Una comunità di ricordo e di racconto

Johann Baptist Metz

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Dov’è finito Dio e dove l’uomo?, in Capacità di futuro, Queriniana, pagg. 156-157

La comunità cristiana è una comunità di ricordo e di racconto non solo a partire dalla sua origine biblica, ma anche in rapporto al suo fine. […] Uno dei compiti della teologia può essere indicato come ‘decifrazione’. Che cosa si intende dire? La teologia deve, in realtà, a mio giudizio, cercare di non negare oppure anche solo di togliere importanza alle asserzioni dogmatiche della fede cristiana […] bensì piuttosto di farle conoscere di nuovo come formule di una memoria pericolosa e liberante, come contenuti narrativi concettualmente cifrati della fede nella sequela. […]

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La vera devozione

François de Sales

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(1567-1622), Filotea (1609), in Francesco di Sales, Un cuore di carne, Roma, 1980, pagg. 161s.

Quattro secoli fa, Francesco di Sales, intuendo la necessità di offrire un progetto spirituale alle persone che vivevano nel mondo (i non sacerdoti, non religiosi, ecc.), scriveva e divulgava la Filotea, vero e proprio best seller e long seller. Il suo libro di “devozione” per le anime che operano nel mondo toccava, infatti, uno dei punti critici di ogni tempo, una delle domande decisive per molti: come faccio a vivere una vita spirituale, quando sono oberato dalle cose mondane?

Oggi la questione in gioco non è per nulla di minor valore: moltissime persone sono in cerca di progetti, ideali, strade per la realizzazione di quella che sentono propria necessità di vita interiore. Molti, queste strade le trovano “virando a Oriente”, dove la tradizione di una “mistica quotidiana” è ancora proposta. Ma nel cristianesimo? Vale la pena rileggere una brano dall’inizio della Filotea, e riflettere…

Coloro che han parlato della devozione si sono quasi tutti limitati a considerare la catechesi di quelle persone che avevano già decisamente rinunciato alla pratica del mondo, o, per lo meno, si son fatti promotori di una sorta di pietà religiosa che conduce a questa radicale rinuncia. E’ mia intenzione, invece, proporre il mio insegnamento a coloro che vivono in città, in famiglia, alla corte e che sono costretti a condurre una esistenza come tutte le altre, almeno dal punto di vista esteriore; assai spesso costoro, con il pretesto di una presunta impossibilità, non intendono neppure prendere in considerazione l’idea di abbracciare una vita di devozione, persuasi come sono che, al modo stesso che nessun animale ardisce gustare il seme di quell’erba che vien chiamata “Palma Christi”, così nessun uomo dovrà aspirare alla palma della pietà cristiana fintanto che viva sotto l’urgenza delle preoccupazioni temporali.

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Gli Istituti secolari: una soluzione?

Giuseppe Lazzati

Parliamo degli Istituti laicali, per i quali il problema di fondo resta quello della loro collocazione: sono o non sono laici i membri di tali istituti? Non vorremmo fermarci alla risposta negativa di coloro che vedono nella condizione coniugale, in atto o in potenza, cioè in quanto non esclusa definitivamente per un atto di volontà comunque formulato, il segno decisivo della condizione laicale, nel sacramento del matrimonio il sacramento della laicità, così che quanti per atto anche solo implicito della loro volontà si decidono per il celibato con ciò stesso si escludono dal numero dei laici.

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Laicale, mondano e secolare (una distinzione dimenticata)

Giuseppe Lazzati

Consacrazione e secolarità: i termini “mundus” e “saeculum”.

Da Archivum. Documenti per una storia della Chiesa, Casale Monferrato, 2001

Equivocità del termine “mundus”. – E’ nota la equivocità del termine “mundus” nel latino cristiano a partire da quello biblico e neotestamentario. Tale equivocità risulta in modo particolare nel linguaggio giovanneo che di un significato fornisce anche la definizione, il contenuto, dando così la possibilità di precisare esattamente l’altro. Il significato primo è quello più comune e corrispondente all’uso corrente del nostro vocabolo mondo: il mondo inteso come insieme delle realtà create, di ciò che in esse è e vive. In questo senso la parola è usata nelle espressioni di Giovanni… che è inutile riportare…

Il secondo significato è peggiorativo ed è quello definito da Giovanni nella prima lettera (2, 15)… Qui il mondo è preso sì come realtà creata con tutto quello che abbraccia, ma in quanto veduta, giudicata, usata secondo la visione che deriva dalla triplice concupiscenza cioè contro il disegno di Dio…

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Ripensare ai laici (nel tempo secolare)

Yves Congar.

I ministeri e la comunione

(1904-1995), Ministeri e comunione ecclesiale, Bologna, 1973, passim: per una teologia del laicato.

Congar con un giovane Ratzinger al tempo del Concilio Vaticano II

Nonostante interessanti tentativi di rinnovamento… la chiesa era presentata, verso il 1930…, come una società organizzata, costituentesi per l’esercizio dei poteri di cui erano investiti il papa, i vescovi e i sacerdoti. L’ecclesiologia consisteva quasi esclusivamente in un trattato di diritto pubblico. Io ho creato, per caratterizzarla, la parola “gerarcologia”, che da allora è stata spesso ripresa. Ciò non poteva attirare gli uomini! Invece la tradizione cattolica, quella della Scrittura, dei padri e della liturgia, ci presentava un’idea della chiesa molto più ampia, viva e religiosa. La mia intenzione… fu di recuperare, per l’ecclesiologia, l’ispirazione e le fonti di una tradizione più antica e più profonda

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