Insegnare ai nostri occhi a vedere ciò che è bello

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Una delle pagine più belle dalle Enneadi di Plotino (I,6)

Che cosa vedono gli occhi interiori? Appena risvegliati, certo non possono sostenere la vista delle realtà luminose. Bisogna abituare l’anima pian piano a osservare dapprima le belle abitudini di vita, poi le opere – e non intendo gli oggetti materiali prodotti dal lavoro dell’artigiano, ma le azioni degli uomini buoni. Subito dopo, bisogna educarci a osservare l’anima di coloro che compiono azioni belle. Come si fa a scrutare dentro l’anima di un uomo buono per scoprire la sua bellezza? Coraggio, ritorna in te stesso e osservati: se non vedi ancora la bellezza nella tua interiorità, fa come lo scultore di una statua che deve diventare bella. Egli scalpella il blocco di marmo, togliendone delle parti, leviga, affina il marmo finché non avrà ottenuto una statua dalle belle linee.

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L’albero inutile

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Una illuminante pagina di Zhuang-zi (vissuto nel IV secolo a.C.) sul valore delle parole dei maestri spirituali, a volte tanto alte da farcele sembrare distanti dalla vita, eppure così necessarie quando non si rifletta in più in termini di utilità ma semplicemente di ristoro: così inutile è la sapienza, che non produce frutti finché non si smetta di pretenderli (l’immagine mostra la scrittura del Dao, la “via”).

Hui Zi disse a Zhuangzi: “Ho un grande albero di ailanto, ma il suo tronco è così contorto e nodoso che non si riuscirebbe a trarne un’asse diritta. I suoi rami sono così intricati che squadra e compasso non sono di alcuna utilità su di essi. Si erge sul ciglio della strada, ma nessun falegname lo degna di uno sguardo. Così sono anche le tue parole: grandi, ma inutili, e nessuno sa che farsene.”

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Il peccato di Adamo, il mio e il rimedio

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Testo amato dal giovane Lutero, e inizialmente attribuito a Taulero, quello dell’Anonimo Francofortese è uno dei “libelli spirituali” più interessanti del XV secolo. Modernissimo, per alcuni versi, come in questa pagina sul peccato originale.

Cosa fece Adamo? Si dice che sia caduto o andato in perdizione per aver mangiato la mela. Io dico invece che ciò avvenne per essersi egli attribuito, per il suo “io”, “me”, ” a me”, “mio”, e simili. Se avesse mangiato sette mele ma non vi fosse stata appropriazione, non sarebbe caduto. Invece, avendo preteso che tutto fosse  suo, allora cadde, e l’avrebbe fatto anche se non avesse morso alcuna mela.

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Inno liturgico gnostico

lucio carino

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(II sec.) in Apocripha Anecdota II, Cambridge, 1897, pagg. 10ss.

“Gloria a te, o Padre!

(e noi girando rispondemmo:) Amen!

Gloria a te, o Verbo; gloria a te, o Grazia. Amen

Gloria a te, santo Spirito; gloria alla tua gloria. Amen.

Te lodiamo, o Padre, te ringraziamo, o luce immune da ogni tenebra. Amen.

(Mentre noi ringraziamo egli dice:)

Voglio essere salvato e voglio salvare. Amen.

Voglio essere sciolto e voglio sciogliere. Amen.

Voglio essere triturato e voglio triturare. Amen.

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Consapevoli della realtà

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(1918-2010) Da La nuova innocenza, Servitium

Non avere paura né di sé né degli altri. In questo sta la nuova innocenza. Questo è ciò che conta: non perdiamo tempo in teorie. Pensare di poter sistemare e risolvere tutto è un errore. Il mistero della vita è che il male esiste, che le tensioni non possono essere soppresse e che noi ci siamo dentro; che si deve fare il possibile, senza lasciarsi dominare e senza mai ritenere di possedere la verità assoluta. Bisogna accettare la condizione umana, sapere che un certo dubitare non si oppone alla fede; sapere che il senso di contingenza è necessario alla nostra vita.

Devo rendermi conto che sono una parte di questa realtà e che non spetta a me controllarla; scoprire il senso della vita nella gioia, nella sofferenza, nelle passioni; invece di lamentare la difficoltà del vivere, rimandando ad un giorno che non arriva mai il momento di godere profondamente di questa vita, trovare questo senso in ogni istante.

