Le guide spirituali e coloro che “seguono”

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L’inizio della Regola pastorale [I,1] di Gregorio Magno (540 ca-604) è una lucida lettura su ciò che un pastore di anime non può e non deve essere, a ragione della grandezza del proprio compito di “guida delle anime”; e, insieme, è una denuncia spietata dell’uso del potere spirituale e delle conseguenze su coloro che sono gudati.

Non c’è arte che uno possa presumere di insegnare se non dopo averla appresa attraverso uno studio attento e meditato. Quanta è dunque la temerarietà con cui gli ignoranti assumono il magistero pastorale, dal momento che il governo delle anime è l’arte delle arti. Chi non sa che le ferite dei pensieri sono più nascoste di quelle delle viscere? E tuttavia si dà spesso il caso di persone che non conoscono neppure le regole della vita spirituale ma non temono di professarsi medici dell’anima, mentre chi ignora la virtù terapeutica delle medicine si vergognerebbe di passare per medico del corpo. Ma poiché ormai per volontà di Dio ogni autorità del secolo presente si inchina con riverenza di fronte alla religione, non sono pochi coloro che dentro la Santa Chiesa aspirano alla gloria di una dignità dietro l’apparenza del governo delle anime.

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I due testi più antichi sul celibato dei preti

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I due seguenti sono tra i più vecchi testi di tipo giuridico, a noi giunti, sull’obbligo del celibato per vescovi, preti e diaconi. Il primo è certamente il canone più antico che conosciamo. Il secondo, il più antico testo di un papa sull’argomento. La ragione del celibato è qui, chiaramente, legata alla purità rituale nell’ambito della sessualità, e non ad argomenti quali la dedizione totale alla Chiesa e al ministero (argomento più legato alla tradizione dei testi di san Paolo) o alla forma imitativa del celibato di Cristo.

 

1. Sinodo di Elvira (300ca) cann. 27.33

“Can. 27 – Il vescovo, o qualunque altro chierico, tenga presso di sé soltanto una sorella o una figlia vergine consacrata a Dio; è stato stabilito che non tenga presso di sé un’estranea.

Can. 33 – E’ stato stabilito per i vescovi, i presbiteri e i diaconi, come per tutti i chierici che hanno un ministero: si astengano dalle proprie mogli e non generino figli: chiunque lo avrà fatto sia allontanato dallo stato clericale.”

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La “fondazione” dei seminari

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(1545-1563): Decreto per la creazione dei seminari (1563)

“Poiché l’età degli adolescenti, se non viene rettamente educata, è pronta a seguire i piaceri del mondo, e se non s’informa fin dai più teneri anni alla pietà ed alla religione, prima che i vizi si impadroniscano di tutto l’uomo, non potrà giammai perfettamente e senza un grandissimo e quasi singolare aiuto dell’Onnipotente Iddio perseverare nella disciplina ecclesiastica, il Santo Concilio stabilisce che tutte le chiese cattedrali, metropolitane e maggiori di queste, a seconda dei mezzi e dell’ampiezza delle diocesi, siano tenute a nutrire, educare religiosamente e istruire nelle discipline ecclesiastiche un certo numero di fanciulli della stessa città o diocesi o, se non sono molto numerosi, della provincia, in un collegio che il vescovo sceglierà a questo scopo presso le stesse chiese o in un altro luogo conveniente.

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