Là dove i Giusti si scambiano i loro messaggi

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1 SETTEMBRE 1939 di Wystan Hugh AUDEN (1907-1973)

Una delle cose più belle che ho trovato navigando in questi giorni, postate come riflessione sugli eventi di Parigi. Troppo dimentichiamo i luoghi profondi dove giungono talvolta i poeti…

Siedo in una delle bettole
della Cinquantaduesima strada
incerto e spaventato
vedendo scadere le astute speranze
d’un decennio basso e disonesto:
onde di rabbia e di paura
circolano per le luminose
e oscurate contrade della terra,
ossessionando le nostre vite private;
l’indicibile odore della morte
offende la notte di settembre.

Le ricerche degli esperti possono
riesumare intera l’offesa
che da Lutero ad oggi
ha fatto impazzire una cultura,
scoprire quello che successe a Linz,
quale immensa illusione ha creato
un dio psicopatico:
io e il pubblico sappiamo
quel che i bambini imparano a scuola,
coloro a cui male è fatto,
male faranno in cambio.

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In questo turbine della nostra storia, ha davvero senso parlare di pace? E in che modo, e a quale prezzo?

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Quattordici anni fa, il cardinale Martini scriveva un discorso, poco dopo gli eventi dell’11  settembre. Sembra che nulla sia cambiato, anzi, che la spirale innescata sia senza fine. Molte cose allora dette, restano una meditazione attualissima. (per il discorso intero, clicca qui).

[…]

I fatti li conosciamo: gravissimi attentati terroristici che rivelano una capacità inaudita di odio e fanatismo, che si serve di tecnologie raffinate e si nutre di forme finora inedite di fondamentalismo civile e religioso (pensiamo a tutti gli aspiranti suicidi). Agli attentati è seguita un’azione di caccia ai terroristi che è sfociata in una guerra in Afghanistan. In questi ultimi giorni, poi, si sono moltiplicati vergognosi attentati suicidi contro cittadini inermi in Israele, a cui hanno fatto seguito ritorsioni e azioni militari in Palestina, in luoghi dove ormai da anni c’è un crescendo di violenza di cui non si vede la fine.

1. Uno sguardo al vangelo (lc 13,1-5)

Questi fatti ci addolorano, ci interpellano, ci sconvolgono. Pensiamo con dolore agli innumerevoli morti, ai feriti che porteranno per tutta la vita il segno della tragedia, alle famiglie distrutte, ai milioni di profughi, al pianto dei bambini mutilati. Nascono molte domande, ipotesi, inquietudini. Domande di carattere umano e religioso e anche di carattere politico. Si vorrebbe capire, giudicare, vedere come agire per farla finita con il terrorismo, la paura, la guerra, come operare seriamente per una pace duratura.

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Spiriti vaganti e resurrezione della carne

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Una pagina di Theodor W. Adorno, dura, cruda e assolutamente illuminante, sulle radici di una “seria” religiosità (e sul senso da riscoprire della resurrezione della carne) e sulla sventura attualissima dello spiritismo superstizioso.

L’occultismo è la metafisica degli stupidi. Il basso livello intellettuale dei medium non è affatto un caso, come non lo è il carattere apocrifo e melenso delle loro rivelazioni. Fin dai primi giorni dello spiritismo l’aldilà non ha avuto da comunicare nulla di più significativo dei saluti della nonna defunta e della previsione di un viaggio imminente […].

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Cosa diciamo quando diciamo “dio”

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La nostra tradizione (al contrario di quella buddista o zen per fare un esempio), tende a parlare con estrema facilità di dio. Sia per invocarlo, sia per bestemmiarlo, sia per usarlo come un facile intercalare. Ma anche per ragionarci sopra; per invitare a conoscerlo o a seguirlo; per studiarlo; persino per dimostrarne l’esistenza o per negarla. La parola “dio” è una delle più pronunciate in Occidente.

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La scelta spirituale

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In questi giorni si sta svolgendo l’annuale appuntamento di TORINO SPIRITUALITA’ (qui il programma). Il tema di quest’anno è IL VALORE DELLA SCELTA. Della scelta religiosa, certamente, ma anche della scelta tout court, poiché sempre di più cresce la consapevolezza che la scelta umana e la scelta spirituale siano la medesima cosa. D’altro canto, si separa sempre di più la relazione, un tempo assoluta, tra vita spirituale e religione/religioni. L’impressione è che stiamo scoprendo con maggior consapevolezza la nostra relazione personale con l’Assoluto (lasciatemelo chiamare così, per ora) in qualunque forma esso si presenti, proprio mentre percepiamo che l’appartenenza a un credo ben definito non è così essenziale per la nostra esistenza (e per la nostra salvezza: anche qui, lasciamo che sopravviva questo termine che ha una lunga storia).

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Il Vangelo e le altre religioni

Pierre-François de Béthune

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L’ospitalità. La strada sacra delle religioni, San Paolo, 2012

Pierre-François de Béthune ha scritto uno splendido libro sul dialogo interreligioso (intrareligioso, lo chiamerebbe Panikkar). In una delle pagine più intense, commenta in questo modo il brano evangelico dell’invio dei discepoli in missione:

“Quando Gesù invia i suoi discepoli ad annunciare a loro volta il Regno che viene, ingiunge loro di presentarsi sprovvisti di tutto e nella necessità di essere accolti.

Se domanda loro di non prendere niente con sé, «né oro, né argento, né borsa per il cammino, né due tuniche, né sandali, né bastone», non è per invitare i missionari a essere distaccati; è perché si presentino dipendenti dalla buona volontà dei loro ospiti, perché siano costretti a domandare il vitto e l’alloggio. Ordina loro di entrare nella casa, di dire: Pace a questa casa. E: «Rimanete in quella casa mangiando e bevendo quello che vi sarà dato». E’ ugualmente prevista l’eventualità di una non accoglienza. Essa fa parte dell’esperienza, perché l’ospitalità non è un diritto per il discepolo, ma sempre l’oggetto di un’umile richiesta.

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