Francesco, Martini e i non credenti

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L’editore Bompiani, in collaborazione con la Fondazione Carlo Maria Martini, ha cominciato la pubblicazione dell’opera omnia dell’indimenticato cardinale milanese. Il primo volume, presentato il 20 ottobre scorso, raccoglie gli scritti delle Cattedre dei non credenti. La prefazione ha una firma illustre: quella di papa Bergoglio di cui riportiamo una pagina intensa, fraterna e che illumina entrambe le figure dei gesuiti e molto di quanto sta accadendo oggi nella Chiesa.

Per chi volesse leggere l’intero intervento, cliccare qui.

«L’ eredità che ci ha lasciato il cardinale Martini è un dono prezioso. La sua vita, le sue opere e le sue parole hanno infuso speranza e sostenuto molte persone nel loro cammino di ricerca. Quanti di noi in Argentina, alla «fine del mondo» abbiamo fatto gli Esercizi spirituali a partire dai suoi testi! Uomini e donne di fedi diverse, non solo in ambito cristiano, hanno trovato e continuano a trovare incoraggiamento e luce nelle sue riflessioni. Abbiamo quindi la responsabilità di valorizzare questo patrimonio, così che possa ancora oggi alimentare percorsi di crescita e suscitare una autentica passione per la cura del mondo. In questa prospettiva desidero mettere in evidenza tre aspetti che ritengo particolarmente rilevanti della figura del cardinale.

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L’albero inutile

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Una illuminante pagina di Zhuang-zi (vissuto nel IV secolo a.C.) sul valore delle parole dei maestri spirituali, a volte tanto alte da farcele sembrare distanti dalla vita, eppure così necessarie quando non si rifletta in più in termini di utilità ma semplicemente di ristoro: così inutile è la sapienza, che non produce frutti finché non si smetta di pretenderli (l’immagine mostra la scrittura del Dao, la “via”).

Hui Zi disse a Zhuangzi: “Ho un grande albero di ailanto, ma il suo tronco è così contorto e nodoso che non si riuscirebbe a trarne un’asse diritta. I suoi rami sono così intricati che squadra e compasso non sono di alcuna utilità su di essi. Si erge sul ciglio della strada, ma nessun falegname lo degna di uno sguardo. Così sono anche le tue parole: grandi, ma inutili, e nessuno sa che farsene.”

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Alcuni vanno sulla montagna…

Maurice Bellet

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Dio? Nessuno l’ha mai visto, San Paolo, pp. 95ss

Alcuni vanno sulla montagna, là dove gronda il fuoco che getta nel terrore tutti quelli che abitano in basso. A meno che sulla montagna, dopo che la terra ha tremato, venga il soffio leggero – e l’uomo, nel suo giusto timore, si copra il viso. Oppure, in cima alla montagna, è l’uomo stesso che diviene splendente di luce, come se in lui divenisse visibile ciò che l’occhio umano non può vedere.

Alcuni se ne vanno per le città, tra i poveri, indugiando nella miseria. Aiutano. Non hanno altra luce che quello che intravedono sul viso del più derelitto, del più sfatto, del più smarrito.

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La crisi delle istituzioni religiose è automaticamente crisi interiore?

In un intervento sul suo blog, che rimanda a un articolo pubblicato da “Liberal” il 16 ottobre, Luigi Accattoli fa una disamina molto intensa e interessante dell’apertura dell’Anno della fede e della rilettura di Benedetto XVI riguardo al Concilio Vaticano II. Dopo aver valorizzato alcuni gesti simbolici del Papa, Accattoli pone due problemi, che qui riportiamo, rimandando il lettore al testo integrale.

Ci sembra una riflessione che non debba andare perduta.

[…] Benedetto dunque non esita a muovere critiche ai documenti conciliari e la sua libertà suggerisce che anche la sua veduta possa prestarsi a qualche osservazione: ne faccio mie le note essenziali, ma almeno in un punto – quello della considerazione della modernità come nemica a Dio – essa mi appare a dominante eurocentrica e intellettuale. Eurocentrica: perché certo nell’Europa si manifesta quel portato estremo della secolarizzazione che Benedetto indica come “vuoto” e “deserto” di Dio, ma non credo che lo stesso si possa dire del resto del mondo. Ed è ormai nel Sud del pianeta la più gran parte – e viva – delle Chiese cristiane.

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