Futuro… e pensiero…

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Ho un poco diradato le riflessioni sul blog per due motivi, di cui in realtà solo uno può interessare gli amici che leggono queste pagine. Ed è questo: sto pensando cosa  il blog stesso potrebbe diventare in futuro (un futuro a breve termine, diciamo dopo agosto). La riflessione è dovuta a una faccenda che mi si è insinuata dentro da un bel po’ di tempo e che anche gli incontri in comunità e nelle scuole che ogni tanto mi chiedono di tenere, rafforza: c’è bisogno di una riqualificazione dell'”intelligenza del credere”. Un tempo, parlo di vent’anni fa, era in voga un modo di dire che si è perso: si parlava di “diaconia dell’intelligenza”, frase forse non bellissima, ma che esprimeva un concetto preciso: oltre al servizio della carità per coloro che sono poveri “nella carne”, il vangelo non può non proporre un servizio (diaconia, appunto) che abbia come scopo l’aiuto alla comprensione, pur limitata, del mistero (dell’uomo, innanzitutto, di fronte a dio).

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Il pensiero non è ripetizione “di ciò che si dice in giro…”

Rémi Brague, da pochi giorni insignito del premio Ratzinger per la teologia, ha tenuto ieri all’Università Cattolica un’interessante relazione sul tema: “Non tradire la tradizione”.  In un’intervista con il giornalista di Avvenire Paolo Viana, ha risposto in modo a mio parere estremamente efficace a una domanda sul comunicare il “pensiero” nel tempo di facebook e twitter:

“Non crede che il problema sia anche di trovare un codice per trasmettere una tradizione che risulta oramai incomprensibile per chi comunica con Twitter e Facebook?

Purtroppo quello che dice è fin troppo vero. Mi spiace ammetterlo ma è proprio così. Gli intellettuali al giorno d’oggi devono darsi il compito di trovare un linguaggio, prima di tutto, che sia comprensibile ai giovani. Quello che manca è in effetti un ponte attraverso il quale far passare alle masse ciò che pensano gli intellettuali e i media hanno la responsabilità tremenda di non far udire le idee alla gente, che di quelle idee ha invece un gran bisogno. i giornalisti sono come i sofisti descritti da Platone: ripetono, ripetono e ripetono quello che si dice in giro…