La cacciata delle monache di Port-Royal

racine

(1639-1699) Sommario della storia di Port-Royal, in Port-Royal, Torino, 1977

Una delle pagine più cupe della lotta contro il Giansenismo, nella sua versione “al femminile” realizzata nella formidabile esperienza monastica di Port-Royal.

L’arcivescovo (Hardouin de Beaumont de Pérefixe) sarebbe stato felice di non dover chiedere di più, anche perché sapeva di non essere in diritto di esercitare alcuna pressione per la sottoscrizione, dato che l’ultima dichiarazione del re sul formulario non riguardava i monasteri femminili; ma era continuamente sollecitato dal padre Annat, che non restava dal rimproverargli l’eccessiva indulgenza per quelle monache. Così, non essendo riuscito a trovare un accomodamento, venne nella determinazione di usare tutto il rigore permessogli dalla sua autorità. Ritornò a Port-Royal, fece venire alla grata del parlatorio tutta la comunità, e constatata la fermezza delle monache nel non voler assolutamente modificare le loro riserve al formulario, non ebbe alcun ritegno: le trattò da ribelli e caparbie, le accusò – servendosi di un’espressione che ripeté in diverse altre occasioni – di esser pure come angeli, ma orgogliose come Lucifero, e sempre più esasperandolo le ragioni che quelle adducevano a propria discolpa, trasceso alle ingiurie più volgari e sconvenienti a un arcivescovo, finì con l’infligger loro l’interdizione dai sacramenti. Dopo di che lasciò precipitosamente il parlatorio per non esser testimonio delle lacrime e dei loro singhiozzi, ma lasciando intender che avrebbero avuto ben presto notizie di lui.

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