I martiri di Tibhirine

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Un’intervista (clicca qui) alla traduttrice Cristiana Santambrogio e a me, andata in onda ieri a Radio Vaticana, in occasione del ventennale dell’uccisione di Christan de Chergé e dei suoi compagni monaci a Tibhirine (immortalati nel film “Uomini di Dio”) e della pubblicazione di alcune pagine di Christian a commento del vangelo.

La forza di sentirsi minoranza (qui per l’intero articolo della giornalista Antonella Palermo)

Cristiana Santambrogio ha tradotto i testi di De Chergé con un fervore tutto speciale considerata la lunga esperienza di vita condotta in un monastero francese dove aveva avuto la possibilità di nutrirsi abbondantemente degli spunti di meditazioni offerte da questi monaci. …

La solitudine va immersa nella realtà“, precisa a questo riguardo Natale Benazzi, editor del libro. Bisogna continuamente essere in gioco con il mondo in cui si vive. E ancora la citazione di padre Christian: “Occorrono ancora deserti per le persone spossate”.

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C’è tra noi chi vende il giusto per denaro…

Oscar Arnulfo Romero

Oscar Romero

(1917-1980), Da: Il mio sangue per la libertà del Salvador. Le omelie dell’Arcivescovo di San Salvador ucciso nella cattedrale, Eurostudio

La Chiesa non solo si è incarnata nel mondo dei poveri e dà loro una speranza, ma si è impegnata con fermezza nella loro difesa. La maggioranze povere del nostro Paese sono oppresse e represse quotidianamente dalle strutture economiche e politiche. Da noi continuano ad essere vere le terribile parole dei profeti d’Israele. Esistono fra noi quelli che vendono il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali; quelli che ammucchiano nei loro palazzi violenza e bottino; quelli che schiacciano i poveri; quelli che cercano di provocare un regno di violenza, coricati in letti d’avorio; quelli che aggiungono casa a casa e campo a campo, fino a occupare tutto lo spazio e restarsene soli nel Paese.

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Morendo, edifico

Ignazio di Antiochia

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(+107ca), Lettera ai Romani, ii.iv-v: Da M. Simonetti, Letteratura cristiana antica, i, Casale Monferrato, 1996, pagg. 79s.

 

La testimonianza di Ignazio è per la nostra epoca sconvolgente; in essa appare una “passione religiosa” oggi pressoché sconosciuta, volta a considerare il martirio come “momento escatologico” per eccellenza, ma anche la consapevolezza, per la prima volta “teorizzata”, che la Chiesa si costituisce a partire dal sacrificio di sé: Ignazio muore per costruire la Chiesa.

Io non avrò più un’occasione simile per raggiungere Dio, né voi – se tacerete – potrete legare il vostro nome a un’opera migliore. Se non parlerete in mia difesa, diventerò parola di Dio; se invece avrete a cuore la mia condizione umana, sarò ancora un semplice suono. […]

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Il re e la coscienza

Thomas More

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(1478-1535), Lettera alla figlia Margaret, scritta dalla Torre ove era impri­gionato. Da Consigli per l’anima, Piemme, pag 180-181

Margaret, figlia mia, noi due abbiamo parlato di questa cosa più di due o tre volte […] e io ti ho anche risposto che i questa faccenda, se fosse possibile per me agire in modo da far contento il re, e insieme non of­fendere Dio, allora non c’è uomo che avrebbe pronunciato il giuramento più volentieri di quanto lo farei io, come colui che si considera profondamente legato alla Maestà del Re, più di chiun­que altro gli stia accanto, per la sua straordinaria generosità, in molti modi dimostrata e dichia­rata. Ma, stando alla mia coscienza, non posso assolutamente farlo e, per illuminare la mia coscienza sulla questione, non mi sono fermato alla superficie, ma per molti anni ho studiato e considerato con cognizione di causa e non ho potuto finora vedere o sentire, né penso che mai vedrò o sentirò, una cosa che potesse indurre la mia mente a pensare diversamente da come penso.

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