Il povero e la Verità

M.I. Montuclard

Montuclard

(1904-1988) L’Eglise et les valeurs modernes (Jeunesse de l’Eglise)

Ciò che distingue il povero del Vangelo è un certo distacco dalle proprie idee, dalle proprie abitudini, da tutto ciò che uno ha tratto dalla propria esperienza, dalla propria riflessione o che ha ricevuto dall’ambiente in cui si è trovato a vivere. Il “Ricco”, con tutta la sua sicurezza farisaica, considera la Verità come uno dei beni  da lui posseduti e, proprio perché se ne considera “possidente”, le pone attorno l’armatura dei suoi concetti e delle sue dimostrazioni. Ma la Verità è spirito e per questo sfugge al ricco e questi di fatto si trova a possedere solo delle parole esangui e una logica senza legame con la realtà.

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Chiesa senza potere

M.I. Montuclard

preti operai

Il Vangelo in prigione (Jeunesse de l’Eglise)

Non basta spargere lamenti perché durante il XIX secolo la Chiesa ha perso la classe operaia e non basta esaltare le attività missionarie. […] Noi tutti insieme e personalmente dobbiamo riscoprire la Chiesa e il Vangelo nella loro energia peculiare, che è l’energia di Dio.

Se vogliamo che il messaggio cristiano sia accolto, dobbiamo predicare il Vangelo, dico il Vangelo e non già un umanesimo cristiano.  Se vogliamo che si creda alla Chiesa, dobbiamo presentare la Chiesa; e ciò significa vivere il nostro cristianesimo in modo che essa appaia, in virtù dei suoi mezzi soprannaturali e senza l’ausilio di inutili soccorsi umani, atta a generare una nuova umanità alla vita, alla libertà, alla fraternità e al culto del Dio vero.

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Il valore del mondo

M.I. Montuclard

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L’Eglise et les valeurs modernes

Padre Montuclard fu uno dei fautori del rinnovamento ecclesiale nella Francia della metà del XX secolo; prete operaio, fondatore di Jeunesse de l’Eglise, messo all’indice ai tempi per i suoi scritti, ma sostenuto da figure quali Congar e Mounier. Qui, lucidamente, indica gli elementi del distacco tra Chiesa e mondo in seguito al percorso della modernità.

Gli ideali e i postulati di fatto [dell’età moderna] non sono stati scelti ad arbitrio, né sono idoli preziosi modellati da esteti, né sono elucubrazioni di spiriti bizzarri. Scaturiscono dalla stessa coscienza moderna, cui nessuno li ha imposti: vengono, infatti, dalla sua reazione istintiva e costante alle deficienze del clima sociale e delle istituzioni su cui la società si regge. […]

L’uomo moderno non è certo più folle o più saggio, migliore o peggiore delle generazioni che l’hanno preceduto, ma è anche vero che ha preso coscienza della sua dignità, della sua autonomia e che esige siano rispettate. Egli si irrita davanti ai privilegi ingiustificati, al conservatorismo di ortodossie ormai vuote di senso, alla disciplina imposta da un’autorità alle cui decisioni non partecipa, alle falsità inevitabilmente coltivate in nome di una morale importuna o che sente troppo estranea ai suoi bisogni, all’ipocrisia delle unioni fittizie, prive di amore e di lealtà.

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