Sulla stupidità

Una breve riflessione sul libro bonhoefferiano LA VITA RESPONSABILE, da me curato in occasione del 70° anniversario del martirio del teologo di Tegel (9 aprile scorso) e registrato per il  sito www.synesio.it su cui pure è stato pubblicato.

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Finalmente! Oltre il relativismo

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Chi ha letto con attenzione l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium si sarà reso conto che siamo di fronte a una svolta epocale, per diversi aspetti e per precise indicazioni: uno di questi è evidente, non c’è nemmeno bisogno di commentarlo, nella parte che qui riportiamo. Siamo finalmente fuori dalle paludi della paura del relativismo. Speriamo di non tornarci più!

In seno alla Chiesa vi sono innumerevoli questioni intorno alle quali si ricerca e si riflette con grande libertà. Le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale, se si lasciano armonizzare dallo Spirito nel rispetto e nell’amore, possono far crescere la Chiesa, in quanto aiutano ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola. A quanti sognano una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature, ciò può sembrare un’imperfetta dispersione. Ma la realtà è che tale varietà aiuta a manifestare e a sviluppare meglio i diversi aspetti dell’inesauribile ricchezza del Vangelo.

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Frigoriferi e Misericordine

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William Kurelek_El burro que lleva a Dios

Da decenni, almeno questa è la mia impressione, la discussione intraecclesiale sul valore della pietà popolare è ambigua e fortemente caratterizzata da due poli: da un lato l’ingenuità (anche un po’ colpevole) di chi riduce il cristianesimo a una serie di esercizi di pietà e ritiene ogni approfondimento “intellettuale” un rischio inutile per la fede; dall’altro la supponenza di chi, a partire dalla profondità della riflessione teologica, biblica, filosofica, si scosta dalla “pietà” con un sorriso di condiscendenza, quando non di chiaro disprezzo. Così ci si è venuti a trovare con una Chiesa che cammina a due velocità: quella popolare e quella colta (e non è assolutamente detto che la velocità maggiore appartenga alla seconda schiera!).

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Alcuni vanno sulla montagna…

Maurice Bellet

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Dio? Nessuno l’ha mai visto, San Paolo, pp. 95ss

Alcuni vanno sulla montagna, là dove gronda il fuoco che getta nel terrore tutti quelli che abitano in basso. A meno che sulla montagna, dopo che la terra ha tremato, venga il soffio leggero – e l’uomo, nel suo giusto timore, si copra il viso. Oppure, in cima alla montagna, è l’uomo stesso che diviene splendente di luce, come se in lui divenisse visibile ciò che l’occhio umano non può vedere.

Alcuni se ne vanno per le città, tra i poveri, indugiando nella miseria. Aiutano. Non hanno altra luce che quello che intravedono sul viso del più derelitto, del più sfatto, del più smarrito.

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Il rischio di dare un Nome a dio

Louis Massignon

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(1883-1962), Parola data, Adelphi, pp. 296-297

Lucida pagina di uno dei grandi pensatori del dialogo interreligioso, Louis Massignon, profondo studioso dell’Islam, amico di Gandhi e di Charles de Foucauld, dai quali trasse la necessità della ricerca “comune”, sebbene non univoca, del dio unico.

Viene un tempo, per il credente, in cui si fa necessario non più “concepire” Dio ciecamente… ma esplicitarne la nozione, con parole e Nomi. Ben presto, ahimé, questi diventano idoli per vetrine di oggetti di pietà, nel redditizio traffico degli scambi di “valori”. Per fortuna, ogni tanto, Qualcuno saccheggia il banco dei venditori – e fa loro vedere che, al di là delle soluzioni individuali che vengono esibite, le Interrogazioni divine, anche sul terreno semplicemente filosofico, permangono. Le vere Risposte dell’umanità sono le frasi di preghiera che le vengono strappate… non ancora mummificate da funzionari della teologia.

