La scelta spirituale

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In questi giorni si sta svolgendo l’annuale appuntamento di TORINO SPIRITUALITA’ (qui il programma). Il tema di quest’anno è IL VALORE DELLA SCELTA. Della scelta religiosa, certamente, ma anche della scelta tout court, poiché sempre di più cresce la consapevolezza che la scelta umana e la scelta spirituale siano la medesima cosa. D’altro canto, si separa sempre di più la relazione, un tempo assoluta, tra vita spirituale e religione/religioni. L’impressione è che stiamo scoprendo con maggior consapevolezza la nostra relazione personale con l’Assoluto (lasciatemelo chiamare così, per ora) in qualunque forma esso si presenti, proprio mentre percepiamo che l’appartenenza a un credo ben definito non è così essenziale per la nostra esistenza (e per la nostra salvezza: anche qui, lasciamo che sopravviva questo termine che ha una lunga storia).

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Io sono ciò che voglio essere

Maurice Blondel (1861-1949)

Da L’azione, Brescia, 1970.

Se non sono ciò che voglio essere, ciò che voglio non con le labbra soltanto, non in forma di desiderio o di progetto, bensì con tutto il cuore e con tutte le forze, nei miei atti, non sono. Nel profondo del mio essere c’è un volere e un amare l’essere o non v’è nulla. Questa necessità che m’era sembrata costrizione tirannica, quest’obbligo che mi pareva dapprima dispotico, debbo constatare che in ultima analisi manifestano ed esercitano l’azione profonda della mia volontà: altrimenti mi distruggerebbero. La natura intera della cose e la catena delle necessità che pesano sulla mia vita non sono se non la serie di mezzi che debbo volere, che voglio infatti per compiere il mio destino.

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