Pensare il futuro: ossia, educatori (educati) cercasi

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Pensando agli auguri di quest’anno per il Natale imminente, mi sono davvero chiesto che cosa avesse senso proporre. Si sentono continuamente, attorno, profeti e profezie di sventura, mentre dall’altro lato sembra che tutto sia sempre come prima.

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Chiesa senza potere

M.I. Montuclard

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Il Vangelo in prigione (Jeunesse de l’Eglise)

Non basta spargere lamenti perché durante il XIX secolo la Chiesa ha perso la classe operaia e non basta esaltare le attività missionarie. […] Noi tutti insieme e personalmente dobbiamo riscoprire la Chiesa e il Vangelo nella loro energia peculiare, che è l’energia di Dio.

Se vogliamo che il messaggio cristiano sia accolto, dobbiamo predicare il Vangelo, dico il Vangelo e non già un umanesimo cristiano.  Se vogliamo che si creda alla Chiesa, dobbiamo presentare la Chiesa; e ciò significa vivere il nostro cristianesimo in modo che essa appaia, in virtù dei suoi mezzi soprannaturali e senza l’ausilio di inutili soccorsi umani, atta a generare una nuova umanità alla vita, alla libertà, alla fraternità e al culto del Dio vero.

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Il potere e il servizio

Abbé Pierre

L'Abbé Pierra fotografato da Henri Cartier-Bresson
L’Abbé Pierra fotografato da Henri Cartier-Bresson

(1912-2007), da “Faim et Soif

Il più grande problema del mondo è quello di sapere come ottenere che, in modo duraturo e non con la violenza e il terrore poliziesco, i privilegiati si sottraggano e sottraggano l’intera comunità umana alle maledizioni e ai misfatti del loro vivere inutile e sconsiderato.

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Chi ha pianto oggi nel mondo?

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Senza aggiungere molte altre parole. Il discorso di papa Francesco a Lampedusa (qui per leggere tutto)

«Dov’è il tuo fratello?» Chi è il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c’è una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della città di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del re chiede: «Chi ha ucciso il Governatore?», tutti rispondono: «Fuente Ovejuna, Signore». Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: «Dov’è il sangue del tuo fratello che grida fino a me?». Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. […] In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!

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L’uso dei beni ecclesiastici

Ambrogio da Milano

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(334 o 339/340-397) in PL 16, 148-149

“La Chiesa possiede oro non per tenerlo nascosto, ma per distribuirlo nel soccorrere i bisognosi. Perché conservare ciò che, se viene custodito, non è per nulla utile? … Che mi potresti obiettare? Temi forse che possa mancare un ornamento degno al tempio di Dio? Il Signore ti risponderà: “I misteri della fede non hanno bisogno d’oro, e ciò che si può acquistare con l’oro, con l’oro non aumenta di dignità.”

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La morte di fra Michele minorita

 

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(+ aprile 1389): la fine di un eretico

Uno dei più stimolanti e forti documenti sulla vita e la morte di un frate, Michele da Calci, arso vivo a Firenze per reato d’eresia. Il testo fu scritto da un contemporaneo e seguace di Michele: il linguaggio fresco e popolare rende perfettamente il clima dell’epoca e dei fatti e, insieme, il sottile confine che separa talvolta gli eretici dai santi. Qui riportiamo solo la parte riguardante la condanna e la morte.

 

“(…) Letta che fu la confessione, e ‘l capitano si tornò dentro, non dando sentenzia come è usanza agli altri; e niuno ordine si tenne a lui che s’usasse di tenere agli altri che vanno alla giustizia. Tornato che fu il capitano dentro, la famiglia1 con grande impeto lo trassono fuori della porta del capitano. E rimase tutto solo tra’ mascalzoni, scalzo, con una gonnelluccia in dosso, parte de’ bottoni isfibbiati. E andava col passo larghetto e col capo chinato, dicendo d’ufficio, che veramente parea uno dei’ martiri. E tanto popolo v’era che appena si potea vedere. E a tutti increscendone, diceano: – Deh, non voler morire! – ; ed esso rispondea: – Io voglio morir per Cristo – . E dicendogli: – Oh, tu non muori per Cristo -, e esso dicea: – Per la verità -. E a cui gli dicea: – Oh, tu non credi in Dio -, ed esso rispondea: – Io credo in Dio e nella Santa Vergine Maria e nella santa Chiesa -. E alcuno gli dicea: – Sciagurato, tu hai il diavolo a dosso che ti tira -; ed e’ rispondea: – Idio me ne guardi -. E così andando, rispondea di rado, e non rispondea se non alle cose che gli pareano di necessità, e rade volte alzando gli occhi altrui. (…)

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La spogliazione di Francesco (d’Assisi)

 

Tommaso da Celano

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(1190ca-1260ca) Vita prima, Fonti Francescane, passim

Così il beato servo dell’Altissimo, sospinto e preparato dallo Spirito santo, essendo scoccata l’ora stabilita, si abbandona all’impulso della sua anima: calpesta i beni di questo mondo per la conquista di beni migliori. D’altronde non gli era più permesso differire: una epidemia mortifera si era diffusa ovunque, paralizzando a molti le membra in modo tale che avrebbe tolto loro anche la vita, se il Medico avesse tardato anche solo per poco. Francesco pertanto balza in piedi, fa il segno della croce, appronta un cavallo, monta in sella e, portando con sé panni di scarlatto, parte veloce per Foligno. Ivi, secondo la sua abitudine, vende tutta la merce e, con un colpo di fortuna, perfino il cavallo!

 

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Teologia della povertà e dell’elemosina

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Cattedrale di Chartres. Poema inscritto sul portico meridionale (XIV sec.)

Saranno sempre felici

Coloro che piangono,

Perché rideranno,

E i poveri di spirito,

I poveri che sopporteranno

Alla fine avranno il Paradiso,

Mentre il ricco spesso perisce.

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I fioretti di papa Francesco

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Ieri mi hanno inviato una mail in cui veniva raccontato un episodio di questi giorni, in cui papa Francesco era protagonista, in modo a dir poco inaspettato. Lo riprendo brevemente: rientrando nella sua camera, una delle sere scorse, e incrociando la guardia svizzera che aveva il turno presso gli appartamenti pontifici, Francesco chiese, stupito, se avrebbe dovuto trascorrere lì tutta la notte. La guardia rispose, naturalmente, di sì. Ritiratosi nella sua stanza, il papa riapparve pochi minuti dopo con una seggiola e una merendina, che offrì alla guardia, aggiungendo: «Se ha bisogno di qualcosa, bussi pure!»

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