Preti, deserti e tentazioni

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La confusione tra sacerdozio (ministeriale) e presbiterato; l’accumulo di ministeri e di carismi ecclesiali nella medesima persona del prete; l’esercizio di un potere “assoluto” sia nel campo temporale che in quello spirituale sono certamente tre delle piaghe del ministero del prete oggi. Ve ne sono certamente altre, e vi sarà (nelle cose umane il forse è sempre da tener presente) tempo per riflettere.

Ma mi sembrava necessario partire da queste prime, per non dimenticare le radici e non fingere che “tutto va bene”, una volta di più. Nella scorsa settimana ancora, sui giornali campeggiavano le notizie della condanna (questa volta anche ecclesiale) nei confronti di don Mauro Inzoli (altra figura la cui situazione è paradossale: fondatore del Banco Alimentare e ora “dimesso dallo stato clericale”) e di due anziani sacerdoti di Verona (il tragico caso degli abusi nel collegio per sordomuti…: ancora una volta, situazioni di carità che si trasformano in abusi di potere…). Personalmente, in questi giorni, sto ricevendo anche notizie tristissime che non appaiono sui giornali, per la fortuna e la serenità delle persone stesse coinvolte e delle famiglie. Né, per me, è di grande consolazione quel che molti sottolineano, ossia che con Benedetto XVI questi casi vengono, finalmente, stigmatizzati anche in ambito cattolico. Non mi consola, perché non affronta il problema: semplicemente, e in modo diverso, lo nega in quanto problema ecclesiale, riducendolo alla colpa di alcuni.

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