Per non dimenticare da dove veniamo

Edward Schillebeeckx

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(1914- ), Gesù. La storia di un vivente, Brescia, 1976, passim

 

Finché non prenderemo sul serio questa dinamica, sarà difficile tradurre il vangelo nella storia: finché l’emancipazione di sé, la propria individualità, il valore assoluto dato all’identita e singolarità (tutte cose buone, naturalmente…) non saranno ristabilite nella loro giusta posizione di fronte all’assoluto, non saremo “imitatori di Cristo”.

L’effetto sconvolgente della prassi di vita e del messaggio di Gesù e del suo fallimento storico sta – nella nostra situazione moderna – nel fatto che l’idea attuale di emancipazione totale mediante liberazione di sé è messa in discussione da Gesù. La sua morte per esecuzione non fece vacillare la sua certezza della ventura sovranità di Dio, pur sempre intenta all’umanità: faccia a faccia con la sua morte imminente, egli continuò a offrire salvezza da parte di Dio….

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Dialogare con l’umano “che non crede e che soffre”

Edward Schillebeeckx

(1914-2009 ), Il Cristo. Storia di una nuova prassi, Brescia, 1980, pagg. 758s.

Un altro teologo che rischia di diventare un grande dimenticato è Schillebeeckx. Protagonista dell’avanguardia della riflessione cristiana nei decenni post conciliari, oggi sembra essere scomparso dalla scena del pensiero cattolico. Fu certamente uno dei primi a comprendere la necessità del dialogo con l’uomo concreto, moderno, in cerca di senso. Questa breve pagina è un omaggio.

“E’ un fatto che nell’età moderna il vero partner del dialogo con la teologia occidentale è stato l’incredulo, l’umanista. E non possiamo avercela a male, perché questo fu il problema derivatoci dalla nostra tradizione di libertà! Si trattava (dal punto di vista della tematica teologica corrente) di un dialogo del cittadino che crede con il cittadino che non crede, se Dio sia o meno la ragione fondante della loro libertà (civile). […]

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