Dio e la prostituta

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Una pagina ancora oggi di straordinaria potenza evocativa dal Discorso a Eutropio di Giovanni Crisostomo (344?-407)

È proprio una prostituta che Dio desiderava? Sì, una prostituta: cioè la nostra natura!  […]

E cosa fa? Non le manda come ambasciatori uno dei suoi servi, non manda un Angelo dalla prostituta o un Arcangelo, non manda i Cherubini, né i serafini; ma Lui stesso, innamorato, la raggiunge.  Ha desiderato una prostituta e cosa fa? Non avendo potuto lei elevarsi, è stato Lui ad abbassarsi. Viene nella sua capanna. La vede ubriaca! E in che modo viene? Senza manifestare esplicitamente la Sua divinità, ma divenendo identico a lei, perché lei, vedendolo non si spaventi, non si agiti e non gli scappi.

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Il cattivo funzionamento delle cose

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Basilio di Cesarea (329-397) Omelia in tempo di fame e di siccità, in PG 31, 309ss:

“Quale dunque la causa di tutti questi disordini e di tutte questi rivolgimenti?… Forse dobbiamo addurre il motivo che manca chi abbia il governo dell’universo? Forse che Dio, il più grande dei creatori, si è dimenticato della storia?…

No: la causa del cattivo funzionamento delle cose è evidente e sta davanti ai nostri occhi: il fatto che noi riceviamo e non doniamo a nessuno.

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Costantino e un mito lungo 2000 anni

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Mi permetto di segnalare agli amici che è in libreria (pubblicato da Villaggio Maori Edizioni) la mia “fatica” sulla ricostruzione del mito costantiniano (e sulle origini dello Stato Pontificio). Non mi dilungo oltre, spero solo di aver fatto un lavoro onesto nel superare un mito che, nonostante da secoli svelato, continua a essere presente nell’immaginario occidentale e cristiano: il mito di un imperatore che avrebbe liberato il cristianesimo e permesso di costruire un’Europa cristiana grazie al suo sogno di una croce trasformata da pacificatrice a vessillo bellico; alla sua conversione (in verità: eretica), alla sua “donazione” (decisamente falsa).

Per chi volesse acquistare, ebook o libro: cliccare qui.

Spero, per chi vorrà assumersene la fatica, possa essere una lettura non troppo pesante e almeno un poco rivelante. Di seguito un breve assaggio.

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Il bene è ricchezza vicendevole

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dal sito http://www.anacoreti.it

Da Detti inediti dei padri del deserto, Bose 1992

Un eremita aveva sotto di sé un altro eremita che abitava in una cella distante dieci miglia. Il suo pensiero gli disse: “Chiama il fratello perché venga a prendere il pane”. Ma poi pensò: “Devo imporre al fratello una fatica di dieci miglia per del pane? Andrò io a portarglielo”. Prese il pane e si diresse verso la cella del fratello. Lungo la strada, inciampò in una pietra, si ferì un piede e versò molto sangue. Cominciò a gridare per il dolore e subito gli apparve un angelo che gli disse: “Perché piangi?”.

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La prima distinzione giuridico-penale tra cattolici ed eretici (380 dC)

TEODOSIO I

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(347-395), imperatore (379-395) in Codice Teodosiano, xvi, i, 2 (408-450); xvi, v, 6

E’ nostro desiderio che tutte le nazioni soggette alla nostra clemenza e moderazione debbano continuare nella professione di quella religione che fu assegnata ai Romani dal divino apostolo Pietro come era stata conservata dalla tradizione di fede; e che ora è professata dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, un uomo di santità apostolica. Secondo l’insegnamento apostolico e la dottrina del Vangelo crediamo nell’unica divinità del Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in uguale maestà e in santa Trinità. Noi autorizziamo i seguaci di questa legge ad assumere il titolo di cristiani cattolici; ma per quanto riguarda gli altri, poiché ai nostri occhi sono folli dalla mente malata, noi dichiariamo che essi devono essere bollati con il nome disonorevole di eretici ed essi non dovranno presumere di dare alle loro riunioni il nome di chiese. Essi soffriranno soprattutto il castigo della condanna divina e, in secondo luogo, la punizione che la nostra autorità deciderà di infliggere conformandosi alla volontà del cielo.”

Il sogno che cambiò l’Occidente

EUSEBIO DI CESAREA

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(265-340ca), La vita di Costantino, i, in M. Simonetti, Letteratura cristiana antica, ii, Casale Monferrato, 1996, 113ss.

