Finalmente! Oltre il relativismo

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Chi ha letto con attenzione l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium si sarà reso conto che siamo di fronte a una svolta epocale, per diversi aspetti e per precise indicazioni: uno di questi è evidente, non c’è nemmeno bisogno di commentarlo, nella parte che qui riportiamo. Siamo finalmente fuori dalle paludi della paura del relativismo. Speriamo di non tornarci più!

In seno alla Chiesa vi sono innumerevoli questioni intorno alle quali si ricerca e si riflette con grande libertà. Le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale, se si lasciano armonizzare dallo Spirito nel rispetto e nell’amore, possono far crescere la Chiesa, in quanto aiutano ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola. A quanti sognano una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature, ciò può sembrare un’imperfetta dispersione. Ma la realtà è che tale varietà aiuta a manifestare e a sviluppare meglio i diversi aspetti dell’inesauribile ricchezza del Vangelo.

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Ogni incontro con l’altro rischia di cambiarci

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Pierre-Françoise de Béthune, L’ospitalità, San Paolo, pp. 151-152

Chi sostiene che il dialogo interreligioso sia un rischio, ha perfettamente ragione. Ma si tratta di un rischio che, oggi, non ci si può esimere di correre.

Il dialogo interreligioso non è soltanto un dovere morale in favore della giustizia e della pace, ma è una via spirituale. Non è soltanto un’esigenza che viene ad aggiungersi a tanti altri obblighi, ma è un’opportunità, un’opportunità per la fede.

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Tradizione e interpretazione

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In vari modi, nei giorni scorsi, la parola Tradizione è riemersa con forza nel contesto ecclesiale. Ma, in realtà, si tratta di una continuità, non certo di un ritrovamento. Come potrebbe essere, altrimenti? Tutta la storia del cristianesimo si fonda, come negarlo?, sul duplice fuoco di Parola e Tradizione: fedeli alla Parola e fedeli alla Tradizione, si ripete da secoli, per garantirsi la continuità all’interno del mutamento. Ma è davvero, semplicemente, così? Ma, soprattutto, cosa significa “fedeltà”?

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La tradizione come ascolto e dialogo

Henri de Lubac

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(1896-1991), Cattolicesimo. Gli aspetti sociali del dogma, Studium

De Lubac scriveva questa pagina nel 1941! Vale per il decennio seguente, per quello seguente ancora e per il nostro. Sono sempre più stupito di come gli ultimi decenni della Chiesa siano state incapaci di ascolto e di memoria nei confronti dei grandi profeti (ma forse è proprio della profezia vera, questo vivere in tempi lunghi…).

Il vagheggiamento del passato è una chimera che fomenta gli scismi o una puerilità che inaridisce lo spirito. Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli della diversità estrema delle teorie che, sui mille aspetti in cui la verità religiosa entra a contatto con le nostre preoccupazioni umane, sono state professate nel corso della storia cristiana. Dobbiamo percepire con chiarezza in quale larga misura quelle teorie sono relative a una situazione sociale, intellettuale, culturale sempre in moto. Se avremo presenti queste cose, allora potremo in tutta sicurezza ammirare l’unità imponente della grande corrente tradizionale, che con le sue onde di continuo rinnovate, e pura da ogni contaminazione reca sempre la stessa fede indefettibile.

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La coscienza del non credente

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Sto scrivendo un po’ troppo su questo papa… Me lo ha detto qualche amico e me lo dico da solo. Ma è possibile evitarlo? In questi giorni, per esempio, come non riflettere su quella che ormai tutti chiamano “Lettera ai non credenti” (e già per questo titolo come si potrebbe non pensare al cardinal Martini, di cui abbiamo celebrato da poco la memoria, un anno dopo la sua morte)? Come non prendere in seria considerazione, per esempio, un’affermazione che in essa è contenuta: “Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza.” Definizione non certo nuova nella morale cristiana, che conosce l’idea della “coscienza invincibilmente erronea” da lungo tempo. Eppure sembra così innovativo: si pecca quando non si aderisce al giudizio della propria coscienza; quando si vive contro coscienza (contro cultura, quindi, non contro natura: diciamocelo!) ossia, quando non si fa verità in noi stessi.

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Per non dimenticare da dove veniamo

Edward Schillebeeckx

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(1914- ), Gesù. La storia di un vivente, Brescia, 1976, passim

 

Finché non prenderemo sul serio questa dinamica, sarà difficile tradurre il vangelo nella storia: finché l’emancipazione di sé, la propria individualità, il valore assoluto dato all’identita e singolarità (tutte cose buone, naturalmente…) non saranno ristabilite nella loro giusta posizione di fronte all’assoluto, non saremo “imitatori di Cristo”.

L’effetto sconvolgente della prassi di vita e del messaggio di Gesù e del suo fallimento storico sta – nella nostra situazione moderna – nel fatto che l’idea attuale di emancipazione totale mediante liberazione di sé è messa in discussione da Gesù. La sua morte per esecuzione non fece vacillare la sua certezza della ventura sovranità di Dio, pur sempre intenta all’umanità: faccia a faccia con la sua morte imminente, egli continuò a offrire salvezza da parte di Dio….

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La cenere e il fuoco

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L’avvento di papa Francesco è stato salutato da (quasi) tutti come una ventata d’aria fresca. Ma occorre sempre vigilare, perché tornare all’aria stantia è cosa di un attimo. Basta chiudere le finestre, simulando un raffreddore o confondendo il fresco con il freddo. Fuor di metafora, le domande pressanti che hanno accompagnato (e probabilmente favorito) la conclusione del pontificato di Benedetto XVI non sono state risolte. E vanno necessariamente affrontate.

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Il senso della fede secondo Magdi Allam

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Ci ho pensato a lungo se scrivere o meno qualcosa sulla questione Magdi Allam, perché in questo blog vorrei evitare, in genere, di entrare in polemica con chicchessia. Ma ho deciso, alla fine, di scrivere qualcosa non tanto per parlare del personaggio (che a mio parere non meritava attenzione quando ha sbandierato al mondo una sedicente conversione mediatica e non la merita ora che afferma di considerare conclusa la sua esperienza nel cattolicesimo (il testo con cui dà questo annuncio è leggibile qui), quanto per sottolineare alcuni temi che, dalla lettera pubblicata su Il Giornale, svelano un’idea di conversione e di cattolicesimo (ma anche di cristianesimo) che mi sembra persin poco definire tragica e drammatica, se dovesse prendere piede.

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Cosa pensa Benedetto XVI della Gaudium et Spes

Nell’introduzione al libro che raccoglierà gli scritti ratzingeriani sul Concilio, di prossima uscita (a novembre per i tipi dell’editore Herder e a cusa dell’arcivescovo Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede),  il Papa indica con chiarezza alcune sue riflessioni sulla riuscita e sui limiti del Vaticano II. Tra le cose meno efficaci, cita la Gaudium et Spes (tra le efficaci, Nostra Aetate (rapporto con gli Ebrei) e Dignitatis Humanae (libertà religiosa).

Vale la pena leggere integralmente il testo che certamente obbliga a non poche riflessioni. Qui si seguito citiamo solo il passo che riguarda la Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.

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