Galantino, la politica e una Chiesa… “ingerente”?

galantino

Ho lasciato passare un po’ di giorni, per far sì che si stemperassero le polemiche “di pancia” (ma sono soltanto io a esserne stufo?) e provare a riflettere in maniera serena. Delle frasi di monsignor Galantino si è detto di tutto e di più (salvo le scuse e le smentite dei media stessi cattolici – purtroppo uno su tutti, cui sono anche affezionato). Ed ecco qui la parte finale del discorso del presidente della CEI su De Gasperi, che mi sembra un interessante punto di partenza per le discussioni politiche presenti e necessariamente future. L’impressione è che la Chiesa gerarchica stia ancora cercando un linguaggio nuovo per dialogare con le istituzioni (e spero che più che di parole,  questo linguaggio sia fatto in futuro di segni e di gesti). 

«La politica non è forse quella che siamo stati abituati a vedere oggi, vale a dire un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi. La politica è ben altro, ma per comprenderlo è inutile prodursi in interminabili analisi sociologiche o in lamentazioni, quando è possibile guardare a esempi come quello degasperiano. I veri politici segnano la storia ed è con la storia che vanno giudicati, perché solo da quella prospettiva che non è mai comoda, si possono percepire grandezze e miserie dell’umanità.

Continua a leggere “Galantino, la politica e una Chiesa… “ingerente”?”

Annunci

Politica e regno di Dio: gli inconciliabili

Giuseppe Prezzolini

prezzolini

(1882-1982), Cristo e/o Machiavelli, Rusconi, 1971, pp. 68-69

Un provocatorio e attualissimo testo di Prezzolini sulla Im-possibilità della coniugazione tra politica e rivelazione

La Chiesa insegna la Verità? Ma insegna tutta la Verità? Insegna, per conto di quelli che hanno la fede, insegna le verità religiose e morali. non quelle scientifiche, né quelle sociali.  La Chiesa non insegna la matematica, non pretende di insegnare la biologia, non pubblica dei trattati di fisica cattolica. E neppure insegna la politica, che è un campo nel quale in cristianesimo non c’entra. La poliitica è sempre fuori dal cristianesimo, quando, come accade spesso, non sia addiritttura contraria al cristianesimo.

Continua a leggere “Politica e regno di Dio: gli inconciliabili”

Le armi e la fede

Thomas Müntzer

Thomas_Muentzer

(1467ca-1525) Discorso agli insorti di Allstedt, in J. Macek, La Riforma popolare, Firenze, 1973, pagg. 68s.

Le tensioni religiose misero a ferro e fuoco l’Europa post-medievale, mescolando processi di liberazione sociale e di affermazione della vera fede. Uno dei momenti più drammatici fu certamente quello della rivolta guidata da Thomas Müntzer, che fu ripresa anche dalla letteratura a noi contemporanea con le splendide pagine di apertura di “Q”.

Anzitutto il puro timore di Dio, cari fratelli. Quanto ancora dormirete? da quanto tempo avete cessato di professare la volontà di Dio in quanto, secondo voi, egli vi ha abbandonato? Ah! quante volte vi ho detto che così deve essere, che Iddio non può rivelarsi diversamente, dovete star quieti. Se non lo farete, il sacrificio, il vostro dolore straziante sarà stato vano. Voi dovete poi ritornare nuovamente nel dolore. Questo vi dico: se non volete soffrire per Dio, dovete essere martiri del diavolo.

Continua a leggere “Le armi e la fede”

Una pagina “utopica”

Thomas More

more

(1478-1535), Utopia, da J.I.G. Faus, Vicari di Cristo, Bologna. 1995, pagg. 378s.

