Quando l’angoscia vi prende…

Paul_Evdokimov

In occasione dell’incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill, un testo di una delle grandi voci ortodosse moderne, Pavel Evdokimov (per il testo integrale vedi www.dimensionesperanza.it

La preghiera comporta sempre un aspetto di sforzo. “Quando l’uomo si mette a pregare, gli ostacoli cercano di impedirlo…; l’orazione esige una lotta, un combattimento”, dicono i maestri. Origene nota sulla preghiera che l’ascesa di una montagna alta è faticosa. I maestri consigliano di fare “come se” l’ispirazione non facesse difetto, ed il miracolo della grazia s’opera.

Ma ancora, “perché pregare? Dio non sa ciò che ci occorre?”. Dio ascolta la nostra preghiera; la rettifica e ne fa un elemento che si aggiunge alla sua decisione. L’insistenza della vedova dell’Evangelo strappa una risposta ed esprime la potenza della fede [cfr. Luca 18, 1-8]. Forse l’inferno dipende anche dalla violenza dei santi, dalla fiamma della loro preghiera e che la salvezza di tutti, Dio la attende anche dalla nostra preghiera…

Non abbiamo tempo sufficiente per pregare? Ne abbiamo, molto più di quanto pensiamo.

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Un vero pastore

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Opera di un autore per noi rimasto anonimo, i Racconti di un pellegrino russo furono composti a metà del XIX secolo, e restano a tutt’oggi fra le pagine più profonde di sempre sulla preghiera e sulla meditazione interiore, a metà tra Oriente e Occidente.

In una limpida giornata d’estate vidi a qualche distanza dal sentiero un cimitero, o meglio doveva trattarsi di una comunità parrocchiale con la chiesa, le case dei servi del culto e il cimitero. Le campane suonavano per l’ufficio; mi affrettai verso la chiesa. Anche le persone di là vi si stavano dirigendo; ma molti sedevano sull’erba prima di entrare in chiesa e, vedendo che io mi affrettavo, mi dicevano: – Cosa vuoi correre? Hai tempo, hai tempo; il servizio è lentissimo, il prete è malato e poi è un posapiano di quelli… In realtà la liturgia non si svolgeva molto in fretta; il prete, giovane ma pallido e secco, celebrava lentamente, con pietà e sentimento; alla fine della Messa pronunciò un’ottima predica sui mezzi per acquistare l’amore di Dio. Il prete mi invitò a mangiare con lui.

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La prima distinzione giuridico-penale tra cattolici ed eretici (380 dC)

TEODOSIO I

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(347-395), imperatore (379-395) in Codice Teodosiano, xvi, i, 2 (408-450); xvi, v, 6

E’ nostro desiderio che tutte le nazioni soggette alla nostra clemenza e moderazione debbano continuare nella professione di quella religione che fu assegnata ai Romani dal divino apostolo Pietro come era stata conservata dalla tradizione di fede; e che ora è professata dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, un uomo di santità apostolica. Secondo l’insegnamento apostolico e la dottrina del Vangelo crediamo nell’unica divinità del Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in uguale maestà e in santa Trinità. Noi autorizziamo i seguaci di questa legge ad assumere il titolo di cristiani cattolici; ma per quanto riguarda gli altri, poiché ai nostri occhi sono folli dalla mente malata, noi dichiariamo che essi devono essere bollati con il nome disonorevole di eretici ed essi non dovranno presumere di dare alle loro riunioni il nome di chiese. Essi soffriranno soprattutto il castigo della condanna divina e, in secondo luogo, la punizione che la nostra autorità deciderà di infliggere conformandosi alla volontà del cielo.”

Non pensare in modo grossolano…

pAVEL FLORENSKIJ

florenskij

(1882-1937) Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, 2006, pp. 413-418

«11 aprile 1917, Sergiev Posad

1. Vi prego, miei cari, quando mi seppellirete, di fare la comunione in quello stesso giorno o, se questo proprio non dovesse essere possibile, nei giorni immediatamente successivi. E in genere vi prego di comunicarvi spesso dopo la mia morte.

2. Non rattristatevi e non soffrite per me, se potete. Se sarete lieti e forti, con ciò mi darete la pace. Io sarò sempre con voi in spirito e, se il Signore me lo concederà, verrò spesso da voi e vi guarderò. Voi però confidate sempre nel Signore e nella sua Purissima Madre, e non rattristatevi.

