Vanità e supponenza degli uomini “sacri”

Bernard Häring

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(1912-1998) Perché non fare diversamente?, Queriniana, pp. 41ss

Il comportamento pieno di ostentazione e di supponenza, quale metodo per imporsi ed elevarsi al di sopra degli altri, è per l’autenticità della religione infinitamente […] pericoloso. […].

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Sacro e potere, giogo non leggero

ordinazione

Riprendo qui, come ogni venerdì, le mie riflessioni su temi ecclesiali. In particolare sul ruolo e il futuro del presbitero. Ringrazio tutti quelli che, sia nel blog, sia a voce, mi stanno aiutando a “verbalizzare”.

Un amico prete (che stimo davvero) mi faceva notare, in riferimento alla precedente riflessione, come molti preti non abbiano in nessun modo percezione di sé come di “uomini sacri”. Il che, a mio parere, incancrenisce più che lenire la ferita. Non c’è peggior danno che si possa fare a se stessi che quello di vivere in una condizione di inautenticità. Non perché i preti che affermano di non essere uomini sacri siano particolarmente disonesti (l’assenza di autenticità e la mancanza di onestà non sono per nulla la stessa cosa), ma per il semplice fatto che negano a parole una condizione che di fatto hanno accettato, sottomettendosi al sacramento (appunto!) dell’Ordine. Di conseguenza molti preti si trovano spesso a vivere una condizione border line, in qualche modo schizofrenica.

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Prete, ossia: la fatica di essere “sacro”

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Continuo nelle mie riflessioni sul prete, iniziate un paio di settimane fa. Ribadisco che sono pensieri che cerco di mettere in ordine, per fare chiarezza in me, innanzitutto e per favorire un dialogo.

Qualche giorno fa avevo distinto tre dinamiche per una riflessione sulla complessa sostenibilità della figura del prete oggi; indicavo quali punti da analizzare seriamente, per comprendere alcune derive: celibato, gestione del potere e relazione tra quotidianità e spiritualità.

I primi due temi mi sembrano (per quanto possa sembrare il contrario) meno essenziali. Nel terzo trovo qualcosa di decisivo, da subito. Un elemento centrale della spiritualità del prete è, infatti, la questione della sacralità. Tanto più decisiva, quanto più in gioco in un tempo in cui di spazio per il sacro sembra essercene sempre di meno.

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