La conquista del Simurgh

Farid ad-din attar

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(1142-1220) Il verbo degli uccelli, C. Sacconi ed., SE, pagg. 206-207

 Lo splendido finale del grande testo mistico, in cui i 30 uccelli protagonisti del racconto riconoscono il loro centro e fondamento, il “Simurgh”, che avevano cercato e che è sintesi e liberazione delle loro esistenze. In persiano, il mitico nome della creatura cercata, inseguita, desiderata, “Simurgh”, è espressione della totalità dei cercatori, e di qualcosa in più: Si = 30 ; Murgh = uccelli.

 Le anime confuse e umiliate di quegli uccelli si annientarono compiutamente e i loro corpi arsero sino a ridursi a mucchietti di cenere. Non appena si furono spogliati di ogni terreno aspetto, vennero rivestiti della vivificante luce emanata da quella presenza, e in tal modo per loro iniziò un’esistenza radicalmente diversa. Un ignoto stupore rapì le loro menti e tutto quanto in passato avevano vissuto e non vissuto venne sradicato e rimosso dai loro animi. Finalmente il fulgido sole dell’intimità rifulse su di loro e i suoi raggi vennero riflessi dallo specchio delle loro anime. Nell’immagine del volto di Simurgh contemplarono il mondo e dal mondo videro emergere il volto di Simurgh.

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