Il peccato di Adamo, il mio e il rimedio

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Testo amato dal giovane Lutero, e inizialmente attribuito a Taulero, quello dell’Anonimo Francofortese è uno dei “libelli spirituali” più interessanti del XV secolo. Modernissimo, per alcuni versi, come in questa pagina sul peccato originale.

Cosa fece Adamo? Si dice che sia caduto o andato in perdizione per aver mangiato la mela. Io dico invece che ciò avvenne per essersi egli attribuito, per il suo “io”, “me”, ” a me”, “mio”, e simili. Se avesse mangiato sette mele ma non vi fosse stata appropriazione, non sarebbe caduto. Invece, avendo preteso che tutto fosse  suo, allora cadde, e l’avrebbe fatto anche se non avesse morso alcuna mela.

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Coscienza, obbedienza, peccato e libertà

Léo Moulin

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(1906-1996) Itinerario spirituale di un agnostico, Leonardo, pp. 200-201

Vi sono libri che appaiono e scompaiono in un tempo troppo breve. Sarebbe interessante costruire una “biblioteca religiosa dei libri scomparsi”. Tale è questo di Léo Mulin, agnostico, studioso del pensiero e della vita monastica medievale, amico di cardinali della tempra di Suenens e Danneels (altri giganti che occorrerebbe riscoprire…).

Vietando ad Adamo di mangiare quei frutti, Dio dice: “non ne devi mangiare… altrimenti certamente moriresti” (Gen 2,17). Ma che significato può avere “morire” per dei giovani adulti (o degli adolescenti) che non hanno mai visto morire? Il frutto dell’albero… è simile ad altri frutti perché “è buono da mangiare, gradito agli occhi” e, soprattutto, è “prezioso per agire con accortezza” (Gen 3,6. Altre traduzioni dicono: “desiderabile per acquistare saggezza”), infatti a chi ne mangerà “si apriranno gli occhi” (Gen 3,5): l’uomo accederà così alla conoscenza del bene e del male, “come gli dei”. Perché questo desiderio di conoscenza sarebbe condannabile in una creatura fatta a “immagine e somiglianza” di Dio (Gen 1,26), cioè provvista di volontà, di intelligenza, di desiderio di sapere, di ragione, di potenza? Dov’è il peccato?

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