L’albero inutile

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Una illuminante pagina di Zhuang-zi (vissuto nel IV secolo a.C.) sul valore delle parole dei maestri spirituali, a volte tanto alte da farcele sembrare distanti dalla vita, eppure così necessarie quando non si rifletta in più in termini di utilità ma semplicemente di ristoro: così inutile è la sapienza, che non produce frutti finché non si smetta di pretenderli (l’immagine mostra la scrittura del Dao, la “via”).

Hui Zi disse a Zhuangzi: “Ho un grande albero di ailanto, ma il suo tronco è così contorto e nodoso che non si riuscirebbe a trarne un’asse diritta. I suoi rami sono così intricati che squadra e compasso non sono di alcuna utilità su di essi. Si erge sul ciglio della strada, ma nessun falegname lo degna di uno sguardo. Così sono anche le tue parole: grandi, ma inutili, e nessuno sa che farsene.”

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Spiriti vaganti e resurrezione della carne

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Una pagina di Theodor W. Adorno, dura, cruda e assolutamente illuminante, sulle radici di una “seria” religiosità (e sul senso da riscoprire della resurrezione della carne) e sulla sventura attualissima dello spiritismo superstizioso.

L’occultismo è la metafisica degli stupidi. Il basso livello intellettuale dei medium non è affatto un caso, come non lo è il carattere apocrifo e melenso delle loro rivelazioni. Fin dai primi giorni dello spiritismo l’aldilà non ha avuto da comunicare nulla di più significativo dei saluti della nonna defunta e della previsione di un viaggio imminente […].

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Frigoriferi e Misericordine

William Kurelek_El burro que lleva a Dios
William Kurelek_El burro que lleva a Dios

Da decenni, almeno questa è la mia impressione, la discussione intraecclesiale sul valore della pietà popolare è ambigua e fortemente caratterizzata da due poli: da un lato l’ingenuità (anche un po’ colpevole) di chi riduce il cristianesimo a una serie di esercizi di pietà e ritiene ogni approfondimento “intellettuale” un rischio inutile per la fede; dall’altro la supponenza di chi, a partire dalla profondità della riflessione teologica, biblica, filosofica, si scosta dalla “pietà” con un sorriso di condiscendenza, quando non di chiaro disprezzo. Così ci si è venuti a trovare con una Chiesa che cammina a due velocità: quella popolare e quella colta (e non è assolutamente detto che la velocità maggiore appartenga alla seconda schiera!).

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Cattolici credenti e cattolici pensanti

Henri-Irénée Marrou

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(1904-1977), Del buon uso di un’enciclica (1950)

Il testo ha la sua origine come commento all’Humani generis, ma tocca (ed è quel che qui importa) in modo originale il tema della relazione tra fede e conoscenza della tradizione culturale e dogmatica del cristianesimo, tra dogma e libertà di pensiero.

Il nostro tempo, ossessionato dai problemi della prassi, assillato dalla volontà di agire, inclina al disinteresse per la conoscenza meramente speculativa e questo, sul piano religioso, comporta un calo inquietante dello spirito teologico, sì che i principi più fondamentali su cui poggia la fede cattolica sembrano troppo spesso messi in disparte. […]

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