Il linguaggio della fede appartiene a chi soffre

J.B. Metz

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Dov’è finito Dio e dove l’uomo?, in Capacità di futuro, Queriniana, pagg. 140-141

[Riguardo al linguaggio religioso] il cristianesimo suggerisce un cambiamento nella questione di partenza. Per il cristianesimo, l’interrogativo di partenza non è “chi parla?”, ma “chi soffre?” Così si interroga la religione, quando si interroga sui soggetti. E anche circa il linguaggio dell’uomo, poiché per essa il linguaggio, il logos, non appartiene in primo luogo a chi pensa, ma a chi soffre.

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Una comunità di ricordo e di racconto

Johann Baptist Metz

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Dov’è finito Dio e dove l’uomo?, in Capacità di futuro, Queriniana, pagg. 156-157

La comunità cristiana è una comunità di ricordo e di racconto non solo a partire dalla sua origine biblica, ma anche in rapporto al suo fine. […] Uno dei compiti della teologia può essere indicato come ‘decifrazione’. Che cosa si intende dire? La teologia deve, in realtà, a mio giudizio, cercare di non negare oppure anche solo di togliere importanza alle asserzioni dogmatiche della fede cristiana […] bensì piuttosto di farle conoscere di nuovo come formule di una memoria pericolosa e liberante, come contenuti narrativi concettualmente cifrati della fede nella sequela. […]

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Parlare di Dio “in catene”. Un’esperienza dalla teologia “nera”

James Hal Cone

(1938- ), Il Dio degli oppressi, Brescia, 1978, pagg. 89ss.

Fra le tradizioni teologiche degli ultimi cento anni, quella cosiddetta “nera” o afroamericana è forse una delle più innovative e, contemporaneamente, delle più dimenticate. Nel nostro percorso dentro “le varietà” del parlare di Dio, non potevano mancare alcuni testi fondativi di questa che, tra l’altro, è una delle più interessanti variazioni su un tema di cui molti parlano e pochi si impegnano con risultati apprezzabili: la “teologia narrativa”.

Come la teologia bianca americana, il pensiero nero sul cristianesimo ha subito l’influsso del contesto sociale. Ma mentre i teologi bianchi parlano alla cultura della classe dominante e per la cultura della classe dominante, le idee religiose dei neri vennero invece forgiate nel Nord America dall’esistenza culturale e politica delle dittature. A differenza degli europei che immigravano in questa terra per sfuggire alla tirannia, gli africani arrivarono qui in catene per servire una nazione di tiranni. E’ stata l’esperienza dello schiavo a forgiare la nostra idea di questa terra. E questa differenza sociale tra l’esistenza degli europei e degli africani va riconosciuta se vogliamo comprendere correttamente il contrasto esistente nella forma e nel contenuto della teologia nera e di quella bianca.

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