Se tutte le cose, che le abitudini cattive e viziose hanno fatto apparire come sconvenienti e pregiudizievoli, dovessero essere rigettate come improprie e censurabili, per davvero noi cristiani dovremmo allora allontanare dalla nostra vista la maggioranza tanto delle cose che Cristo ci ha comandato, nel suo insegnamento, di fare… Ma i predicatori, gente astuta e sagace, quando hanno visto che gli uomini non conformavano che malamente i propri costumi alla legge di Cristo, hanno pensato bene di distorcere e cambiare la linea della sua dottrina e, quasi si fossero serviti di un righello di piombo, l’hanno adeguata ai costumi degli uomini, perché questi, almeno in qualche minima misura, possano ad essa corrispondere. Non vedo altro bene, in ciò che hanno fatto, se non che gli uomini possano ora operare male con maggiore impunità…

Dove le proprietà sono private, dove tutto il peso poggia sul denaro, è difficile e quasi impossibile, che la repubblica possa essere governata secondo giustizia e fiorire nella prosperità, a meno di pensare in questo modo: che si fa giustizia, là dove tutte le cose vanno a finire in mano di uomini cattivi; o che fiorisce la prosperità, là dove tutto viene spartito tra pochi…”

La polemica di Giannone sul rapporto tra regno dei cieli e Regno sulla terra

Pietro Giannone

220px-PietroGiannone

(1676-1748), Vita scritta da lui medesimo

La polemica cosiddetta “anticurialista” poneva l’accento sulla distanza netta esistente tra le strutture statali e quelle ecclesiastiche, accentuando la necessità di mantenere estranea la compagine ecclesiale dalla laicità dello Stato. Si percepisce nel testo di Giannone (una delle grandi figure di pensatore dell’illuministo napoletano) la difficile accoglienza non tanto del messaggio cristiano, ma della sua “mediazione” politica. La domanda di fondo sulla funzione del potere ecclesiale non ha perso nulla della sua forza.

Adunque, seriamente riflettendo sopra il libro degli Evangeli e gli Atti di San Luca, e spezialmente l’Epistole di san Paolo, che avea sempre nelle mani, compresi che l’immutazione dell’uomo dallo stato di natura in quello di grazia, consisteva l’avere Iddio, per infinita sua bontà e beneficenza, mandato il suo Verbo nel mondo, ad assumere carne umana nell’utero della Vergine ebrea, che lo concepì senza ministero d’uomo terreno, ma di spirito divino, affinché questo Messo, uomo insieme a Dio, conversando fra gli uomini, gli fosse di lume e scorta, additandogli la vera e sicura strada, onde da terreni e mortali, potessero rendersi immortali e celesti.

Continua a leggere “La polemica di Giannone sul rapporto tra regno dei cieli e Regno sulla terra”

Merce, uomo e mercato

Wilhelm Emmanuel Freiherr von Ketteler

Bischof_ketteler

(1811-1877), in Schriften. Ausgewaehlt und herausgeben, Monaco, 1911, iii, pagg. 17-19

“Non ci si può più ingannare oltre riguardo al fatto che l’esistenza della quasi totalità della classe lavoratrice (ossia: della maggioranza degli esseri umani negli stati moderni) è in balìa delle variazioni di mercato e del prezzo delle merci, per quanto riguarda la sopravvivenza delle proprie famiglie e per il quotidiano problema del pane necessario per l’uomo, la donna e i bambini. Non conosco nulla di maggiormente degno d’accusa di una tale contingenza.

Continua a leggere “Merce, uomo e mercato”

Il cristiano nel rischio della storia

Carlos Alberto Libanio Christo (Frei Betto)

da Dai sotteranei della Storia, Verona, 1971

Imprigionato nel 1969 dal governo brasiliano, con accusa di attività sovversiva, il domenicano conosciuto da tutti col nome di Frei Betto (figura non certo semplice di polemista, teologo e pastore impegnato fattivamente ancora oggi nella politica brasiliana con prese di posizione fortemente orientate a “sinistra”), scrisse dal carcere  una serie di lettere che toccano al cuore il tema dell’impegno cristiano nella storia. Ci sono riminiscenze bonhoefferiane, tentativi di reinterpretare la storia, che forse non abbiamo ancora approfondito a sufficienza, certamente anche affermazioni che possono creare problema in un tempo, quale il nostro, in cui le ideologie sembrano sogni lontani. Ma io vi trovo anche una forza profetica più solenne e rigorosa rispetto sia alla quiescenza che alla rabbia che sembrano ispirare (da due prospettive diverse – ma lo sono davvero?) i nostri giorni.

