Saremo mistici…?

Paul Knitter

Knitter al centro, in una riunione interreligiosa
Knitter al centro, in una riunione interreligiosa

Senza Buddha non potrei essere cristiano, Fazi, pp. 19-21

Karl Rahner, uno dei più stimati teologi cattolici del secolo scorso (e mio professore), riconobbe tale bisogno in un’affermazione ripetuta in lungo e in largo: “In futuro i cristiani saranno mistici, o non saranno nulla”.

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Un tema che, a volte, ritorna: fuori dalla Chiesa (cattolica) non c’è salvezza?

Karl Rahner

(1904-1984), Nuovi saggi, Roma, 1968, passim: la figura del “cristianesimo anonimo”.

Alcuni interventi al Sinodo sull’Evangelizzazione hanno ripresentato uno dei temi più problematici della teologia cattolica, riassumibile nel famoso assunto: extra ecclesia, nulla salus (fuori dalla chiesa non c’è salvezza).

Voglio riprendere con calma questa tesi e lo farò domani. Oggi riporto un brano di Rahner, che ha tentato qualche personale strada di risoluzione attraverso il contestato argomento del “cristianesimo anonimo”. L’argomentazione è tuttora provocante e, forse, una delle poche a prendere sul serio la duplice questione: “è necessario il cristianesimo perché l’uomo sia salvo?”; “non possono esistere altre vie per la vita eterna (o comunque la si voglia chiamare)?”

Dovendo noi tener presenti assieme entrambi i principi: la necessità della fede cristiana e l’universale volontà salvifica dell’amore e dell’onnipotenza divina, ci riesce di farlo unicamente in un modo. Il modo è il seguente: tutti gli uomini devono sotto un certo aspetto poter appartenere alla chiesa; e questa loro facoltà non può venir intesa nel senso d’una possibilità soltanto logica ed astratta, bensì reale e storicamente concreta.

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La situazione dell’uomo come “ascoltatore” di una Parola

Karl Rahner

(1904-1984), Uditori della Parola, Torino, 1967, passim

 

Quella che segue è una delle pagine fondamentali della teologia cattolica del XX secolo. Ancora oggi da questa pagina è necessario passare per compiere un’analisi e una critica della possibilità, per l’uomo, di ascoltare un messaggio “divino” (le condizioni apriori per l’uomo ‘ascoltatore’). Il linguaggio di Rahner non è mai facile (persino suo fratello dichiarava di volerlo tradurre in una lingua comprensibile!) , ma qui credo valga davvero la pena compiere la fatica della lettura. Qualche sottolineatura in neretto da parte nostra forse può favorire il lettore che affronta il testo per la prima volta, o almeno lo spero!

Tutte le filosofie della religione in fondo non sono altro che tentativi di stabilire dove l’uomo debba aspettarsi l’incontro con Dio e possa trovarlo. Ma è per sé possibile e sensato intraprendere un tentativo del genere? Si può, per dir così, prescrivere a Dio dove debba venire se vuol incontrare l’uomo? E l’uomo può stabilire da sé il punto di tale possibile incontro? […]

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