L’esperienza mistica di Blaise Pascal

Blaise Pascal

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(1623-1662): Fuoco, in Antologia filosofica, Brescia 1982, pp. 36-37.

L’anno di grazia 1654

Lunedì 23 novembre giorno di S. Clemente papa e martire e altri del martirologio. Vigilia di S. Crisogono martire e altri.

Da circa le dieci e mezzo di sera fino a circa mezzanotte e mezzo.

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La cacciata delle monache di Port-Royal

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(1639-1699) Sommario della storia di Port-Royal, in Port-Royal, Torino, 1977

Una delle pagine più cupe della lotta contro il Giansenismo, nella sua versione “al femminile” realizzata nella formidabile esperienza monastica di Port-Royal.

L’arcivescovo (Hardouin de Beaumont de Pérefixe) sarebbe stato felice di non dover chiedere di più, anche perché sapeva di non essere in diritto di esercitare alcuna pressione per la sottoscrizione, dato che l’ultima dichiarazione del re sul formulario non riguardava i monasteri femminili; ma era continuamente sollecitato dal padre Annat, che non restava dal rimproverargli l’eccessiva indulgenza per quelle monache. Così, non essendo riuscito a trovare un accomodamento, venne nella determinazione di usare tutto il rigore permessogli dalla sua autorità. Ritornò a Port-Royal, fece venire alla grata del parlatorio tutta la comunità, e constatata la fermezza delle monache nel non voler assolutamente modificare le loro riserve al formulario, non ebbe alcun ritegno: le trattò da ribelli e caparbie, le accusò – servendosi di un’espressione che ripeté in diverse altre occasioni – di esser pure come angeli, ma orgogliose come Lucifero, e sempre più esasperandolo le ragioni che quelle adducevano a propria discolpa, trasceso alle ingiurie più volgari e sconvenienti a un arcivescovo, finì con l’infligger loro l’interdizione dai sacramenti. Dopo di che lasciò precipitosamente il parlatorio per non esser testimonio delle lacrime e dei loro singhiozzi, ma lasciando intender che avrebbero avuto ben presto notizie di lui.

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L’ironia di Pascal e le pie insidie

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(1623-1662) Lettere provinciali (1656-1657), Milano, 1989, pagg. 106ss.

Quando il legame tra logica e religione produce… mostri.

[Il buon Padre] mi disse: Ascoltate ancora questo passo del nostro Padre Gaspa Hurtado…: “Un beneficiario può, senza alcun peccato mortale, desiderare la morte di colui che ha una rendita sul suo beneficio; e un figlio quella di suo padre, e rallegrarsi quando essa giunge, purché sia soltanto per il bene che a lui deriva, e non già per un odio personale.”

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Cosa non capiscono i filosofi del Dio cristiano

Blaise Pascal

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(1623-1662), Pensieri, in Antologia filosofica, Brescia 1982/5, pp. 195-199; 226-232.

Essi [i filosofi] bestemmiano ciò che non conoscono. […] Pigliano occasione per bestemmiar la religione cristiana, perché la conoscono male. Immaginano che essa consista semplicemente nell’adorazione di un Dio, considerato come grande e possente ed eterno; ciò che propriamente è il deismo, lontano dalla religione cristiana quasi quanto l’ateismo, che le è affatto contrario. Ne concludono che quella religione non è la vera, perché non vedono che tutte le cose concorrano allo stabilimento di quel punto, e Dio non si manifesta agli uomini con tutta l’evidenza di cui sarebbe capace.

Ma ne concludano quello che vogliono contro il deismo, non concluderanno però niente contro la religione cristiana, che consiste propriamente nel mistero del redentore, che unendo in sé le due nature, umana e divina, ha tratto gli uomini fuori dalla corruzione del peccato, per riconciliarli a Dio nella sua persona divina.

Essa insegna, dunque, agli uomini queste due verità insieme: che c’è un Dio di cui gli uomini sono capaci, e che c’è una corruzione nella natura, che li rende di ciò indegni. E’ ugualmente importante per gli uomini conoscere entrambi i punti; è ugualmente dannoso per l’uomo conoscere Dio, senza conoscere la sua miseria, e conoscere la sua miseria, senza conoscere il redentore che lo può guarire. Una sola di esse o genera la superbia dei filosofi, che hanno conosciuto Dio, ma non la loro miseria, o la disperazione degli atei, che conoscono la loro miseria senza redentore.

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