Come nasce un pericoloso proselitismo

AGOSTINO D’IPPONA

ST_AUGUSTINE

(354-430) Epistola 185, xix, xxi, xxiii (417)

Talvolta la logica è pericolosa, quando applicata a questioni “celesti”. E’ il caso di questo testo di Agostino, esemplare tra molti (si pensi al tema della “guerra giusta”, sempre da lui argomentato): il principio analogico, che fa corrispondere il “metodo” della politica terrena a quello di una presunta politica divina, ha prodotto e produce aberrazioni “perfettamente giustificabili”. La “vigilanza” che il vangelo chiede, va probabilmente anche in questa direzione… Nel medioevo, la conseguenza di questo testo (e di altri simili) fu la drammatica stagione della caccia agli eretici e alle streghe…

Orbene, in qual modo i sovrani possono servire Dio col timore se non col proibire e punire con religiosa severità i reati commessi contro i suoi comandamenti? Infatti un re serve Dio in due modi diversi: in quanto uomo lo serve vivendo fedelmente, in quanto invece è anche re lo serve promulgando e facendo osservare con opportuno rigore leggi che prescrivono dà che è giusto e proibisce il contrario. […]

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La giustizia di dio!

Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio

lattanzio

(250ca-325ca) La morte dei persecutori, Proemio

A poca distanza dall’editto costantiniano, il grido di vittoria di Lattanzio: dichiarazione di libertà dei cristiani e di odio per i persecutori. Uno dei testi che porterà al rovesciamento delle violenze: nel giro di pochi decenni, i perseguitati in nome di dio diverranno, sempre in nome di dio, persecutori.

“Il Signore ha ascoltato, o carissimo Donato, le tue preghiere, che effondevi al suo cospetto in ogni ora e tutti i giorni, e quelle degli altri nostri fratelli, che ottennero con la loro confessione gloriosa la corona eterna per i meriti della propria fede.

Abbattuti tutti i nemici, tornata la tranquillità in tutto il mondo, la Chiesa, avvilita, di nuovo sorge e la misericordia del Signore ricostruisce, a maggior gloria di Dio, il tempio che era stato abbattuto dagli empi. Infatti Dio fece sorgere dei principi che spezzarono il nefando e crudele dominio dei tiranni e provvedettero al genere umano, così che, quasi dissipando la tenebra di quel tempo tristissimo, una pace serena e gioconda potesse rendere liete gli animi di tutti.

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Cosa si pensava dei cristiani…

Publio Cornelio Tacito

tacito

(54/55-120) Annali, xiii, 32: Il caso di Pomponia Grecina

Così si pensava dei cristiani, in Roma, all’epoca in cui scriveva Tacito, il maggiore storico romano. Pochi anni dopo, anche Caio Svetonio Tranquillo (70-140) citava la nuova religione con le seguenti parole: «Vennero condannati al supplizio i cristiani, una setta di individui dediti ad una nuova e malefica superstizione» (Vita di Nerone, 16) e ancora: «Espulse da Roma i Giudei, che provocavano continui disordini su istigazione di un certo Cresto [Cristo]».

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