I martiri di Tibhirine

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Un’intervista (clicca qui) alla traduttrice Cristiana Santambrogio e a me, andata in onda ieri a Radio Vaticana, in occasione del ventennale dell’uccisione di Christan de Chergé e dei suoi compagni monaci a Tibhirine (immortalati nel film “Uomini di Dio”) e della pubblicazione di alcune pagine di Christian a commento del vangelo.

La forza di sentirsi minoranza (qui per l’intero articolo della giornalista Antonella Palermo)

Cristiana Santambrogio ha tradotto i testi di De Chergé con un fervore tutto speciale considerata la lunga esperienza di vita condotta in un monastero francese dove aveva avuto la possibilità di nutrirsi abbondantemente degli spunti di meditazioni offerte da questi monaci. …

La solitudine va immersa nella realtà“, precisa a questo riguardo Natale Benazzi, editor del libro. Bisogna continuamente essere in gioco con il mondo in cui si vive. E ancora la citazione di padre Christian: “Occorrono ancora deserti per le persone spossate”.

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CONTARE TUTTI, CONTARE SEMPRE

 

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Riprendo dal sito www.synesio.it questo mio breve intervento… 

Tutti parlano, in questi giorni, dell’unica cosa che sembra contare: la questione della guerra con Isis. E in effetti, la faccenda conta, conta molto. Conta il numero dei morti di Parigi, ma conta anche quelli di un aereo russo fatto precipitare; conta il numero dei civili uccisi a Raqqa, ma anche quello dei libanesi innocenti; conta il numero delle vittime curde, e anche quello dei morti nigeriani; e poi conta il numero dei morti in Iraq e quelli delle manifestazioni in Egitto dopo la caduta di Mubarak; e poi conta il numero dei morti palestinesi e di quelli israeliti; e poi… e poi… Non contano solo coloro che vogliono farci contare.

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In questo turbine della nostra storia, ha davvero senso parlare di pace? E in che modo, e a quale prezzo?

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Quattordici anni fa, il cardinale Martini scriveva un discorso, poco dopo gli eventi dell’11  settembre. Sembra che nulla sia cambiato, anzi, che la spirale innescata sia senza fine. Molte cose allora dette, restano una meditazione attualissima. (per il discorso intero, clicca qui).

[…]

I fatti li conosciamo: gravissimi attentati terroristici che rivelano una capacità inaudita di odio e fanatismo, che si serve di tecnologie raffinate e si nutre di forme finora inedite di fondamentalismo civile e religioso (pensiamo a tutti gli aspiranti suicidi). Agli attentati è seguita un’azione di caccia ai terroristi che è sfociata in una guerra in Afghanistan. In questi ultimi giorni, poi, si sono moltiplicati vergognosi attentati suicidi contro cittadini inermi in Israele, a cui hanno fatto seguito ritorsioni e azioni militari in Palestina, in luoghi dove ormai da anni c’è un crescendo di violenza di cui non si vede la fine.

1. Uno sguardo al vangelo (lc 13,1-5)

Questi fatti ci addolorano, ci interpellano, ci sconvolgono. Pensiamo con dolore agli innumerevoli morti, ai feriti che porteranno per tutta la vita il segno della tragedia, alle famiglie distrutte, ai milioni di profughi, al pianto dei bambini mutilati. Nascono molte domande, ipotesi, inquietudini. Domande di carattere umano e religioso e anche di carattere politico. Si vorrebbe capire, giudicare, vedere come agire per farla finita con il terrorismo, la paura, la guerra, come operare seriamente per una pace duratura.

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Enzo Bianchi e qualche affermazione che fa discutere

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Un’intervista fatta da Silvia Ronchey al Priore di Bose e pubblicata da La Repubblica (a tema islam, persecuzioni, ruolo delle donne, dialogo interreligioso, accoglienza o rifiuto dello straniero…) sta facendo discutere non poco, riaprendo l’annoso dibattito sulle “due anime” del cattolicesimo attuale (quella della conservazione e quella dell’apertura). Eccone uno stralcio. Per l’intervista completa clicca qui.

Ronchey: I popoli sono in marcia e un’ibridazione, che la si voglia o no, dovrà avvenire, perché questa è la storia. Il che pone anche specifici problemi sociali come quello del ruolo della donna: l’islam impone il velo, ma non trovi che anche nella chiesa cristiana ci sia un ritardo?

Bianchi: «Si dice sbrigativamente che certi musulmani siano ancora nel medioevo. Ma il velo completo per le suore di clausura è stato abolito solo nel 1982. È molto recente la presa di coscienza della pari dignità della donna e dell’uomo nel cristianesimo, che non ha ancora nemmeno il linguaggio per esprimerla.

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