Il clero e il mondo moderno

Emmanuel Suhard

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(1874-1949), Quaderni spirituali

Essere sacerdoti nel secolo XX non vorrà dire che si debbano copiare servilmente le forme che erano valide un tempo, né essere innovatori per partito preso, ma sapere tradurre il messaggio in termini del nostro tempo. In breve, il sacerdote deve sapersi adattare, e ci si ingannerebbe di grosso se si pensasse che tale adattamento consista nell’imitare servilmente i nostri contemporanei. Non è affatto detto che, se un prete farà uso degli ultimi ritrovati della tecnica o si terrà aggiornato sulle ultime pubblicazioni, riuscirà per questo a farsi ascoltare da chi gli sta intorno. […]

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Il mondo cristiano è l’unico veicolo del vangelo?

Emmanuel Mounier

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(1905-1950), L’agonie du Christianisme, in Esprit, 1946, pp. 726-727, traduzione A. Prandi

Una pagina forte e critica sul ritardo del cristianesimo rispetto alla modernità e sul rischio di un tradimento del vangelo (proprio a causa di questo ritardo!)

Lo scandalo non è dato dal fatto che [i valori della modernità] siano sorti fuori dal mondo cristiano, se è vero che ogni accrescimento del patrimonio spirituale dell’umanità partecipa, nel giudizio del cristiano, alla cattolicità della Chiesa. Lo scandalo viene dal non avere la cattolicità o la cristianità, come gruppo sociale storico, collaborato alla loro nascita, viene dall’averli assimilati male e dal fatto che le sono ancora così poco familiari.

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Il valore del mondo

M.I. Montuclard

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L’Eglise et les valeurs modernes

Padre Montuclard fu uno dei fautori del rinnovamento ecclesiale nella Francia della metà del XX secolo; prete operaio, fondatore di Jeunesse de l’Eglise, messo all’indice ai tempi per i suoi scritti, ma sostenuto da figure quali Congar e Mounier. Qui, lucidamente, indica gli elementi del distacco tra Chiesa e mondo in seguito al percorso della modernità.

Gli ideali e i postulati di fatto [dell’età moderna] non sono stati scelti ad arbitrio, né sono idoli preziosi modellati da esteti, né sono elucubrazioni di spiriti bizzarri. Scaturiscono dalla stessa coscienza moderna, cui nessuno li ha imposti: vengono, infatti, dalla sua reazione istintiva e costante alle deficienze del clima sociale e delle istituzioni su cui la società si regge. […]

L’uomo moderno non è certo più folle o più saggio, migliore o peggiore delle generazioni che l’hanno preceduto, ma è anche vero che ha preso coscienza della sua dignità, della sua autonomia e che esige siano rispettate. Egli si irrita davanti ai privilegi ingiustificati, al conservatorismo di ortodossie ormai vuote di senso, alla disciplina imposta da un’autorità alle cui decisioni non partecipa, alle falsità inevitabilmente coltivate in nome di una morale importuna o che sente troppo estranea ai suoi bisogni, all’ipocrisia delle unioni fittizie, prive di amore e di lealtà.

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La cenere e il fuoco

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L’avvento di papa Francesco è stato salutato da (quasi) tutti come una ventata d’aria fresca. Ma occorre sempre vigilare, perché tornare all’aria stantia è cosa di un attimo. Basta chiudere le finestre, simulando un raffreddore o confondendo il fresco con il freddo. Fuor di metafora, le domande pressanti che hanno accompagnato (e probabilmente favorito) la conclusione del pontificato di Benedetto XVI non sono state risolte. E vanno necessariamente affrontate.

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Fedeltà, mondanità e spiritualità: cosa pensa il nuovo papa

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Stavo per scrivere una riflessione, a caldo, su quel che il nuovo papa mi aveva “mosso” dentro, quando ho trovato questa sua intervista (è del 2007, la si può leggere integrale cliccando qui) e ho pensato che, prima di dire qualcosa, valesse la pena ascoltare il protagonista stesso di questa vicenda. E’ una breve lettura che mi ha sorpreso e per la quale garantisco che ne vale la pena.

«Il restare [fedeli alla tradizione], il rimanere fedeli implica un’uscita. Proprio se si rimane nel Signore si esce da sé stessi. Paradossalmente proprio perché si rimane, proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita. Il Signore opera un cambiamento in colui che gli è fedele. È la dottrina cattolica. San Vincenzo di Lerins fa il paragone tra lo sviluppo biologico dell’uomo, tra l’uomo che cresce, e la Tradizione che, nel trasmettere da un’epoca all’altra il depositum fidei, cresce e si consolida con il passo del tempo… […]

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“Voglio una Chiesa con il cuore che sanguini”

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Il caso di monsignor O’Brien (clicca qui) riporta in primo piano la questione della pedofilia a pochi giorni dal Conclave. Un libro, la cui edizione italiana ho personalmente curato e che le edizioni San Paolo hanno coraggiosamente pubblicato, affronta questo tema portando in evidenza, per la prima volta in Italia, la confessione di una donna che ha vissuto questa drammatica condizione nella solitudine e nell’abbandono a se stessa. Riporto qui una parte della postfazione, scritta da un sacerdote che si è fatto carico, in Belgio, di riflettere con serietà e onestà sul problema. Il libro da cui è tratta è Nessuno ti crederà.

