Anselmo e la “prova” di Dio

Anselmo d’Aosta

anselmo

(1033-1109), Proslogion, in Opere filosofiche, Bari 1969, pp. 85-91

Il famoso brano con cui Anselmo afferma di poter provare l’esistenza di Dio, perfetto esempio del ragionar meditando tipico della prima scolastica medievale

Dio esiste veramente

Dunque, o Signore, che dai l’intelligenza della fede, concedimi di capire, per quanto sai che possa giovarmi, che tu esisti, come crediamo, e sei quello che crediamo. Ora noi crediamo che tu sia qualche cosa di cui nulla può pensarsi più grande. O forse non esiste una tale natura, poiché “lo stolto disse in cuor suo: Dio non esiste” (Salmo 13,1, e Salmo 52, 1)?Ma certo quel medesimo stolto, quando ode ciò che dico, e cioè la frase “qualcosa di cui nulla può pensarsi più grande”, intende quello che ode; e ciò che egli intende è nel suo intelletto, anche se egli non intende che quella cosa esista.

Continua a leggere “Anselmo e la “prova” di Dio”

Consigli a un figlio che vuole ben apprendere

Pietro Abelardo

(1079-1142), Al figlio Astrolabio, Da Poesia latina medievale, Milano, 1993, pag. 159

Valido nel medioevo e valido ancora oggi

Astrolabio, figlio mio, dolcezza della vita di un padre, ti lascio poche regole per il tuo insegnamento. La tua attenzione sia maggiormente rivolta all’apprendere che all’insegnare; per un verso gioverai agli altri, per un altro a te.

Quando non avrai più nulla da imparare, smetti; ma non dire che avresti dovuto smettere prima.

Fai attenzione a cosa è stato detto, non a chi l’ha detto; e cose ben dette danno al loro autore un nome.

Non credere ciecamente alle parole di un maestro a te caro, non lasciarti incatenare dal maestro che ti ama.

Ci si nutre dei frutti non delle foglie del melo, e il senso è da anteporre alle parole. Con parole ornate la persuasione cattura gli animi, è più necessaria nell’insegnamento la semplicità. …

Fai attenzione alle parole dei dotti e alle opere dei buoni; arda sempre il tuo cuore in questo sforzo.

Impara lungamente, rinsalda te stesso, esita prima di insegnare, e non buttarti a scrivere precipitosamente.”