Che cos’è la teologia?

Marie-Dominique Chenu

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(1895-1990), La parole de Dieu, Parigi, 1964, i, pagg. 125s., da Ardusso-Ferretti-Pastore-Perone, La teologia contemporanea, Torino, 1980, pagg. 312s.

Il sapere teologico implica, nella sua struttura essenziale, qualche cosa di “dato” e qualche cosa di “costruito”; o, più precisamente, poiché una scienza presuppone dei principi senza fondarli, la teologia come scienza presuppone un “dato” sulla base del quale “costruisce”. Procedit ex principiis. In quest’ordine d’idee san Tommaso può parlare della teologia come scienza, perché essa, pur non essendo evidente nei suoi principi, da essi tuttavia deriva il proprio splendore di scienza di Dio. La teologia deve sempre essere un’opera di invenzione – perché è sempre in cerca di fede – che deve sempre ritrovare il suo dato, vivendo di questo, immergendosi nell’esperienza cristiana, che è l’atmosfera al di fuori della quale essa si atrofizza.

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L’uomo, tra computer e consapevolezza

La questione del “sé”, di chi siamo, di chi possiamo essere, di ciò che comprendiamo, si apre a scenari nuovi grazie ai lavori sulla neurologia. Cambierà, ne sono certi in molti, il concetto di “sé”. Ma anche quello di “anima” e di “relazione”. Cambierà (già sta cambiando, benché alcuni fingano di non accorgersene) persino il concetto di spiritualità e, di conseguenza, di religione.

Riportiamo parte di un’intervista al professor Faggin, l’inventore (se così si può dire) del primo microprocessore e del touchpad. L’intera intervista si può leggere cliccando qui.

Professor Faggin, lei ha lavorato prima sul microprocessore, il cuore del pc, poi su touchpad e touchscreen…
«Il cuore e la pelle, sì».

Ora si occupa della sua «anima».
«Di consapevolezza. Verso la metà degli anni ’80 mi ero interessato alle reti neuronali, si cominciava a capire qualcosa di come funziona il cervello umano e su quella base mi sono buttato in questa nuova direzione per cercare di realizzare un nuovo componente informatico di tipo “cognitivo”: l’idea era quella di costruire un computer che impara da solo e quindi potrebbe evolvere come un sistema vivente. Quello che conosciamo oggi non impara niente, è una macchina che, semplicemente, fa perfettamente e molto velocemente ciò che gli si dice di fare».

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