L’Ospite inatteso

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Jalal Ad-Din Rumi (1207-1273)

Totalmente inatteso il mio ospite giunse.
“Chi e'”,chiese il mio cuore.
“La faccia della luna”, disse la mia anima.
Quando entro’ in casa
Tutti corremmo in strada, folli in cerca della luna.
“Sono qui”,lui ci chiamo’ dall’interno,
ma noi cercavamo fuori, ignari del suo richiamo.
Il nostro usignolo canta ebbro in giardino,
noi tubiamo come colombe:”Dove, dove, dove?”.
Si raduno’ una folla:”Dov’e’ il ladro?”.

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La religione, tra amore e ragione

GIALAL AL-DIN RUMI

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L’amore è sconsiderato, non così la ragione.
La ragione cerca il proprio vantaggio.
L’amore è impetuoso, brucia sé stesso, indomito.
Pure in mezzo al dolore,
l’amore avanza come una macina;
dura la sua superficie, procede diritto.
Morto all’egoismo,
rischia tutto senza chiedere niente.
Può giocarsi e perdere ogni dono elargito da Dio.
Senza motivo, Dio ci diede l’essere,
senza motivo rendiglielo.
Mettere in gioco se stessi e perdersi
è al di là di qualcunque religione.
La religione cerca grazie e favori,
ma coloro che li rischiano e li perdono
sono i favoriti di Dio:
non mettono Dio alla prova
né bussano alla porta di guadagno e perdita.

Là, io non ero…

Gialal Al-Din Rumi

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(1207-1273) Poesie mistiche, trad. Alessandro Bausani, Milano: Biblioteca Universale Rizzoli, 1988, pp. 57-58.

Io ero, nel tempo in cui non erano i Nomi, e nessuna traccia v’era d’esistenza di esseri. E tutti gli oggetti e i nomi promanarono da Me, in quell’attimo eterno quando né Me né Noi v’era!

E in quell’attimo antichissimo e primo mi prostrai a Dio, quando ancora Gesù non fremeva in seno a Maria. Da un capo all’altro percorsi tutta la Croce, e tutti i Nazareni conobbi: sulla Croce non c’era!

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La visita dello Straniero

Louis Massignon

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(1883-1962), Parola data, Adelphi, pp. 296-297

Seguito della pagina precedente, è questa “estasi” che conduce alla decisione di non riconoscere alcun Nome, di non nominare più dio in alcun modo, di riconoscere al divino il suo unico serio statuto, quello dello Straniero/Amante.

Lo Straniero, che una sera di maggio venne a visitarmi, cauterizzando la mia disperazione che Egli stesso fendeva, simile alla fosforescenza di un pesce che sale dal fondo delle acque abissali, me l’aveva rivelato il mio specchio interiore, mascherato sotto le mie stesse sembianze – esploratore stremato dalla cavalcata nel deserto, tradito agli occhi dei suoi ospiti dal proprio armamentario di svaligiatore scientifico -, prima di oscurarsi davanti al Suo incendio. Allora nella mia memoria non rimase alcun Nome (nemmeno il mio) che potesse esserGli gridato per liberarmi del Suo stratagemma e sfuggire al Suo tranello. Più nulla; salvo il riconoscimento del Suo sacro isolarsi nella Propria solitudine: ammissione della mia indegnità originaria, diafano sudario del fra-noi-due, velo impalpabilmente femminile del silenzio, che Lo disarma – e che si fa iridato alla Sua venuta, sotto la Sua parola creatrice.

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Il messaggio del pappagallo

Jalal Ad-Din Rumî

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(1207-1293) Mathnawi. Il poema del misticismo universale, Milano: Bompiani, 2006, vol. 1, pp. 187-210.

C’era un mercante che aveva un pappagallo; un bel pappagallo imprigionato in una gabbia. Il mercante si preparò per un viaggio: decise di andare in India. Generosamente disse ad ogni schiavo maschio e ad ogni serva: ‘Che cosa vuoi che ti porti? Orsù, dimmelo’. Ognuno gli chiese ciò che più desiderava: il brav’uomo si impegnò con tutti. Poi disse al pappagallo: ‘Che regalo ti piacerebbe che ti portassi dal paese dell’India?’. Il pappagallo rispose: ‘Quando laggiù vedrai i pappagalli, spiega loro la mia sventura e dì loro: ‘Il tal pappagallo, che ha nostalgia di voi, per desiderio del Cielo è nella mia prigione. Vi saluta, chiede giustizia, e desidera conoscere da voi un rimedio e un modo per essere ben guidato. E dice ancora: ‘È bene che, avendo nostalgia di voi, io renda lo spirito e muoia nella separazione? È giusto che mi trovi in una crudele prigionia, mentre voi siete sui teneri arbusti o sugli alberi? È questa la fedeltà degli amici? Io in questa prigione e voi nel roseto? […] Il mercante accettò quel messaggio e promise di portare il saluto del pappagallo ai suoi simili.

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