3. La cosa più importante che vi chiedo è di ricordarvi del Signore, e di vivere al suo cospetto. Con ciò è detto tutto ciò che voglio dirvi, il resto non sono che dettagli o cose secondarie, ma questo non lo dimenticatelo mai.

4. Non dimenticate la vostra stirpe, il vostro passato, studiate quanto riguarda i vostri nonni e antenati, adoperatevi a rafforzarne la memoria. […]

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La guerra contro noi stessi

Atenagora

 atenagora paolo vi

(1886-1972), Chiesa ortodossa e futuro ecumenico

Bisogna combattere la guerra più dura che ci sia, la guerra contro noi stessi. Bisogna riuscire a disarmarci. Ho combattuto questa guerra per anni. È stata tremenda. Ma adesso sono disarmato. Non ho più paura di nulla, perché l’Amore scaccia la paura. Sono disarmato di ogni volontà di aver ragione, di giustificarmi squalificando gli altri. Non sono più sulla difensiva, gelosamente aggrappato alle mie ricchezze.

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Consigli per chi vuole progredire nello spirito

Makarji di Optino

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(1788-1860) Da N. Arseniev, V Lossky, Padri nello Spirito, Bose, 1997, pp. 55-56

17 giugno 1858

Tu chiedi a tua madre di sistemare per te tutto in modo molto semplice, nella misura del possibile. Ma, secondo l’opinione dei santi padri, noi non dobbiamo essere gli assassini del nostro corpo, bensì delle nostre passioni. Ti avverto di nuovo di questo pericolo: non metterti in testa di diventare santa tutto d’un colpo. Fai bene attenzione!

Tu poni delle domande sulla preghiera. Quando si prega si deve avere una grande umiltà, e questa nasce dallo spezzare la volontà e l’opinione esagerata che si ha di se stessi. Guardati dal voler pregare solo in spirito, non ne sei ancora capace. Cadresti subito nell’illusione. Prega semplicemente. Colui che elargisce il dono della preghiera a chi prega ti darà anche la preghiera pura, in spirito, ma solamente se diventi sinceramente umile e se consideri il tuo peccato: è così che l’anima diventa contrita e umile il cuore…

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Esychia e povertà spirituale

Archimandrita Kallistos

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in Sobornost, 3- 1975

La quiete interiore, quando è intesa come custodia del cuore e ritorno in sé, implica un passaggio dalla molteplicità all’unità, dalla diversità alla semplicità e alla povertà spirituale. Per usare la terminologia di Evagrio, la mente deve diventare “nuda”. Questo aspetto dell’esychia è reso esplicito in un’altra definizione di S. Giovanni Climaco: “Esychia è mettere da parte i pensieri”. In ciò egli adatta una citazione di Evagrio “preghiera è mettere da parte i pensieri”. La esychia implica un progressivo autosvuotamento, in cui la mente è spogliata di tutte le immagini visuali e di tutti i concetti umani, e così contempla in purezza il mondo di Dio. L’esicasta, da questo punto di vista, è uno che è avanzato dalla “praxis” alla “theoria”. Dalla vita attiva alla contemplativa.

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Il potere e la Chiesa

Anthony Bloom di Sourozh

(Patriarca ortodosso, 1914-2003)

In un tempo in cui si contesta (o, specularmente, si difende) senza argomenti “spirituali” l’autorità della Chiesa, riducendola (in modo erroneo) all’autorità dei suoi pastori, la riflessione di un maestro quale Bloom è estremamente interessante: il potere nella Chiesa deve nascere da una percezione che ciascuno è parte del tutto, e che nessuno può pretendersi “proprietario” di coloro di cui è pastore, ma piuttosto viceversa: come dice il Vangelo, è il pastore a dare la vita per le sue pecore, non le pecore per il pastore. La prospettiva deve fare, inevitabilmente, riflettere.

Potere gerarchico e potere non sono assolutamente la stessa cosa. Chi governa lo fa investito di potere; chi invece riceve il mandato di essere nella chiesa il centro di armonia e di unità non detiene alcun potere: è solo una persona chiamata, in obbedienza, a servire in quel particolare ministero. L’uomo cui il Signore ha affidato il compito di pastore deve identificarsi a tal punto con il proprio popolo da essere in grado di offrire la vita non in nome o per amor proprio bensì a immagine di Cristo. Questa disponibilità fa di lui un’autorità a immagine di Cristo per il suo popolo e nello stesso tempo ci offre una nuova dimensione della nozione di potere.

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