… E’ nel seno di Abramo, al di sopra della Legge, nel sacrificio del “Re di giustizia” in cui Abramo fu benedetto, che tutte le liturgie ispirate dall’implorazione umana ritroveranno il “Dio” unico, principio della loro unità.

Cosa non sappiamo (e cosa non possiamo dire) di Dio

Dionigi Areopagita

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I. Trinità sovraessenziale oltremodo divina ed oltremodo buona, custode della sapienza dei Cristiani relativa a Dio, guidaci verso la cima oltremodo sconosciuta, oltremodo risplendente ed altissima dei mistici oracoli, dove i misteri semplici, assoluti ed immutabili della teologia vengono svelati nella tenebra luminosissima del silenzio che inizia all’arcano: là dove c’è più buio lì essa fa brillare ciò che è oltremodo risplendente, e nella sede del tutto intoccabile ed invisibile ricolma le intelligenze prive di vista di stupendi splendori. Questa sia la mia preghiera.

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Teologia e matematica secondo un francescano del 200

Roger Bacon

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(1214-1293ca)

«Porta e chiave delle scienze teologiche è la matematica, che i santi trovarono dalla creazione del mondo, come illustrerò, e che fu sempre nell’uso di tutti i santi e di tutti i sapienti prima di tutte le altre scienze. […] Solo attraverso la matematica approdiamo ad una verità piena e perfetta, ad una certezza priva di errore. […]

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Chiesa e ricchezza

Bartolomé de Carranza

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(1503-1576), Catechismo cristiano, ii, passim, in J.I.G. Faus, Vicari di Cristo, Bologna. 1995, pagg. 324s.

“Che Dio… non protesti contro di noi…: “Perché lasciate morire i poveri di fame, e intanto spendete grandi ricchezze per edificare templi e imponenti sepolcri per la vostra memoria? Voi adornate con oro e argento involucri e lapidi, che null’altro ricoprono se non corpi morti e di null’altro parlano se non delle vanità in cui viveste, e intanto non vi curate di soccorrere quegli involucri che per davvero rappresentano Dio e racchiudono in sé lo Spirito Santo, di cui sono tempio. E infine, malgrado non perdiate mai la messa e la recita dei vespri, continuo a non vedere alcun cambiamento nei vostri costumi, né alcuna misericordia nelle vostre opere.” […]

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La fede è cristiana, ma la vita?

Johann Arndt

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(1555-1621), I quattro libri del vero cristianesimo (1605), in R. Osculati, Vero cristianesimo, Bari, 1990, pagg. 65ss., passim

Altra grande figura della mistica e della teologia luterana pietista

Caro cristiano lettore, la vita atea ed impenitente di coloro che, riempiendosi la bocca, si gloriano di Cristo e della sua parola e purtuttavia conducono una vita del tutto non cristiana, come se non vivessero nel cristianesimo ma nel paganesimo, dimostra sufficientemente quale grande e vergognoso abuso si faccia del santo evangelo in questo ultimo mondo… non è abbastanza conoscere la parola di Dio, ma si deve pure condurla ad esercizio vivo e pratico

I cristiani ora vogliono avere un Cristo prestante, magnifico, ricco, mondano; ma nessuno vuole possedere il Cristo povero, mite, umile, disprezzato, basso, né riconoscerlo, né seguirlo… Poiché ognuno si chiama cristiano, ma non compie nulla di cristiano, il Cristo ne viene negato, disprezzato, schernito, calunniato, fustigato, crocifisso, abbattuto ed ucciso

Dove non c’è la vita di Cristo, colà non c’è neppure Cristo, anche se ci si gloria ancora talmente della fede e della dottrina. Infatti che cosa è mai la fede cristiana, senza una vita cristiana? Un albero senza frutti… Dove infatti c’è la vera fede, colà c’è Cristo e la sua vita santa. E dove attraverso la fede non si segue Cristo nella sua vita, colà non c’è fede, né Cristo, ma è spazzata via e negata. […]

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