Contro Agostino

Pelagio britannico

Pelagius

(360-420) Lettera sulla castità, Morcelliana, pp. 133-137

Una pagina di grande lucidità, in cui Pelagio cerca di distinguere gli elementi che permettono una ‘vita buona’: il poterla agire (che appartiene, secondo lui, a dio solo), il volerla agire e l’agirla di fatto (che sono invece parte dell’umano e che consentono una scelta che si possa davvero dire libera).

 «Noi distinguiamo così questi tre fattori e li disponiamo come distribuiti in questo determinato ordine. Al primo posto mettiamo il potere, al secondo il volere, al terzo l’essere. Collochiamo il potere nella natura, il volere nell’arbitrio e l’essere nell’attività. Il primo, cioè il potere, appartiene propriamente a Dio che l’ha concesso alla sua creatura; gli altri due invece, il volere e l’essere, sono da riportarsi all’uomo, perché discendono dalla fonte dell’arbitrio.

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Coscienza, obbedienza, peccato e libertà

Léo Moulin

moulin

(1906-1996) Itinerario spirituale di un agnostico, Leonardo, pp. 200-201

Vi sono libri che appaiono e scompaiono in un tempo troppo breve. Sarebbe interessante costruire una “biblioteca religiosa dei libri scomparsi”. Tale è questo di Léo Mulin, agnostico, studioso del pensiero e della vita monastica medievale, amico di cardinali della tempra di Suenens e Danneels (altri giganti che occorrerebbe riscoprire…).

Vietando ad Adamo di mangiare quei frutti, Dio dice: “non ne devi mangiare… altrimenti certamente moriresti” (Gen 2,17). Ma che significato può avere “morire” per dei giovani adulti (o degli adolescenti) che non hanno mai visto morire? Il frutto dell’albero… è simile ad altri frutti perché “è buono da mangiare, gradito agli occhi” e, soprattutto, è “prezioso per agire con accortezza” (Gen 3,6. Altre traduzioni dicono: “desiderabile per acquistare saggezza”), infatti a chi ne mangerà “si apriranno gli occhi” (Gen 3,5): l’uomo accederà così alla conoscenza del bene e del male, “come gli dei”. Perché questo desiderio di conoscenza sarebbe condannabile in una creatura fatta a “immagine e somiglianza” di Dio (Gen 1,26), cioè provvista di volontà, di intelligenza, di desiderio di sapere, di ragione, di potenza? Dov’è il peccato?

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L’uomo sa compiere il bene

Pelagio Britannico

Pelagius

(360-420) Lettera a Demetriade

Una delle più belle pagine del grande avversario di Agostino nella diatriba sulla Grazia e la libertà.

«Pur avendolo creato debole e inerme esteriormente, Dio creò l’uomo forte interiormente, facendogli dono della ragione e della saggezza, e non volle che fosse un cieco esecutore della sua volontà, ma che fosse libero nel compiere il bene o il male. Se ci pensi bene, ti apparirà evidente come, proprio per questo, la condizione dell’uomo sia più alta e dignitosa, dove sembra e si crede invece più misera.

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