Ecco la versione del sogno di Costantino secondo il racconto di Eusebio, che l’imperatore conobbe personalmente. Del sogno, le versioni (molto diverse l’una dall’altra) sono almeno tre.

“Mentre l’imperatore era assorto in preghiera e rivolgeva in tutta sincerità la sua supplica, gli apparve un segno divino veramente straordinario, al quale non sarebbe certo facile credere se fosse stato un altro a parlarne. Ma poiché il vittorioso imperatore in persona, molto tempo dopo, quando cioè fummo onorati della sua amicizia e della sua familiarità, rivelò l’accaduto direttamente a noi, che siamo gli autori della presente opera, e poiché egli stesso confermò con solenni giuramenti le sue parole, chi mai potrebbe nutrire tanti dubbi da non prestar fede all’intiera vicenda?…

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La giustizia di dio!

Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio

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(250ca-325ca) La morte dei persecutori, Proemio

A poca distanza dall’editto costantiniano, il grido di vittoria di Lattanzio: dichiarazione di libertà dei cristiani e di odio per i persecutori. Uno dei testi che porterà al rovesciamento delle violenze: nel giro di pochi decenni, i perseguitati in nome di dio diverranno, sempre in nome di dio, persecutori.

“Il Signore ha ascoltato, o carissimo Donato, le tue preghiere, che effondevi al suo cospetto in ogni ora e tutti i giorni, e quelle degli altri nostri fratelli, che ottennero con la loro confessione gloriosa la corona eterna per i meriti della propria fede.

Abbattuti tutti i nemici, tornata la tranquillità in tutto il mondo, la Chiesa, avvilita, di nuovo sorge e la misericordia del Signore ricostruisce, a maggior gloria di Dio, il tempio che era stato abbattuto dagli empi. Infatti Dio fece sorgere dei principi che spezzarono il nefando e crudele dominio dei tiranni e provvedettero al genere umano, così che, quasi dissipando la tenebra di quel tempo tristissimo, una pace serena e gioconda potesse rendere liete gli animi di tutti.

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La libertà religiosa

Costantino I il Grande

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in Lattanzio (250ca-325ca), La morte dei persecutori, xlviii

Si chiude il 1700 anniversario dell’Editto di Milano. Ecco il testo del documento che ha cambiato l’Occidente.

“Considerando che la libertà religiosa non deve essere negata, ma che deve essere permesso a ciascuno, secondo la propria volontà e discrezione, di vivere la propria religione con libertà, abbiamo da tempo ordinato che anche i Cristiani potessero conservare la propria fede e il proprio culto. […]

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Interroga ogni tuo pensiero

Evagrio Pontico

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(345-399) Massime e considerazioni, in E. Zolla, I mistici, Adelphi, p. 277

Se vuoi sapere qual è lo stato del tuo cuore, osservati al momento della preghiera. Quali pensieri impressionano la tua intelligenza? Quali pensieri la guidano? Di passione o di impassibilità? Poiché se le passioni le muovono guerra, è segno ch’essa ha a dispregio i comandamenti divini, che le passioni fioriscono in lei e provocano la collera e la concupiscenza, insieme a una moltitudine di mali e di infermità. Se i pensieri furiosi la tengono in agitazione è segno infallibile che non ha cura della lettura e della preghiera, ma che si distrae in vane conversazioni e che ciò che le aggrada è dire o ascoltare qualcosa di nuovo. […]

Sii portiere del tuo cuore, non lasciare entrare alcun pensiero senza interrogarlo. Interrogali uno per uno, e chiedi a ognuno: Sei del mio partito o del partito degli avversari? Se è della casa, ti colmerà di pace; se è l’avversario, ti agiterà con la collera e ti scuoterà col desiderio. Devi perciò scrutare ogni momento lo stato della tua anima.

L’uomo sa compiere il bene

Pelagio Britannico

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(360-420) Lettera a Demetriade

Una delle più belle pagine del grande avversario di Agostino nella diatriba sulla Grazia e la libertà.

«Pur avendolo creato debole e inerme esteriormente, Dio creò l’uomo forte interiormente, facendogli dono della ragione e della saggezza, e non volle che fosse un cieco esecutore della sua volontà, ma che fosse libero nel compiere il bene o il male. Se ci pensi bene, ti apparirà evidente come, proprio per questo, la condizione dell’uomo sia più alta e dignitosa, dove sembra e si crede invece più misera.

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