«La riparazione istituzionale non potrà sfuggire a una pubblica richiesta di perdono. La parola perdono è difficile da comprendere e può essere soggetta ad ambiguità. Non è un termine solo religioso. Infatti, il perdono non può in alcun modo sostituirsi alla giustizia. Tuttavia, anche quando giustizia è fatta, la richiesta di perdono si pone. Ed è anzitutto la richiesta di perdono di chi ha molestato e abusato. Va da sé. La vittima ha bisogno di sentirla dalle sue labbra. Eppure ci troviamo anche di fronte a una dimensione sociale dell’offesa: al di là dell’aggressore, c’è una collettività che ha chiuso la vittima dentro il suo dolore. Vorrei che la gerarchia, i preti e le comunità cristiane osassero mettersi in gioco in questo perdono più ampio per mostrare che la responsabilità non è solo individuale, del singolo molestatore. Insisto su questo punto perché vedo una grande delusione, una rivolta in tante vittime che vedono questo perdono ecclesiale ridotto a pura formalità. Voglio parole forti, che scuotano la carne e il sangue. Vogliono sentire uno slancio sincero. Voglio una Chiesa con il cuore che sanguini, e che non abbia paura di farlo vedere.

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“Io cerco Dio!”

Friedrich Nietzsche

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(1844-1900), La gaia scienza (1882) Libro terzo

La straordinaria pagina di Nietzsche sulla morte di Dio. Uno dei punti da cui, da allora, occorre passare per ogni riflessione sul divino e per il confronto con la laicità.

Non avete voi udito parlare di ‘quell’uomo folle, il quale in pieno giorno acce­se la sua lanterna, e corse intorno per il mercato, gridando senza mai cessare: “Io cerco Iddio! Io cerco Iddio!” – E poiché vi erano parecchi di coloro che non credono in Dio, egli suscitò fra loro una grande risata. S’è smarrito egli, Iddio, forse? – chiese uno. O è scappato, come un fanciullo? – domandò un altro. O si tiene egli nascosto? O ch’egli, forse, ci teme? Ovvero, è salito sulla nave? è emi­grato? – così gridavano essi, bofonchiando fra lo­ro.

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Rileggendo il Sillabo degli errori (1864)

in Acta Sanctae Sedis, 3 (1867), 168

Di alcuni testi resta, spesso, solo l’immagine nella memoria. Il rischio è che questa immagine, col tempo, perda colore. Rileggerli, almeno in parte, serve a ricordare da dove veniamo quando dibattiamo di alcune questioni.

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1. Panteismo, Naturalismo e Razionalismo assoluto

[E’ un errore…] ‘Ritenere che non esista altro divino Potere, Essere Supremo, Saggezza e Provvidenza distinti dall’Universo… che le profezie e i miracoli narrati nelle Sacre Scritture siano fantasia dei poeti…’

2. Razionalismo moderato

[E’ un errore…] ‘Ritenere che la chiesa dovrebbe tollerare gli errori di filosofia lasciando alla filosofia la preoccupazione delle proprie correzioni. Che i decreti della diocesi apostolica e delle congregazioni romane ostacolino il libero progresso delle scienze. Che il metodo e i principi con i quali gli anziani Dottori della scolastica hanno coltivato lo studio della teologia non siano più adatti alle richieste dei tempi…’

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Chiesa, contestazioni e “margine di fraternità”

Yves Congar

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(1904-1995), Vera e falsa riforma della Chiesa – postilla all’edizione del 1968, Milano, 1972, pagg. 437ss.

Una lucida riflessione (di 50 anni fa!) sul tema della gestione e delle conseguenze del Concilio e della contestazione alla e nella Chiesa. Un linguaggio alla ricerca dell’equilibrio “fraterno” nella dialettica tra fedeltà e trasformazione.

Gli avvenimenti del maggio-giugno 1968, che hanno bloccato per due mesi le bozze della presente ristampa in fondo ad un sacco postale, ci spingono ad aggiungere alcune pagine alla conclusione… Alla situazione post-conciliare della chiesa, già difficile, quegli avvenimenti hanno aggiunto le incertezze di un clima rivoluzionario e di una contestazione universale e permanente. In un clima del genere, le cose ieri ancora solide e sicure appaiono di colpo superate o almeno prive di interesse.

Non è stato il Concilio a creare i nuovi problemi né la nuova disposizione d’animo. E’ ingiusto e anzi insulso attribuirgli le difficoltà che proviamo oggi, con un sentimento d’inquietudine e di pena, perfino nel dominio della fede.

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