Le guide spirituali e coloro che “seguono”

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L’inizio della Regola pastorale [I,1] di Gregorio Magno (540 ca-604) è una lucida lettura su ciò che un pastore di anime non può e non deve essere, a ragione della grandezza del proprio compito di “guida delle anime”; e, insieme, è una denuncia spietata dell’uso del potere spirituale e delle conseguenze su coloro che sono gudati.

Non c’è arte che uno possa presumere di insegnare se non dopo averla appresa attraverso uno studio attento e meditato. Quanta è dunque la temerarietà con cui gli ignoranti assumono il magistero pastorale, dal momento che il governo delle anime è l’arte delle arti. Chi non sa che le ferite dei pensieri sono più nascoste di quelle delle viscere? E tuttavia si dà spesso il caso di persone che non conoscono neppure le regole della vita spirituale ma non temono di professarsi medici dell’anima, mentre chi ignora la virtù terapeutica delle medicine si vergognerebbe di passare per medico del corpo. Ma poiché ormai per volontà di Dio ogni autorità del secolo presente si inchina con riverenza di fronte alla religione, non sono pochi coloro che dentro la Santa Chiesa aspirano alla gloria di una dignità dietro l’apparenza del governo delle anime.

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Pastori che si lamentano

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D. Bonhoeffer, La vita comunitaria del cristiano, Città Nuova

Un pastore non deve lamentarsi della sua comunità né davanti agli uomini né, tanto meno, davanti a Dio; essa non gli è affidata perché egli si faccia suo accusatore davanti a Dio e agli uomini. chi sta per commettere l’errore di accusare la comunità cristiana nella quale si trova a vivere, si chieda innanzitutto se non è proprio l’immagine illusoria che porta con sé a dover essere distrutta da Dio e, quando sia davvero così, ringrazi Dio di averlo condotto in questa situazione tanto difficile. se, al contrario, le cose stanno diversamente, si guardi egli in ogni caso dal diventare l’accusatore della chiesa di Dio; accusi piuttosto se stesso per la propria incredulità; preghi Dio di fargli conoscere dove ha sbagliato o peccato, e di preservarlo da una colpa ulteriore verso i fratelli; interceda per loro, riconoscendo il proprio errore; si dedichi al compito che gli è stato assegnato. e ringrazi il signore.