Cristo e/o Costantino

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Mi permetto di invitare chi potrà e vorrà alla presentazione del mio libro sull’imperatore Costantino e sulla svolta che produsse nella comprensione del cristianesimo (che ha ancora ricadute sull’oggi). E  qui di seguito un breve brano dal libro.

«Siamo figli di una cultura che fa coprire braccia e gambe nude nelle cattedrali, ma che non ha alcuna vergogna a unire croce e guerre, nell’immaginario e, non ne dubitiamo, nel sogno di molti. Un doloroso esempio di questa confusione che ci portiamo appresso nelle cose di Chiesa? È persino troppo facile: il momento che più incisivo resta nella memoria dell’ultimo secolo cristiano non è il Concilio Vaticano II (la maggioranza di coloro che si dicono credenti probabilmente neppure sa quando venne celebrato, o quali documenti vi furono prodotti, e quali scelte straordinariamente innovative che dovrebbero fare da guida per ciascuno), ma il funerale di Giovanni Paolo II. Ebbene, chi avesse posato attentamente il proprio sguardo su quell’evento, non avrebbe evitato di notare come le prime file della celebrazione fossero occupate dai potenti del mondo. Molti di loro erano donne e uomini dalle mani sporche di sangue. Lo si tacque, allora, e non lo si dice volentieri oggi.

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Non mi importa di un ex monsignore, ma di un problema e di molti silenzi

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In diversi amici sono intervenuti, sia qui sul blog, che privatamente, per segnalarmi le loro posizioni sulla questione Charamsa. Mi sembra che tutte le posizioni prese e indicate siano non solo rispettabili, ma anche “sapienti”  (ho la fortuna di avere tanti amici che non ringrazio mai abbastanza per il dono della loro saggia vicinanza e soprattutto per la virtù della pazienza). La gran parte ha indicato come “fuori tempo”, come “scorretto”, “non utile” alla Chiesa, agli stessi omosessuali, e a una riflessione sulla sessualità e sulla famiglia l’intervento dell’ex prelato polacco.

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Ecclesiouting!

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L’outing che non mi aspettavo, ma che desideravo da tempo (e che mi spinge a scrivere di getto, cosa che non faccio mai…); un outing di coraggio non solo sociale e personale, ma anche ecclesiale: perché il personaggio di cui si parla (e si parlerà a lungo) non è “solo” un sacerdote, ma è un sacerdote di spicco; e lo è nell’ambiente teologico; e lo è nell’ambiente Vaticano; e lo è proprio come membro della Congregazione per la Dottrina della Fede…

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La lobby, gli ipocriti e i gay

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Rimando a un articolo che mi sembra davvero lucido e interessante: sono riflessioni di Gianni Geraci,  Portavoce Gruppo del Guado di Milano, che prende spunto dalla definizione “lobby gay” diventata nei giorni scorsi uno dei tormentoni (persino Vespa ci si è buttato a pesce). Mi sembra che le distinzioni introdotte da Geraci siano davvero interessanti.

Invito comunque a leggere nella sua integralità l’intervento.

«[…] Il fatto che ci possano essere ecclesiastici che, non solo hanno tendenze omosessuali, ma che hanno dei rapporti e delle relazioni omosessuali, non può meravigliare più di tanto chi ha letto le acute analisi che lo psicologo e teologo tedesco Eugen Drewermann aveva dedicato alla condizione clericale all’interno della Chiesa cattolica (cfr. Eugen Drewermann, Funzionari di Dio. […]

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L’agenda del papa

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Nelle ultime settimane, in molti si sono sbizzarriti nel creare ipotetiche agende per il nuovo papa, con una serie di “necessità” indemandabili. Bene o male, nei vari ambiti, ciascuno ha toccato i punti che sentiva più essenziali per sé e/o per i gruppi di appartenenza. Alcuni hanno anche storto un poco il naso di fronte ad alcune scelte (tra le più recenti, vi è la decisa presa di posizione di un ampio gruppo di suore americane: vedi qui).

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IOR. Ossia: qualcosa si muove davvero

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La riforma è cominciata. Non con grandi proclami (non sarebbe nello stile del nuovo Papa), ma con semplici indicazioni, apparentemente banali, ma che cominciano a pesare come macigni. D’altronde, molti cardinali – soprattutto non italiani- auspicavano ben prima del Conclave un’azione precisa e netta, che potesse dare fiato a un’istituzione ecclesiale sempre più nel mirino di sospetti e accuse. Non è un caso che, come riporta Il Sole24Ore: «Durante le congregazioni generali che precedono il Conclave che eleggerà Papa Bergoglio, molti cardinali criticano la gestione dello Ior: l’arcivescovo di Vienna Cristoph Schoenborn, ne propone apertamente l’abolizione.»

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C’è del marcio in Vaticano?

Inevitabile accennare al “processo del secolo” (naturalmente la frase è ironica e il sottoscritto ribadisce di non amare particolarmente questo genere di polemiche: per cui non ci tornerò sopra ulteriormente, è una promessa!), di cui si sono occupati quasi tutti i vari blog cattolici e anticattolici in questi ultimi giorni. Tra i vari interventi sulla questione “corvo” e “corvi”, quello di Jacopo Scaramuzzi mi sembra particolarmente interessante, per il tentativo di mostrare la complessità della questione in gioco. Al di là di facili assoluzioni o di semplificazioni accusatorie.

“Lo dico subito: non penso che quello sulla fuga di documenti riservati della Santa Sede sia stato un “processo farsa”. Un dibattimento è stato celebrato, la stampa ha potuto assistere e raccontare liberamente la vicenda giudiziaria, l’opinione pubblica è stata informata. […] Il processo Vatileaks si è concluso – con l’incarcerazione del maggiordomo del Papa Paolo Gabriele, condannato a 18 anni per furto delle carte riservate, e la condanna a quattro mesi, scontata a due e sospesa per le attenuanti generiche, di Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreteria di Stato reo di favoreggiamento, ossia di avere intralciato le indagini degli inquirenti vaticani – tra molte incongruenze, questioni aperte, zone opache. Che ora, a bocce ferme e proprio in nome della trasparenza, è il momento di provare ad elencare. … Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/papale-papale/le-dieci-incongruenze-del-processo-vatileaks#ixzz2C65JRgQp