L’inutile “religiosità” dell’avido

 

Pier Damiani

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(1007-1072), Opuscolo ai cardinali, in PL 145, 533. Da J.I.G. Faus, Vicari di Cristo, Bologna. 1995, pag. 138

Uno può anche essere casto, sobrio, ospitale, può nutrire i poveri, digiunare, può non dormire e passare notte e giorno cantando salmi, che, se però è avido, ha perso già tutto, fino al punto che, tra tutti i rei di crimini diversi, non si troverà nessuno peggiore di lui… Che ti servirà allora non uccidere? O non commettere adulterio? O non giurare il falso e conservarti immune da ogni peccato? Fin quando non getterai via da te l’avidità, non ci sarà nessuno peggiore di te… Non c’è cosa più iniqua che l’amore del denaro.”