Un tema che, a volte, ritorna: fuori dalla Chiesa (cattolica) non c’è salvezza?

Karl Rahner

(1904-1984), Nuovi saggi, Roma, 1968, passim: la figura del “cristianesimo anonimo”.

Alcuni interventi al Sinodo sull’Evangelizzazione hanno ripresentato uno dei temi più problematici della teologia cattolica, riassumibile nel famoso assunto: extra ecclesia, nulla salus (fuori dalla chiesa non c’è salvezza).

Voglio riprendere con calma questa tesi e lo farò domani. Oggi riporto un brano di Rahner, che ha tentato qualche personale strada di risoluzione attraverso il contestato argomento del “cristianesimo anonimo”. L’argomentazione è tuttora provocante e, forse, una delle poche a prendere sul serio la duplice questione: “è necessario il cristianesimo perché l’uomo sia salvo?”; “non possono esistere altre vie per la vita eterna (o comunque la si voglia chiamare)?”

Dovendo noi tener presenti assieme entrambi i principi: la necessità della fede cristiana e l’universale volontà salvifica dell’amore e dell’onnipotenza divina, ci riesce di farlo unicamente in un modo. Il modo è il seguente: tutti gli uomini devono sotto un certo aspetto poter appartenere alla chiesa; e questa loro facoltà non può venir intesa nel senso d’una possibilità soltanto logica ed astratta, bensì reale e storicamente concreta.

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Dialogare con l’umano “che non crede e che soffre”

Edward Schillebeeckx

(1914-2009 ), Il Cristo. Storia di una nuova prassi, Brescia, 1980, pagg. 758s.

Un altro teologo che rischia di diventare un grande dimenticato è Schillebeeckx. Protagonista dell’avanguardia della riflessione cristiana nei decenni post conciliari, oggi sembra essere scomparso dalla scena del pensiero cattolico. Fu certamente uno dei primi a comprendere la necessità del dialogo con l’uomo concreto, moderno, in cerca di senso. Questa breve pagina è un omaggio.

“E’ un fatto che nell’età moderna il vero partner del dialogo con la teologia occidentale è stato l’incredulo, l’umanista. E non possiamo avercela a male, perché questo fu il problema derivatoci dalla nostra tradizione di libertà! Si trattava (dal punto di vista della tematica teologica corrente) di un dialogo del cittadino che crede con il cittadino che non crede, se Dio sia o meno la ragione fondante della loro libertà (civile). […]

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Il tempo “dell’uomo senza Dio”

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Resistenza e resa, Milano, 1969, pagg. 212s.

L’intera nostra predicazione e teologia cristiana del XX secolo è costruita sull’”apriori religioso” dell’uomo. Il “cristianesimo” è sempre stato una forma (forse la vera forma) della “religione”. Ma quando un giorno sarà evidente che questo “apriori” non esiste affatto ma che è stato una forma espressiva dell’uomo, storicamente determinata e transitoria, quando cioè gli uomini diventeranno realmente non religiosi in maniera radicale – e io penso che più o meno è già il caso nostro (qual è, per esempio, la ragione per cui questa guerra, a differenza di tutte le altre, non suscita una reazione “religiosa”?) – che cosa significherà allora questo per il “cristianesimo”? Viene sottratto il terreno su cui poggiava finora tutto il nostro “cristianesimo”, e la “religiosità” funziona ancora soltanto con alcuni “ultimi paladini” e con qualche individuo intellettualmente disonesto. Che siano questi i pochi eletti? […]

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L’uomo “solo” e “i casi seri” della vita e della morte

Hans Urs von Balthasar

(1905-1988), Cordula, Brescia, 1968, passim: il caso serio della vita e della morte.

Moriamo soli. Mentre la vita, fin dal seno materno, è sempre comunione, tanto che un io umano isolato non può né nascere, né sussistere, e nemmeno essere immaginato, la morte sospende per un momento senza tempo proprio la legge della comunione. Gli uomini possono accompagnare fino all’estrema soglia il morente, che può anche sentirsi accompagnato, soprattutto se è la comunità dei santi ad accompagnarlo nella fede in Cristo; tuttavia valicherà la stretta porta solo ed isolato. La solitudine spiega ciò che la morte è attualmente: la conseguenza del peccato (Rm 5, 12); cercare ciò che essa altrimenti potrebbe essere, è ozioso.

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La grazia di Dio non è a buon prezzo

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Sequela, Brescia, 1971, pagg. 21s.

La grazia a buon prezzo è il nemico mortale della nostra chiesa. Noi oggi lottiamo per la grazia a caro prezzo.

Grazia a buon prezzo è grazia considerata materiale da scarto perdono sprecato, consolazione sprecata, sacramento sprecato; grazia considerata magazzino inesauribile della chiesa, da cui si dispensano i beni a piene mani, a cuor leggero, senza limiti; grazia senza prezzo, senza spese. L’essenza della grazia, così si dice, è appunto questo, che il conto è stato pagato in anticipo, per tutti i tempi. E così, se il conto è stato saldato, si può avere tutto gratis. Le spese sostenute sono infinitamente grandi, immensa è quindi anche la possibilità di uso e spreco Che senso avrebbe una grazia che non fosse grazia a buon prezzo?

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