Responsabilità

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Un giovane Lévinas con la moglie e la figlia

Emanuel Lévinas (1906-1995) testo tratto da un’intervista (per l’integrale, clicca qui)

La responsabilità di cui parlo è assai più paradossale. Il punto su cui insisto è che quando si è responsabili, si risponde sempre di un altro uomo. Noi, certo, possiamo ignorarlo, ma in realtà siamo responsabili anche di ciò che è successo poco fa a colui che è passato vicino a noi. Questa è la responsabilità. Noi siamo responsabili, come se fossimo colpevoli di fronte a tutti gli altri. Cito, a questo proposito, ancora una volta, il “versetto” – perché nei grandi scrittori le proposizioni sono dei versetti e di conseguenza i versetti sono assai spesso le proposizioni dei grandi autori – la frase di Dostojevskij: “Siamo tutti colpevoli – non responsabili, colpevoli – di tutto verso tutti ed io più di tutti gli altri”. Questo “io più che tutti gli altri” è la famosa non reciprocità delle coscienze. Non arrivo mai a sottrarmi a questa posizione di “io più responsabile di tutti”.

 

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L’agenda del papa

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Nelle ultime settimane, in molti si sono sbizzarriti nel creare ipotetiche agende per il nuovo papa, con una serie di “necessità” indemandabili. Bene o male, nei vari ambiti, ciascuno ha toccato i punti che sentiva più essenziali per sé e/o per i gruppi di appartenenza. Alcuni hanno anche storto un poco il naso di fronte ad alcune scelte (tra le più recenti, vi è la decisa presa di posizione di un ampio gruppo di suore americane: vedi qui).

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Pillola del giorno dopo e casi di stupro. Morale e perplessità

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“Come in Germania, i vescovi spagnoli ritengono legittimo l’uso della pillola del giorno dopo in caso di stupro, ma solo se il farmaco serve a impedire la fecondazione e non ha un «effetto abortivo».” Così è apparsa la notizia sul Corriere e su altri quotidiani nazionali, facendo seguito a un’altra informazione di qualche settimana precedente, in cui “con una decisione rivoluzionaria, i vescovi tedeschi hanno ammesso l’uso della pillola del giorno dopo nei casi di stupro facendo riferimento a nuovi farmaci recentemente apparsi sul mercato che impediscono la fecondazione e non sono abortivi”.

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Io sono ciò che voglio essere

Maurice Blondel (1861-1949)

Da L’azione, Brescia, 1970.

Se non sono ciò che voglio essere, ciò che voglio non con le labbra soltanto, non in forma di desiderio o di progetto, bensì con tutto il cuore e con tutte le forze, nei miei atti, non sono. Nel profondo del mio essere c’è un volere e un amare l’essere o non v’è nulla. Questa necessità che m’era sembrata costrizione tirannica, quest’obbligo che mi pareva dapprima dispotico, debbo constatare che in ultima analisi manifestano ed esercitano l’azione profonda della mia volontà: altrimenti mi distruggerebbero. La natura intera della cose e la catena delle necessità che pesano sulla mia vita non sono se non la serie di mezzi che debbo volere, che voglio infatti per compiere il mio destino.

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L’uomo adulto: colpa e responsabilità

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Etica, Milano, 1969, pagg. 202s.: colpa e responsabilità dell’uomo adulto.

Gesù non si occupa della proclamazione o della realizzazione di nuovi ideali etici, e neppure della sua propria bontà (Mt 19, 17), ma esclusivamente dell’amore per l’uomo reale; perciò può entrare nella comunione della colpa degli uomini e addossarsene il peso. Gesù non vuole apparire, a spese degli uomini, come il solo individuo perfetto, non vuole essere l’unico uomo esente da colpa, che guarda con sprezzo l’umanità soccombente al peccato, non vuole che una qualsiasi idea di uomo nuovo trionfi sulle rovine di un’umanità distrutta per colpa propria. Non vuole assolvere se stesso dal peccato per il quale gli altri periscono. Un amore che abbandonasse l’uomo nel suo peccato non sarebbe un amore rivolto all’uomo reale. Operando responsabilmente nell’esistenza storica degli uomini, Gesù si fa colpevole. Null’altro che il suo amore, si noti, lo fa incorrere nella colpa. Per il suo amore disinteressato Gesù abbandona la propria perfezione ed entra nella colpa umana per caricarsene. L’assenza di peccato e il caricarsi del peccato altrui sono in lui due fatti inseparabili. […]

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