Esortazione della mente a contemplare Dio

Anselmo d’Aosta

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(1033-1109), Proslogion, Rizzoli, pp. 69ss.

Così si apre il Proslogion, con un’invocazione che (a parer mio) vale da sola quanto l’intera opera di Anselmo. In essa è annunciato il tema che guiderà la riflessione: il desiderio di conoscere ciò in cui si crede, l’eterna tensione unitiva tra ragione e fede, tra un dio pensato come oggetto del pensiero credente e la relazione “personale” che la fede impone.

Orsù, omuncolo, abbandona per un momento le tue occupazioni, nasconditi un poco ai tuoi tumultuosi pensieri. Abbandona ora le pesanti preoccupazioni, rimanda i tuoi laboriosi impegni. Per un po’ dedicati a Dio e riposati in lui.

Entra nella camera del tuo spirito, escludi da essa tutto, all’infuori di Dio e di ciò che ti possa giovare a cercarlo e, chiusa la porta, cercalo.

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L’inutile “religiosità” dell’avido

 

Pier Damiani

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(1007-1072), Opuscolo ai cardinali, in PL 145, 533. Da J.I.G. Faus, Vicari di Cristo, Bologna. 1995, pag. 138

Uno può anche essere casto, sobrio, ospitale, può nutrire i poveri, digiunare, può non dormire e passare notte e giorno cantando salmi, che, se però è avido, ha perso già tutto, fino al punto che, tra tutti i rei di crimini diversi, non si troverà nessuno peggiore di lui… Che ti servirà allora non uccidere? O non commettere adulterio? O non giurare il falso e conservarti immune da ogni peccato? Fin quando non getterai via da te l’avidità, non ci sarà nessuno peggiore di te… Non c’è cosa più iniqua che l’amore del denaro.”

La Lectio Divina: penetrare le Scritture e la vita

 

Guglielmo di Saint-Thierry

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(1085ca-1148) Lettera d’oro, PL 184, 327-328

Bisogna dedicarsi alla lettura a certe ore stabilite. Perché una lettura capricciosa, fatta per caso, che s’incontra fortuitamente, qui e là, non edifica ma rende l’animo incostante; fatta rapidamente e senza applicazione esce presto dalla memoria. E’ necessario attaccarsi a certi spiriti e abituare l’anima al loro genere. Le sacre Scritture vanno lette nello spirito che le ha dettate.

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Anselmo e la “prova” di Dio

Anselmo d’Aosta

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(1033-1109), Proslogion, in Opere filosofiche, Bari 1969, pp. 85-91

Il famoso brano con cui Anselmo afferma di poter provare l’esistenza di Dio, perfetto esempio del ragionar meditando tipico della prima scolastica medievale

Dio esiste veramente

Dunque, o Signore, che dai l’intelligenza della fede, concedimi di capire, per quanto sai che possa giovarmi, che tu esisti, come crediamo, e sei quello che crediamo. Ora noi crediamo che tu sia qualche cosa di cui nulla può pensarsi più grande. O forse non esiste una tale natura, poiché “lo stolto disse in cuor suo: Dio non esiste” (Salmo 13,1, e Salmo 52, 1)?Ma certo quel medesimo stolto, quando ode ciò che dico, e cioè la frase “qualcosa di cui nulla può pensarsi più grande”, intende quello che ode; e ciò che egli intende è nel suo intelletto, anche se egli non intende che quella cosa esista.

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