La liturgia e le distrazioni onorevoli

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Cristina Campo, Sotto falso nome, Adelphi, pp. 99-100

Raramente si trovano pagine come questa di Cristina Campo, che coniugano lo splendore dell’idea liturgica con la grazia della poesia umana ed evangelica. Un esercizio di cristianesimo (come direbbe Kierkegaard) da leggere, rileggere, imparare…. 

Liturgia – come poesia – è splendore gratuito, spreco delicato, più necessario dell’utile. Essa è regolata da armoniose forme e ritmi che, ispirati alla creazione, la superano nell’estasi. In realtà la poesia si è sempre posta come segno ideale la liturgia ed appare inevitabile che, declinando la poesia da visione a cronaca, anche la liturgia abbia a soffrirne offesa. Sempre il sacro sofferse della degradazione del profano.

La liturgia cristiana ha forse la sua radice nel vaso di nardo prezioso che Maria Maddalena versò sul capo e sui piedi del Redentore nella casa di Simone il Lebbroso, la sera precedente alla Cena. Sembra che il Maestro si innamorasse di quello spreco incantevole. Non soltanto lo oppose alteramente alla torva filantropia di Giuda che, molto tipicamente, ne reclamava il prezzo per i poveri: “Avrete sempre i poveri, ma non avrete sempre me” – parola terribile che mette in guardia l’uomo contro il pericolo delle distrazioni onorevoli: Dio non c’è sempre e non rimane a lungo e quando c’è non tollera altro pensiero, altra sollecitudine che Se stesso – ma addirittura replicò quel gesto la sera dopo, quando, precinto e inginocchiato, lavò con le Sue mani divine i piedi dei dodici Apostoli, allo stesso modo che Maddalena, scivolando tra il giaciglio e il muro, aveva lavato i Suoi. Dio, come osservò uno spirito contemplativo, si ispira volentieri a coloro che ispira.

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Così vorrei la mia chiesa

Giulio Bevilacqua

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Cristo contemporaneo, La Locusta, 1966, pp. 97ss

Cardinale, liturgista, una delle grandi figure conciliari da non dimenticare.

Vorrei che anche esternamente si presentasse al lontano, al diffidente, forse al nemico, come epifania del sacro; quindi non “semplice spazio ben concepito in funzione del suo uso sacro, ma spazio che esprime il sacro” (Guardini); spazio non sacro per la croce che è infissa sopra né per la statua che è incollata ai fianchi, ma sacro perché nettamente distinto da ogni altro spazio fabbricato attorno, sacro perché le sue linee calde sussurrano all’uomo massacrato della strada: Voi tutti che siete gravati dalla pena venite a me”.

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Consigli per la lettura e il canto nelle celebrazioni

 

Isidoro di Siviglia

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(560ca-636) De officis ecclesiasticis, in Solange Corbin, La musica cristiana dalle origini al gregoriano, Milano 1987, passim.

 

Ben più che semplici curiosità queste indicazioni sull’attenzione al modo di leggere e di cantare durante le celebrazioni: dal VI secolo a oggi, alcune cose sono davvero costanti…

Dei lettori. In cose così grandi è necessaria una sottigliezza di conoscenza grazie alla quale ogni elemento è pronunciato a proposito e conformemente alla sua natura… poiché la maggior parte dei lettori, essendo poco esperti, si sbagliano sugli accenti delle parole e i dotti (laici) hanno l’abitudine di farsi beffa di ogni goffaggine e dicono male di noi, giurando che non sappiamo di che cosa stiano parlando.

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Latino, italiano: il senso della lingua nelle celebrazioni

Paolo VI

(1897-1978), Costituzione Apostolica “Missale Romanum” (3 aprile 1969) e Institutio generalis del messale romano, Roma, 1981, passim

Riguardo alle questioni liturgiche, al contestato ritorno al latino, alle ipotetiche chiusure di Benedetto XVI, alle reinterpretazioni del Vaticano II alla luce del Tridentino, e del Tridentino alla luce del Vaticano II, rimane sempre stimolante rileggere i testi, che hanno innescato un dibattito che non è semplicemente di facciata, ma che rivela precise interpretazioni e indicazioni sul futuro della celebrazione cristiana.

Il MESSALE ROMANO, promulgato nel 1570 dal Nostro Predecessore S. Pio V per volere del Concilio di Trento1 , è per comune consenso uno dei numerosi e ammirevoli frutti che derivano da quel santo Concilio in tutta la Chiesa. Non solo infatti ha fornito per quattro secoli ai sacerdoti di rito latino la norma per la celebrazione del Sacrificio eucaristico, ma è stato anche diffuso in quasi tutto il mondo dai predicatori del Vangelo…

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Liturgia: forma di catechesi

Francesco Tonolo

(1890-1954) L’attualità della liturgia nella cura delle anime, Asti, 1945, pagg. Xs.

