Che ci resta di Cristo?

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Qualche anno fa andava di moda l’adagio: Cristo sì, Chiesa no. Dietro l’affermazione, che aveva obiettivamente una certa forza icastica, stava un pensiero abbastanza preciso: la Chiesa esprime una religiosità “umana, troppo umana”, che alla fine non è sufficiente a provocare un umano che ne ha fin troppo di se stesso; mentre Cristo esprime una novità profonda, capace di provocare le coscienze. Per cui, è sufficiente riferirsi a Cristo per trovare un’ipotesi di vita nuova e sensata.

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La scelta spirituale

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In questi giorni si sta svolgendo l’annuale appuntamento di TORINO SPIRITUALITA’ (qui il programma). Il tema di quest’anno è IL VALORE DELLA SCELTA. Della scelta religiosa, certamente, ma anche della scelta tout court, poiché sempre di più cresce la consapevolezza che la scelta umana e la scelta spirituale siano la medesima cosa. D’altro canto, si separa sempre di più la relazione, un tempo assoluta, tra vita spirituale e religione/religioni. L’impressione è che stiamo scoprendo con maggior consapevolezza la nostra relazione personale con l’Assoluto (lasciatemelo chiamare così, per ora) in qualunque forma esso si presenti, proprio mentre percepiamo che l’appartenenza a un credo ben definito non è così essenziale per la nostra esistenza (e per la nostra salvezza: anche qui, lasciamo che sopravviva questo termine che ha una lunga storia).

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