La conquista del Simurgh

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(1142-1220) Il verbo degli uccelli, C. Sacconi ed., SE, pagg. 206-207

 Lo splendido finale del grande testo mistico, in cui i 30 uccelli protagonisti del racconto riconoscono il loro centro e fondamento, il “Simurgh”, che avevano cercato e che è sintesi e liberazione delle loro esistenze. In persiano, il mitico nome della creatura cercata, inseguita, desiderata, “Simurgh”, è espressione della totalità dei cercatori, e di qualcosa in più: Si = 30 ; Murgh = uccelli.

 Le anime confuse e umiliate di quegli uccelli si annientarono compiutamente e i loro corpi arsero sino a ridursi a mucchietti di cenere. Non appena si furono spogliati di ogni terreno aspetto, vennero rivestiti della vivificante luce emanata da quella presenza, e in tal modo per loro iniziò un’esistenza radicalmente diversa. Un ignoto stupore rapì le loro menti e tutto quanto in passato avevano vissuto e non vissuto venne sradicato e rimosso dai loro animi. Finalmente il fulgido sole dell’intimità rifulse su di loro e i suoi raggi vennero riflessi dallo specchio delle loro anime. Nell’immagine del volto di Simurgh contemplarono il mondo e dal mondo videro emergere il volto di Simurgh.

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Pienezza di vita

Enrique Martinez Lozano

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La vita in pienezza, San Paolo, pp. 167-169

La Coscienza si fa consapevole di se stessa.
Una lunga storia di evoluzione:
dorme nei minerali, si risveglia nelle piante, sente negli animali,
comincia a riconoscersi e ad amare negli umani.

Nelle persone si manifesta come Anelito.
Nel momento stesso in cui dicemmo “io”
era nata l’autocoscienza mentale,
e ci domandammo chi eravamo.

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Il senso… che cerco come un cieco

Xavier Emmanuelli

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(1938- ) Sulla soglia dell’eternità, San Paolo, 2011

Le ultime pagine del libro che è il vero e proprio testamento spirituale del fondatore di Medici senza Frontiere. Una pagina mistica, scritta da un credente non confessionale che, nel suo lavoro (che è stata la sua stessa vita) ha visto il bene e il male dell’umano, in tutta la sua ampiezza, tra guerre e gesti d’amore.

Nei bassifondi del mio cuore io vivo un poco da cataro e talvolta il pessimismo mi prende e la speranza mi abbandona. La manifestazione dell’incarnazione trascina per forza con sé la manifestazione del male. Non può essere che un Dio di bontà e di amore abbandoni le sue creature a queste sofferenze e a queste ingiustizie. Deve essere per forza combattuto da una potenza contraria, anche se percepiamo che, alla fine, sarà lui il vincitore… Questo pensiero arcaico e puerile mi invade quando sono scoraggiato. Non dura molto, ma si presenta insidiosamente per tentare una pista esplicativa all’aridità della desolazione e dell’ingiustizia che, a loro volta, non significano nulla.

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Là, io non ero…

Gialal Al-Din Rumi

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(1207-1273) Poesie mistiche, trad. Alessandro Bausani, Milano: Biblioteca Universale Rizzoli, 1988, pp. 57-58.

Io ero, nel tempo in cui non erano i Nomi, e nessuna traccia v’era d’esistenza di esseri. E tutti gli oggetti e i nomi promanarono da Me, in quell’attimo eterno quando né Me né Noi v’era!

E in quell’attimo antichissimo e primo mi prostrai a Dio, quando ancora Gesù non fremeva in seno a Maria. Da un capo all’altro percorsi tutta la Croce, e tutti i Nazareni conobbi: sulla Croce non c’era!

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Il gioco dell’amore

Einrich Seuse (Suso)

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(1290ca-1366) Il libro della saggezza eterna, Bocca

IL SERVO Signore, che cos’è il gioco dell’amore?

RISPOSTA DELLA SAGGEZZA ETERNA Finché l’amato sta presso l’amante, essa non sa quanto egli le sia caro; ma quando l’amato se n’è allontanato, allora essa s’accorge quanto egli le sia stato caro.

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