La liturgia bene intesa e vissuta serve direttamente alla conoscenza ed alla difesa della Fede, essa è la scuola pratica del più fecondo insegnamento della religione. Tutti i tesori della sua dottrina, la Chiesa, che ha inventato la pedagogia e sa come praticarla da impareggiabile maestra, li ha versati e come raccolti in una sintesi meravigliosa nella sua apparente austerità e rigidezza per rivestirli di una forma affascinante… La liturgia fa meglio che illuminare lo spirito, essa affeziona alla verità e la rende sensibile al cuore… è una teologia popolare, alla quale i semplici fedeli possono facilmente attingere l’alimento e la vita della loro Fede, della loro Speranza e del loro amore per Iddio…

Liturgia: incarnazione della vita spirituale

Salvatore Marsili

(1910-1983) Il problema liturgico, in Rivista liturgica, 26 (1939): cos’è la liturgia.

… la liturgia non è una forma di pietà da preferirsi per la ragione forse che meglio corrisponde alla nostra natura di uomini (esseri sociali) e alla nostra qualità di cristiani, di esseri cioè appartenenti a una società soprannaturale. La liturgia nella vita del cristiano rappresenta un valore assoluto che merita tutta l’attenzione possibile, perché incarna, vorrei dire, la sua vita spirituale stessa, quella per cui è cristiano.

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Il cerchio continuo dell’anno liturgico

Odo Casel

(1886-1948) Presenza del mistero di Cristo: teologia dell’anno liturgico.

L’anno liturgico non è una linea, ma un cerchio. Nell’anno liturgico non c’è nulla che sia nuovo, si ripete sempre la stessa cosa. L’anno liturgico non ha poi né inizio né fine, ma ha, in certo modo, due punti d’inizio : l’Epifania e la Pasqua, che sono al tempo stesso punti culminanti. Il mistero di Cristo è sempre uguale e uguale nella sua pienezza. Si rivela nella sua pienezza, non negli sviluppi. Lo sviluppo è umano, la pienezza è divina.

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Liturgia, devozione e dogma

Lambert Beauduin

(1873-1960) La Pietà della Chiesa (1914): ritrovare la liturgia per ritrovare il dogma.

Da Ritorno alla liturgia, Roma, 1989, pagg. 222s.

Tale è la legge primordiale della santità degli uomini. Per tutti, dotti ed ignoranti, ragazzi ed adulti, secolari e religiosi, cristiani dei primi secoli e cristiani del secolo XX, attivi e contemplativi, la partecipazione la più attiva e la più frequente alla vita sacerdotale della gerarchia visibile, a seconda delle modalità stabilite da essa nel suo canone liturgico, costituisce il regime normale ed infallibile che assicurerà nella Chiesa di Cristo una pietà solida, sana, abbondante e veramente cattolica, che farà di noi, in tutta la forza dell’antica e così cristiana espressione, i figli di Nostra Santa Madre Chiesa. […]

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Liturgia e vita spirituale

Maurice Festugière

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(1870-1950) La liturgia cattolica (1913)

Noi troviamo la liturgia radicalmente ignorata dal protestantesimo e disconosciuta da esso, generalmente frustrata dagli ierologi cattolici dal luogo al quale ha diritto nell’economia del cattolicesimo; e, di conseguenza, il campo dell’esperienza religiosa cattolica ristretto e privato d’una parte dei raggi che dovrebbero illuminarlo. Non è in nome di una pietà venerabile, ma della scienza della vita cattolica, in nome della biologia spirituale del cattolicesimo, che noi protestiamo. […]

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Una liturgia con l’uomo al centro

Romano Guardini

(1885-1968) Lo spirito della liturgia, Brescia, 1987, pagg. 17ss: liturgia e uomo spirituale

Il significato della liturgia deve pertanto essere meglio definito. E innanzitutto è da stabilire in quale rapporto esso stia con la vita religiosa non liturgica. Lo scopo prossimo e specifico della liturgia non è quello di dar espressione al culto individuale di Dio: essa non deve edificare il singolo come tale, suscitare ed educare la sua vita religiosa. Nella liturgia non è il singolo che agisce e che prega. E neppure il complesso di una molteplicità di persone, come potrebbe essere la riunione in una chiesa di una “comunità”, quale mera unità nel tempo, nello spazio, nei sentimenti. Il soggetto, l’io della liturgia è piuttosto l’unione della comunità credente come tale, è qualcosa che trascende la semplice somma dei singoli credenti, è insomma, la Chiesa.

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