S. Paulo 28/03/1970

Mio caro [Pedro], la tua lettera è piaciuta molto a tutti noi. Abbiamo sentito che non siamo soli in questa avventura e che comunque essa ha delle ripercussioni positive per il Vangelo. E’ quanto basta per giustificare la nostra prigionia. Non importa sapere quanto tempo resteremo qui. Importano i frutti che risulteranno da questo seme gettato nel carcere. Forse il nostro carisma è la testimonianza cristiana dietro le sbarre (ma questo Dio solo può saperlo) e il nostro cammino è simile a quello di san Paolo che si spostava da una prigione all’altra.

Continua a leggere “Il cristiano nel rischio della storia”

Cristianesimo, politica e bandiere

Pietro Scoppola

(1926-2007) Dal neoguelfismo alla Democrazia Cristiana, Roma, 1957.

Sembra scritta oggi, ed è, invece, una pagina di oltre cinquant’anni fa. Non finisce di stupirmi la nostra lentezza (e non solo in questo caso) nel comprendere quel che abbiamo sotto gli occhi…. 

Abbiamo visto in questi dieci anni di rinata vita democratica tutte le forze cattoliche, da quelle per loro natura chiamate ad operare sul terreno politico, a quelle invece istituzionalmente orientate verso un’azione di formazione o di apostolato religioso, schierarsi in prima linea sul fronte della politica, impegnarsi a fondo nelle competizioni elettorali; e con le organizzazioni cattoliche è il clero stesso ad impegnarsi in favore del partito dei cattolici e contro i suoi avversari.

Esigenza certo imposta dall’asprezza della lotta, dalla forza degli avversari, dalla incalcolabile importanza dei valori in gioco, ma che comporta pure, necessariamente, dei grossi pericoli sui quali il cattolico, prima di ogni altro, è chiamato a meditare.

Continua a leggere “Cristianesimo, politica e bandiere”

Chiesa e fascismo: una lucida testimonianza

Giuseppe Donati

(1889-1931) Lettera a Salvemini, 1927, in Archivio Gaetano Salvemini

Una delle figure che rischiano di essere dimenticate è certamente quella del giornalista e politico Donati; antifascista (al punto da essere tra i perseguitati ed esiliati soprattutto per i suoi duri attacchi a Mussolini dopo la morte di Matteotti, amico di Sturzo, ma anche di Salvemini; uomo di coraggio e dialogo, oltre che di formidabile lucidità politica e di fede.

Una grave difficoltà per me sta in questo: non voglio assolutamente tacere nulla della verità, e perciò in parecchi punti, i fatti danno ragione a chi ritiene il Vaticano troppo compromesso; ma se ammetto questo di fronte ad un lettore cattolico estero, che non ha tempo di riflettere a tante sottigliezze politiche, di fatto, vengo a procurarmi l’effetto opposto a quello che mi propongo. In altri termini, io vorrei poter convincere i cattolici esteri miei eventuali lettori di due cose: 1) che la grande massa dei cattolici italiani è giustamente antifascista per ragioni d’ordine morale e politico insieme; 2) che il Vaticano si barcamena… ma non può essere fascista. Dicendo: non può, riconosco che esiste la corrente cattolica fascista, però contesto a questa il diritto di rappresentare in tutta questa faccenda, sia il pensiero politico dei cattolici italiani, sia i veri interessi religiosi della Chiesa.

Continua a leggere “Chiesa e fascismo: una lucida testimonianza”

Cosa resta di una politica cristiana (3)

Giuseppe Toniolo

(1845-1918) Democrazia Cristiana. Concetti e indirizzi, i, in Opera omnia, iii, ii, Città del Vaticano, 1949: programma sociale della democrazia cristiana (1899).

Una pagina che è straordinaria lezione (dimenticata?) di modernità cristiana e coscienza civile

1. Noi vogliamo l’organizzazione graduale della società in associazioni professionali corporative autonome, generali ed ufficiali. Tutti i cittadini appartenenti alla stessa professione o a gruppi di professioni analoghe si riuniscano insieme, conservando individualmente la loro funzione economica… per trattare insieme e regolare i rapporti reciproci e tutelare gli interessi comuni. Perciò chiediamo allo Stato e a tutti gli enti pubblici minori che favoriscano in tutti i modi questa tendenza all’organizzazione corporativa, specialmente lasciando piena libertà e dando il riconoscimento giuridico alle unioni professionali che sotto l’azione dell’iniziativa privata verranno formandosi.

Continua a leggere “Cosa resta di una politica cristiana (3)”