Un derviscio e la retta pronuncia

%d0%b0%d1%85%d0%bc%d0%b0%d0%b4_%d0%b3%d0%b0%d0%b7%d0%b0%d0%bb%d0%b8_%d0%b1%d0%b5%d1%81%d0%b5%d0%b4%d1%83%d1%8e%d1%89%d0%b8%d0%b9_%d1%81_%d1%83%d1%87%d0%b5%d0%bd%d0%b8%d0%ba%d0%be%d0%bc

Una parabola sufi che elogia la vera (e umile) dedizione a Dio rispetto alla perfetta (e pedante) sapienza umana. Dedicata a tutti gli uomini e donne “religiosi” che si illudono che basti l’intelligenza per aver la chiave dello scrigno di Dio.

Un giorno un derviscio dalla mentalità convenzionale, prodotto di un’austera scuola religiosa, stava passeggiando lungo un corso d’acqua, completamente assorto in problemi teologici e morali, perché quella era la forma che l’insegnamento sufi aveva assunto nella comunità cui apparteneva. Per lui la religione emotiva corrispondeva alla ricerca della Verità Suprema.
All’improvviso il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un forte grido: qualcuno stava ripetendo un’invocazione derviscia. “Non serve a niente”, si disse, “perché quell’uomo pronuncia male le sillabe. Anziché salmodiare YA HU, dice U YA HU …”.
Il derviscio ritenne allora che fosse suo dovere – lui che aveva studiato con tanto zelo – correggere quel poveretto che sicuramente non aveva avuto l’opportunità di essere guidato nel modo giusto, e che probabilmente faceva solo del suo meglio per entrare in armonia con l’idea sottesa nei suoni.
Noleggiata una barca, remò in direzione dell’isola donde sembrava provenire la voce.

Continua a leggere “Un derviscio e la retta pronuncia”

Ti amo di due amori

Rabi‘a al-‘Adawiyya

Grinding

(713/717 – 801). Da I detti di Rabi‘a, Milano, 1979

Rabi’a è una delle più grandi figure della mistica islamica (sufi) e una delle più interessanti e misteriose figure femminili della storia. Il suo percorso interiore alla ricerca dell’annullamento di sé in Dio anticipa temi della mistica moderna e contemporanea. Ecco uno dei suoi testi più famosi e intensi:

Ti amo di due amori, l’uno interessato, l’altro degno di te.
Il primo sta nel dedicare i miei pensieri a Te solo, ogni altro escluso.
L’altro amore, che vuol darti quello di cui sei degno, sta nel desiderio
che i tuoi veli cadano e che io Ti veda.
Nessuna lode a me per l’uno o per l’altro, a Te la lode per ambedue.