Finalmente si litiga!

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Non avrei mai pensato di poter giungere ad affermarlo: ma dopo decenni di un politically correct (nato dalla paura di cadere sotto il giudizio della Congregazione per la Dottrina della fede ma anche da una poca propensione dell’alto clero anche alla polemica costruttiva) ne sentivo un poco il bisogno: non tanto per rinfocolare astii che covavano sotto la cenere, ma per riassaporare il coraggio di un dibattito capace di dire il proprio pensiero fuori da una stantia “sindrome del pio volersi bene”. Alla lettera dei 4 cardinali, ha infatti risposto con una durezza inattesa anche il presidente della conferenza episcopale greca, monsignor Frankiskos Papamanolis. Ecco il testo, che non necessita di alcun commento.

Carissimi fratelli nell’episcopato,

la mia fede nel nostro Dio mi dice che egli non può non amarvi. Con la sincerità che esce dal mio cuore vi chiamo “fratelli carissimi”. Anche in Grecia è arrivato il documento che avete consegnato alla Congregazione per la dottrina della fede […].

Prima di pubblicare il documento e, più ancora, prima di redigerlo, dovevate presentarvi al santo padre Francesco e fare richiesta di cancellarvi dai componenti il Collegio cardinalizio.

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L’atto di “fondazione” della Chiesa anglicana

ENRICO VIII

(1534) Statuti del Regno, iii 492

Sebbene la maestà del re sia giustamente, di diritto e dovrebbe essere il capo supremo della Chiesa d’Inghilterra e tale è riconosciuto dal clero di questo regno nelle sue Convocazioni, tuttavia, per corroborare e confermare ciò e per accrescere la virtù nella religione di Cristo all’interno di questo regno d’Inghilterra e per reprimere ed estirpare tutti gli errori, le eresie ed altre enormità ed abusi prima d’ora esistenti nello stesso; sia attuato per autorità del presente Parlamento che il re nostro signore sovrano, i suoi eredi e successori, i re di questo regno siano considerati, accettati e reputati l’unico supremo capo sulla terra della Chiesa d’Inghilterra chiamata Anglicana Ecclesia; e dovrà avere e godere, ammesso ed unito alla corona imperiale di questo regno sia il titolo che la classe, così come onori, dignità, preminenze, giurisdizioni, privilegi, autorità, immunità, profitti e derrate alla suddetta dignità del supremo capo della stessa Chiesa cui appartiene e fa riferimento; e che il nostro suddetto signore sovrano, i suoi eredi e successori, re di questo regno, avranno pieno potere e autorità di volta in volta nel visitare, reprimere, ottenere risarcimenti, riformare, ordinare, correggere, controllare ed emendare i suddetti errori, eresie, abusi, offese, inosservanze ed enormità di qualunque tipo esse siano e che in qualche maniera, per mezzo dell’autorità spirituale o della giurisdizione dovrebbero o potrebbero essere legalmente riformate, represse, ordinate, risarcite, corrette, controllate o emendate soprattutto per piacere a DIO Onnipotente, per l’accrescimento della virtù nella religione cristiana e la conservazione della pace, dell’unità e tranquillità di questo regno; qualunque usanza, consuetudine, legge straniera, autorità straniera, prescrizione o qualunque altra cosa o cose contrarie a ciò non saranno prese in considerazione.”