerò per mezzo dei miei scritti, dal momento che non posso farlo per mezzo delle armi.

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Chiara spiega la sua consacrazione

 

chiara

(1193ca-1253) Testamento, in Fonti Francescane, Padova, 1977, pagg. 2271s

Dopo che l’Altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua misericordia e grazia, di illuminare il mio cuore perché incominciassi a fare penitenza, dietro l’esempio e l’ammaestramento del beatissimo padre nostro Francesco, poco tempo dopo la sua conversione, io, assieme alle poche sorelle che il Signore mi avea donate poco tempo dopo la mia conversione, liberamente gli promisi obbedienza, conforme alla ispirazione che il Signore ci aveva comunicata attraverso la lodevole vita e l’insegnamento di lui.

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Le tre età della storia secondo Gioacchino

 

Gioacchino da Fiore

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(1130ca-1202ca) Expositio in Apocalypsim, in Gaeta-Villani, Documenti e testimonianze, Milano, 1986, pagg. 270s.

 

La prima delle tre età fu quella che si realizzò sotto la sovranità della legge, quando il popolo del Signore, al momento ancora fanciullo, serviva sotto l’imperio degli elementi di questo mondo, incapace di raggiungere la libertà dello spirito sino a che non fosse venuto colui che dice “Quando il figliolo vi farà liberi voi sarete veramente liberi”. La seconda età cominciò coll’Evangelo e continua ancora oggi nella libertà, almeno rispetto al passato, sebbene non nella libertà rispetto al futuro. Dice infatti l’Apostolo: “Ora conosciamo soltanto in parte, e profetizziamo soltanto in parte, ma quando sarà venuta la perfezione, quello che è solo in parte sarà abolito. E in un altro passo: “Il Signore è lo spirito e dove è lo spirito del Signore ivi è libertà.” La terza età comincerà nell’imminenza della fine del mondo, non sotto il velame della lettera, ma nella completa libertà dello spirito, quando annullato ed eliminato il falso vangelo del figlio della perdizione o dei suoi profeti, coloro che insegneranno la giustizia alle folle saranno simili allo splendore del firmamento ed eterni come le stelle.

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La spogliazione di Francesco (d’Assisi)

 

Tommaso da Celano

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(1190ca-1260ca) Vita prima, Fonti Francescane, passim

Così il beato servo dell’Altissimo, sospinto e preparato dallo Spirito santo, essendo scoccata l’ora stabilita, si abbandona all’impulso della sua anima: calpesta i beni di questo mondo per la conquista di beni migliori. D’altronde non gli era più permesso differire: una epidemia mortifera si era diffusa ovunque, paralizzando a molti le membra in modo tale che avrebbe tolto loro anche la vita, se il Medico avesse tardato anche solo per poco. Francesco pertanto balza in piedi, fa il segno della croce, appronta un cavallo, monta in sella e, portando con sé panni di scarlatto, parte veloce per Foligno. Ivi, secondo la sua abitudine, vende tutta la merce e, con un colpo di fortuna, perfino il cavallo!

 

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Consigli a un figlio che vuole ben apprendere

Pietro Abelardo

(1079-1142), Al figlio Astrolabio, Da Poesia latina medievale, Milano, 1993, pag. 159

Valido nel medioevo e valido ancora oggi

Astrolabio, figlio mio, dolcezza della vita di un padre, ti lascio poche regole per il tuo insegnamento. La tua attenzione sia maggiormente rivolta all’apprendere che all’insegnare; per un verso gioverai agli altri, per un altro a te.

Quando non avrai più nulla da imparare, smetti; ma non dire che avresti dovuto smettere prima.

Fai attenzione a cosa è stato detto, non a chi l’ha detto; e cose ben dette danno al loro autore un nome.

Non credere ciecamente alle parole di un maestro a te caro, non lasciarti incatenare dal maestro che ti ama.

Ci si nutre dei frutti non delle foglie del melo, e il senso è da anteporre alle parole. Con parole ornate la persuasione cattura gli animi, è più necessaria nell’insegnamento la semplicità. …

Fai attenzione alle parole dei dotti e alle opere dei buoni; arda sempre il tuo cuore in questo sforzo.

Impara lungamente, rinsalda te stesso, esita prima di insegnare, e non buttarti a scrivere precipitosamente.”